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Crisi di Hormuz e impatto sui polimeri: scenari e previsioni per l’Europa

Il mercato petrolchimico globale si trova a un bivio cruciale. Tra l’ipotesi di un accordo di pace tra Usa e Iran, la riapertura delle rotte marittime strategiche e la debolezza della domanda interna, le dinamiche dei prezzi e dell’offerta in Europa sono destinate a cambiare radicalmente.

Abbiamo analizzato questi scenari con Lorenzo Meazza, Senior Analyst di ICIS. Ecco cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi.

Margini e prezzi: in arrivo una forte correzione

Partiamo dallo scenario geopolitico. Nel caso in cui venisse raggiunto un accordo di pace con l’Iran, il probabile calo dei prezzi del greggio alleggerirà la pressione sui costi della nafta. Con quale rapidità e in che misura vi aspettate che questo alleggerimento si rifletta sui prezzi dei principali polimeri termoplastici, come PE e PP, sul mercato europeo, soprattutto alla luce dell’attuale debolezza della domanda interna?

Lo scenario di base dell’ICIS prevedeva il raggiungimento di un accordo a giugno e una graduale riapertura dello Stretto di Ormuz nel corso del mese. I recenti sviluppi sembrano confermare questa direzione. Nel complesso, per il breve termine prevediamo una forte correzione dei prezzi. Nello specifico, ci aspettiamo cali a tre cifre dei prezzi del polietilene (PE) su base mensile nel periodo che va da luglio a settembre in Europa.

La debolezza della domanda, l’aumento delle offerte spot dall’estero, la maggiore produzione interna e i minori costi delle materie prime sono tutti fattori che indicano, senza dubbio, un mercato del PE fortemente ribassista in Europa nel breve termine.

Logistica e trasporti: il rischio di un over-supply

Le tensioni nella regione hanno costretto gli operatori a percorrere rotte marittime più lunghe e costose intorno all’Africa per i prodotti petrolchimici provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia. In che modo il ritorno alla stabilità nello Stretto di Ormuz e la normalizzazione dei transiti attraverso il Canale di Suez potrebbero ridefinire i flussi commerciali verso l’Europa? Prevedete il rischio di un eccesso di offerta a causa di un improvviso aumento delle importazioni?

Sì, è proprio ciò che ci aspettiamo. Il mercato globale del PE ha subito un effetto di contrazione a causa del conflitto, ma rimane strutturalmente in eccesso di offerta. I tassi di utilizzo degli impianti nordamericani sono aumentati e si prevede che volumi aggiuntivi vengano indirizzati proprio verso l’Europa, attratti da margini netti interessanti.

Allo stesso tempo, anche i produttori europei hanno incrementato la produzione in risposta al miglioramento dei margini degli ultimi mesi, aumentando l’offerta interna. Sebbene possa volerci del tempo prima che la disponibilità dal Medio Oriente torni ai livelli pre-conflitto, l’offerta complessiva in Europa dovrebbe aumentare in modo significativo nel terzo trimestre. Se a questo aggiungiamo che la domanda è tipicamente debole a livello stagionale nei mesi di luglio e agosto, l’equilibrio tra domanda e offerta si allungherà ulteriormente.

Prospettive a lungo termine: il nodo iraniano

L’Iran possiede enormi riserve di gas e una significativa capacità produttiva nel settore petrolchimico – in particolare per etano ed etilene – che è stata limitata per anni dalle sanzioni. A lungo termine, una progressiva revoca o un allentamento delle restrizioni commerciali potrebbe trasformare il Paese in un esportatore chiave di polimeri a basso costo, alterando gli equilibri competitivi globali? Quali sono i progetti di investimento locali che il settore dovrebbe seguire con maggiore attenzione?

Non ritengo che questo sia un fattore da considerare nel breve-medio termine. L’Iran era già un esportatore netto, con la maggior parte delle esportazioni destinate al mercato asiatico. Inoltre, durante il conflitto, diversi importanti siti petrolchimici iraniani sono stati presi di mira e sono stati segnalati danni strutturali. Nei nostri bilanci previsionali, non ci aspettiamo che l’offerta iraniana torni ai livelli prebellici per almeno altri tre anni.

Per quanto riguarda i futuri aumenti di capacità, diversi progetti erano già in fase di costruzione prima dello scoppio del conflitto e sono quelli che con maggiore probabilità andranno avanti nei prossimi anni. Un esempio su tutti è il progetto sui polimeri Arya Sasol, che era già completato per oltre il 50% prima dell’inizio delle ostilità.