Attualità

Polimeri riciclati: la guerra in Medio Oriente ribalta (per ora) i prezzi rispetto al vergine

Il rapporto Platts “Recycled Polymers 2026” fotografa un mercato in bilico: da un lato la domanda di R-PET si struttura attorno alla normativa europea, dall'altro poliolefine e riciclo chimico restano esposti alle oscillazioni del prezzo del polimero vergine.

Per gran parte del 2025 il mercato globale dei polimeri riciclati ha vissuto una fase di domanda debole. Prezzi del vergine competitivi, importazioni a basso costo e margini sempre più risicati hanno spinto molti brand owner ad abbandonare, almeno temporaneamente, gli impegni di contenuto riciclato assunti negli anni precedenti.

A cambiare lo scenario, secondo il rapporto pubblicato ad agosto da Platts, part of S&P Global Energy, Recycled Polymers 2026, non è stata una svolta di mercato ma un evento esterno alla chimica dei polimeri: la guerra tra Stati Uniti e Iran. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno interrotto i flussi di materia prima vergine verso Europa, Asia e Americhe, facendo salire i prezzi di polietilene, polipropilene e PET vergini.

L’effetto collaterale è stato un ritorno di interesse verso il materiale riciclato: per la prima volta contemporaneamente in tutte e tre le macroregioni, i prezzi si sono mossi a favore del riciclato rispetto al vergine.

Perché gli operatori non parlano di svolta strutturale

La lettura che il settore dà di questo movimento resta cauta. Interpellato da Platts, Ton Emans, presidente di Plastics Recyclers Europe, ha definito il fenomeno un promemoria sulla fragilità delle filiere europee più che un segnale di competitività ritrovata. Le crisi — ha ricordato citando il precedente della pandemia — alterano temporaneamente il differenziale di prezzo, ma non risolvono lo squilibrio strutturale del mercato.

Per Emans la stabilizzazione richiede di riconoscere che vergine e riciclato sono prodotti con strutture di costo diverse: il primo esposto alla sovracapacità petrolchimica globale, il secondo a costi fissi di raccolta e selezione che seguono logiche differenti.

Sulla stessa linea Lauren Kjeldsen, vicepresidente di Plastics Europe e COO Custom Solutions di Evonik: nonostante il riciclato tratti oggi a sconto sul vergine, la domanda non ha registrato un aumento significativo. Un dato che, se confermato, ridimensiona la portata dell’effetto Hormuz sul lungo periodo.

La normativa che guida (o dovrebbe guidare) il mercato

Il 2026 è un anno denso di scadenze regolatorie per il settore del riciclo plastico, con l’Unione Europea capofila.

Il PPWR, adottato ufficialmente il 12 agosto, è la misura di maggior impatto: entro il 2030 tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili o riutilizzabili, con contenuto riciclato obbligatorio per categoria di packaging e un tasso minimo del 55% di rifiuti da imballaggio riciclati. Ad affiancarlo, il Waste Shipment Regulation vieta l’esportazione di rifiuti plastici verso Paesi extra-OCSE, mentre il Circular Economy Act punta a raddoppiare il tasso di circolarità UE entro il 2030.

R-PET: il primo segmento a “staccarsi” dal prezzo del vergine

Tra i polimeri riciclati analizzati dal report, l’R-PET europeo è quello che mostra i segnali più netti di autonomia. A differenza delle poliolefine riciclate, il suo prezzo si sta progressivamente scollegando da quello del PET vergine, ancorandosi a variabili proprie: conformità normativa, sicurezza di approvvigionamento, tracciabilità della filiera.

A marzo 2026 il PET vergine ha superato per la prima volta in premio i pellet R-PET food grade — un’inversione che ha spinto anche produttori di lastre tradizionalmente legati al vergine a rivolgersi al flake riciclato.

Fuori dall’R-PET europeo, il quadro resta frammentato. Poliolefine e stirenici riciclati continuano a seguire da vicino le oscillazioni del vergine, soprattutto dove i mandati sul contenuto riciclato sono deboli o poco applicati:

  • Stati Uniti: assenza di politica federale, domanda esposta ai tagli di budget dei brand owner, chiusure impiantistiche (Evergreen in Ohio e New York, rPlanet Earth in California).
  • Asia: dubbi sulla qualità del materiale e scarsità di applicazioni a contatto con alimenti.
  • America Latina: passi normativi promettenti in Brasile e Messico, ma non ancora definiti abbastanza da orientare investimenti di lungo periodo.

Riciclo chimico: un settore sotto pressione

Il quadro più critico riguarda il riciclo avanzato. Nel secondo trimestre 2026 tre operatori europei hanno annunciato sviluppi negativi:

  • Plastic Energy (UK) è entrato in amministrazione controllata per problemi di liquidità.
  • Quantafuel è stato chiuso dalla controllante Viridor a fine giugno.
  • Un terzo riciclatore chimico nordico ha confermato la chiusura definitiva dopo ripetuti guasti tecnici.

Secondo gli operatori, il nodo resta la domanda: i produttori faticano a trovare brand disposti a pagare i premi necessari a coprire il costo elevato dell’olio di pirolisi conforme agli standard richiesti dagli steam cracker. Diversi player hanno inoltre criticato le regole di mass-balance proposte dalla Commissione europea, ritenute da alcuni un freno più che un incentivo allo sviluppo del settore.

La domanda aperta per il 2026

Il report Platts sintetizza la questione di fondo: il riciclato può passare da sostituzione reattiva — legata agli scostamenti temporanei di prezzo del vergine — a domanda sostenuta da fattori strutturali?

La risposta, per ora, dipende dal segmento:

  • Dove i mandati normativi sono stringenti e verificabili (R-PET europeo), il riciclato sta costruendo un mercato con fondamentali propri.
  • Dove mancano regole vincolanti o enforcement credibile, resta un prodotto ciclico, pronto a perdere terreno quando il prezzo del vergine si normalizzerà.

Sullo sfondo, il settore guarda con interesse allo sviluppo di strumenti complementari alla riciclazione meccanica e chimica — dai polimeri da fonti bio-based ai crediti di plastica sul modello dello schema di compensazione usato dall’aviazione civile — che potrebbero offrire alle aziende vie alternative per rivendicare benefici ambientali senza incorporare fisicamente contenuto riciclato nei prodotti. Come queste strade si intrecceranno con il mercato tradizionale del riciclato sarà uno dei temi da seguire nei prossimi mesi.

Fonte: Platts, part of S&P Global Energy, “Recycled Polymers 2026: The new appeal shaped by shifting global trade flows”, agosto 2026.