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Macchine plastica italiane: gli USA insidiano la Germania e l’export cambia rotta

C’è un dato economico, sopra tutti gli altri, che fotografa lo scossone geopolitico in atto nel settore italiano delle macchine per plastica e gomma: la storica egemonia commerciale della Germania non è mai stata così in bilico. Rallentata da una crisi manifatturiera interna che morde più di quella italiana, la piazza tedesca è stata quasi agganciata in vetta agli sbocchi commerciali dai trasformatori degli Stati Uniti.

Nonostante lo spauracchio dei dazi doganali, l’export macchine plastica verso gli USA è cresciuto del 9%, portando i due mercati a spartirsi la testa della classifica globale con un valore di circa 380 milioni di euro ciascuno.

È questo lo scenario macroeconomico emerso a Villa Baiana (Monticelli Brusati, BS) durante l’annuale Assemblea dei soci di Amaplast, la realtà aderente a Confindustria che dà voce a circa 170 costruttori del comparto. Un’occasione che è servita anche per delineare la governance del prossimo biennio (2026-2028), con l’elezione nel Consiglio Generale di: Alessandro Balzanelli, Michele Bandera, Elena Barrale, Alessandra Bosco, Andrea Comerio, Alberto Piva, Fabiola Plebani, Renzo Privitera e Corrado Zanga.

Analisi del mercato macchine per plastica: i dati Amaplast

La sesta Indagine Statistica Nazionale – condotta dal Centro Studi MECS-Amaplast su 435 costruttori – mostra per il 2025 un giro d’affari complessivo di 4,62 miliardi di euro. La flessione del 4,2% rispetto all’anno precedente non spaventa gli addetti ai lavori: arriva infatti dopo quattro anni consecutivi di record e in un momento di fortissima instabilità internazionale.

Il settore si regge su un paradosso strutturale tipicamente italiano:

  • Piccole imprese: un terzo delle aziende è composto da piccolissime realtà sotto i 2,5 milioni di fatturato, che insieme generano appena il 3,8% della produzione complessiva.
  • Grandi industrie: la fetta più grande del valore (il 29%) è saldamente nelle mani di un ristretto 2,5% di aziende sopra i 50 milioni di volume d’affari.

Sono proprio queste ultime a trainare l’internazionalizzazione del Made in Italy, con tassi di export che superano l’84% grazie a reti commerciali strutturate in grado di raggiungere i mercati globali più lontani, laddove i piccoli costruttori tendono a concentrarsi sui confini europei.

La mappa geografica e le tecnologie più richieste

A livello geografico, la Lombardia rimane il baricentro assoluto del settore ospitando il 51% delle fabbriche, seguita da Emilia-Romagna (15%), Veneto (14%) e Piemonte (quasi l’8%).

Tra le tecnologie e i macchinari più richiesti sul mercato spiccano:

  • Estrusori e attrezzature a valle (18,2% del fatturato)
  • Sistemi ausiliari (14,6%)
  • Stampi e filiere (9,2%)

A livello di mercati clienti, il segmento dell’imballaggio (soprattutto alimentare e non-food) assorbe quasi la metà del fatturato totale (circa 47%), seguito dal comparto automotive al 14%, dall’edilizia all’11% e dal medicale al 5%.

Nuove rotte commerciali e il “nodo” asiatico

Se l’export complessivo della macchine per plastica ha lasciato sul terreno il 5% (attestandosi a un valore di 3,41 miliardi di euro), a fare da contrappeso alla frenata dell’Unione Europea ci ha pensato l’Estremo Oriente (+12% in media). In quest’area si muove un gigante dai piedi velocissimi: l’India, che nel 2025 ha registrato un clamoroso +40% di ordini di tecnologia italiana.

Discorso speculare ma diverso per la Cina (+8%). Nelle parole del presidente di Amaplast, Massimo Margaglione, il Paese del Dragone ha smesso da tempo di essere un semplice mercato di sbocco o un distretto a basso costo: oggi rappresenta il competitor industriale e tecnologico più aggressivo del prossimo decennio. Un rivale che viaggia a una velocità d’esecuzione senza precedenti e che mette a rischio una filiera, quella della plastica italiana, che con i suoi 15,3 miliardi di valore aggiunto è la seconda forza economica in Europa.

Transizione ecologica e Intelligenza Artificiale: la visione di Amaplast

Proprio la competizione serrata con l’Asia apre una profonda riflessione politica. Margaglione ha espresso forti perplessità sulla gestione della transizione ecologica della plastica da parte di Bruxelles, citando direttamente i limiti normativi del Green Deal e del futuro regolamento imballaggi PPWR.

L’accusa dell’associazione è quella di aver ceduto a un approccio puramente ideologico, dimenticando il pragmatismo economico. Imporre vincoli ambientali strettissimi alla manifattura europea senza alcuna forma di protezione, mentre si importa da Paesi come la Cina che producono usando per il 60% il carbone, rischia di trasformarsi in un autogol competitivo.

“Il rischio è un paradosso moralmente appagante ma strategicamente inefficace, che si traduce di fatto nell’esportazione di fabbriche, posti di lavoro e solidarietà economica fuori dall’Unione. L’Europa deve scegliere se essere solo un grande mercato di scambio o diventare una vera potenza industriale capace di difendere le proprie filiere”.

L’affondo finale del Presidente ha riguardato l’evoluzione tecnologica e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche metallurgiche e manifatturiere. Pur riconoscendo le enormi potenzialità di automazione ed efficienza dei dati, Amaplast ha tracciato un confine netto tra algoritmi e saggezza umana.

Ricordando che le macchine non potranno mai sostituire la prudenza, il senso di giustizia e l’empatia, Margaglione ha lanciato un appello agli imprenditori affinché rimettano al centro delle aziende l’unico asset insostituibile: il capitale umano. Fare impresa, oggi, significa assumersi responsabilità sociali che vanno ben oltre il semplice bilancio economico.