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Il paradosso del riciclo: tutti lo vogliono, nessuno lo paga

Per anni abbiamo sentito ripetere lo stesso messaggio: il futuro della plastica passa attraverso il riciclo. Un’affermazione condivisa da istituzioni, associazioni, brand owner e trasformatori. Oggi, però, mentre l’Europa accelera sugli obblighi di contenuto riciclato e sulla circolarità dei materiali, la filiera del riciclo attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente.

È un paradosso che merita attenzione.

Da una parte, le norme europee moltiplicano gli obiettivi. Il Packaging and Packaging Waste Regulation, le disposizioni sulle bottiglie in PET, i requisiti di contenuto riciclato previsti per numerose applicazioni e le future prescrizioni per il settore automotive delineano uno scenario in cui la domanda di materie prime seconde è destinata ad aumentare. La stessa Commissione europea continua a rafforzare il quadro normativo per garantire maggiore utilizzo di plastica riciclata nei prodotti immessi sul mercato.

Dall’altra parte, però, molti riciclatori europei lavorano con margini sempre più ridotti. La concorrenza delle importazioni provenienti da Paesi extraeuropei, i prezzi spesso competitivi delle resine vergini e la difficoltà di trasferire il valore ambientale del riciclato lungo la catena del valore stanno mettendo sotto pressione un comparto considerato strategico.

La contraddizione è evidente. L’Europa chiede più riciclo, ma il mercato continua a premiare quasi esclusivamente il prezzo. E quando il prezzo diventa l’unico criterio di scelta, il materiale riciclato perde gran parte dei vantaggi competitivi che le politiche ambientali vorrebbero riconoscergli.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli allarmi lanciati dalle associazioni di settore. Non si tratta di una crisi della raccolta differenziata, né di una mancanza di tecnologie. Gli impianti esistono, il know-how anche. Il problema è economico: il valore industriale e ambientale del riciclo non trova un adeguato riconoscimento sul mercato.

Eppure il rischio è sotto gli occhi di tutti. Se oggi vengono meno gli investimenti e la redditività degli impianti, domani potrebbe mancare proprio quella capacità produttiva necessaria per raggiungere gli obiettivi fissati dalle stesse norme europee.

Per questo il dibattito non può limitarsi ai target del 2030 o del 2040. Occorre interrogarsi su come garantire la sostenibilità economica della filiera nel presente. Perché la transizione circolare non si realizza per decreto. Ha bisogno di imprese che investono, innovano e producono.

Il vero interrogativo non è se avremo bisogno di più plastica riciclata. Su questo ormai esistono pochi dubbi.

La domanda è un’altra: quando la domanda esploderà davvero, avremo ancora abbastanza riciclatori europei in grado di soddisfarla?

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a cura di Paolo Spinelli