News

Regolamento imballaggi (PPWR): allarme di 8 Paesi UE, c’è l’Italia

Un gruppo di otto Stati membri dell’Unione EuropeaRepubblica Ceca, Bulgaria, Italia, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia – ha presentato una nota ufficiale al Segretariato Generale del Consiglio dell’Unione Europea per esprimere forti preoccupazioni circa i tempi e le modalità di applicazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 12 agosto 2026.

Pur ribadendo il pieno sostegno agli obiettivi ambientali della normativa, i firmatari sottolineano come l’attuale livello di chiarimento da parte della Commissione Europea rimanga “insufficiente per garantire la certezza del diritto e una comprensione uniforme degli obblighi chiave in tutta l’Unione”.

Il rischio di costi miliardari e frammentazione del mercato

Le principali criticità sollevate riguardano la complessità dei nuovi requisiti e il loro significativo impatto economico, in particolare sulle piccole e medie imprese (PMI). Secondo le stime basate sulla valutazione d’impatto della stessa Commissione, l’attuazione del regolamento potrebbe comportare un aumento dei costi di circa 160 euro a famiglia, gravando sull’industria europea e sui cittadini, con il rischio di indebolire la competitività delle imprese. A livello continentale si parla di investimenti miliardari a fronte di un impatto che, in alcuni casi, potrebbe essere persino negativo per l’economia circolare, qualora le decisioni venissero prese in un clima di incertezza.

Il cuore del problema risiede nel fatto che molti elementi cruciali della transizione dipendono da atti delegati e di esecuzione non ancora adottati. Questa mancanza di regole armonizzate sta già spingendo i singoli Stati membri ad adottare approcci divergenti nell’interpretazione delle norme, minacciando la stabilità del mercato unico e rischiando di causare paradossalmente effetti ambientali negativi.

I nodi critici del PPWR: etichettatura e test PFAS

Nel documento vengono citati alcuni esempi emblematici di questa situazione di stallo, tra cui i requisiti frammentati per l’etichettatura degli imballaggi e la mancanza di chiarezza sulle metodologie di test per le sostanze PFAS.

Per quanto riguarda l’etichettatura, il PPWR prevede molteplici modifiche tra il 2026 e il 2028. Tuttavia, non essendo ancora state adottate regole europee armonizzate, le aziende corrono il rischio concreto di dover rietichettare ripetutamente i propri prodotti anziché affrontare un’unica e coerente fase di transizione. Viene inoltre rimarcata la necessità di preservare la facoltà dei singoli Stati di mantenere gli obblighi di rendicontazione legati ai sistemi EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) per garantire un’efficace vigilanza del mercato e contrastare la concorrenza sleale da parte di Paesi terzi.

Le richieste alla Commissione Europea

Per sbloccare la situazione e scongiurare gravi interruzioni nel mercato interno, gli otto Paesi avanzano tre richieste formali alla Commissione:

  • Cronoprogramma chiaro: fornire urgentemente una tabella di marcia consolidata per la preparazione e l’adozione di tutti gli atti delegati e di esecuzione previsti.
  • Linee guida operative: accelerare le misure essenziali per la pianificazione degli investimenti, aggiornando tempestivamente i documenti di orientamento e le FAQ per offrire spiegazioni concrete, coinvolgendo in modo trasparente gli Stati membri e gli operatori di mercato.
  • Dialogo strutturato: avviare senza indugio un confronto con le autorità nazionali di vigilanza del mercato per stabilire un approccio comune e prevedibile sui controlli e sulla conformità.

La nota si conclude con un avvertimento: senza un quadro normativo secondario tempestivo e coerente, il rischio è quello di generare costi inutili e una frammentazione normativa che finirebbe per minare gli stessi obiettivi ecologici che il PPWR si propone di raggiungere.

Vuoi essere sponsor di Packaging & Recycling 2026: clicca qui!