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Riciclo della plastica in Italia: cosa dice il report Assorimap 2025 (dati e trend)

L’industria italiana del riciclo meccanico della plastica si conferma un’eccellenza europea per volumi, ma deve fare i conti con una crisi di marginalità senza precedenti. È la fotografia nitida che emerge dal nuovo Report Assorimap 2025 (sviluppato da Plastic Consult), che analizza lo stato di salute, i numeri e le prospettive della filiera dell’economia circolare nel nostro Paese.

Nonostante la crescita dei rifiuti plastici rigenerati, le aziende italiane si trovano strette nella morsa tra il crollo dei prezzi delle materie prime vergini e i costi energetici record. Scopriamo tutti i dati chiave del report.

I numeri del riciclo plastica in Italia nel 2025

Nel corso dell’ultimo anno, l’attività di riciclo post-consumo ha mostrato una grande capacità di tenuta industriale, sebbene in un equilibrio instabile. Di seguito i dati salienti:

  • Volumi in output: circa 850.000 tonnellate di polimeri riciclati, in crescita del +2,0% rispetto all’anno precedente.
  • Fatturato di settore: si attesta a 685 milioni di euro, registrando una leggera flessione del -1,1%.
  • Impianti attivi: censite 76 aziende per un totale di 88 impianti di riciclo meccanico sul territorio nazionale.
  • Stima allargata: includendo macinatori e trasformatori integrati, l’Italia produce stabilmente tra 1,3 e 1,4 milioni di tonnellate di plastica riciclata post-consumo.

La mappa degli impianti: dove si ricicla la plastica?

La distribuzione geografica degli impianti di riciclo rispecchia la vocazione manifatturiera italiana, con una forte concentrazione nel comparto settentrionale:

  • Nord-Ovest: 31 impianti (35% del totale), con la Lombardia nel ruolo di capofila.
  • Nord-Est: 27 impianti (31%).
  • Sud e Isole: 23 impianti (26%).
  • Centro Italia: 7 impianti (8%).

Nota di mercato: le aree del Nord Ovest e del Nord Est concentrano complessivamente circa il 66% degli impianti di riciclo meccanico nazionali.

 Analisi per polimeri: exploit del fatturato R-PET

Se consideriamo i volumi, i polietileni (PE) dominano il mercato coprendo il 42% del totale, suddivisi tra R-PE flessibile (23%) e R-HDPE rigido (19%). Seguono i misti poliolefinici (R-MPO) al 16% e il polipropilene (R-PP) in crescita al 13%.

Tuttavia, dal punto di vista economico, il vero protagonista del 2025 è il segmento dell’R-PET (polietilene tereftalato riciclato). Pur avendo perso l’1% in termini di volume rispetto al 2024, l’R-PET ha generato ben 272 milioni di euro di fatturato, arrivando a coprire quasi il 40% del valore dell’intero comparto. Questo boom è guidato dalla fortissima domanda e dal recupero del valore medio del riciclato alimentare.

Dove finisce la plastica riciclata? I settori applicativi

Il mercato degli imballaggi (sia rigidi che flessibili) si conferma il principale sbocco commerciale, assorbendo il 46% della produzione complessiva (+3% rispetto all’anno precedente), con una netta prevalenza del rigido. Gli altri mercati di sbocco principali sono:

  • Tubi e condotte: 12% (fognature, cavidotti interrati, irrigazione agricola).
  • Edilizia e costruzioni: 11% (manufatti vari).
  • Altri articoli flessibili: 6% (principalmente sacchi per la raccolta dei rifiuti).
  • Casalinghi e giardinaggio: 3% (vasi, sottovasi e articoli per la casa).

Per quanto riguarda l’approvvigionamento della materia prima, l’83% dei manufatti a fine vita proviene dall’Italia (principalmente dai circuiti Conai, Coripet e Conip della raccolta differenziata urbana), mentre il 17% viene importato dall’estero per soddisfare specifiche richieste qualitative ed economiche delle aziende a valle.

Perché il mercato della plastica riciclata è a rischio?

Il Report Assorimap lancia un chiaro campanello d’allarme per la seconda metà dell’anno. La crescita dei volumi (+2%) non deve ingannare: la redditività delle imprese è ai minimi storici a causa di due fattori critici:

  1. Concorrenza del vergine low-cost: il forte ribasso dei prezzi dei polimeri vergini petrolchimici e la pressione dei materiali d’importazione estera a basso costo hanno compresso drasticamente la competitività delle materie prime seconde.
  2. Costi energetici: in Italia i prezzi dell’energia elettrica industriale rimangono superiori del 40% rispetto ai primi mesi del 2021, riducendo drasticamente i margini di profitto dei riciclatori meccanici.

L’entrata in vigore del testo definitivo del Regolamento Europeo sugli imballaggi (PPWR), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, rappresenta una garanzia per il futuro a lungo termine (orizzonte 2030). Tuttavia, Assorimap evidenzia la necessità immediata di tutele doganali sulla tracciabilità dei materiali importati e di incentivi per difendere le aziende della filiera nazionale del riciclo dal dumping estero.