Progettato dal Dipartimento di Meccanica del Polimi nell'ambito di un progetto europeo NEB, l'impianto itinerante su truck consente di triturare e riprocessare la vetroresina direttamente nei distretti industriali, nei grandi eventi o in zone remote.
Portare il riciclo avanzato dei materiali compositi e la transizione ecologica direttamente nei luoghi in cui il rifiuto viene generato, eliminando i costi e le emissioni legati alla logistica. È questo il traguardo raggiunto da YouRban, progetto europeo coordinato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, che ha recentemente concluso la sua fase di sperimentazione.
Il cuore innovativo della tecnologia è un impianto mobile alloggiato all’interno di un truck containerizzato, ingegnerizzato per il trattamento e il riprocessamento on-site dei materiali compositi a fine vita, con particolare focus sulla vetroresina (GFRP).
Una soluzione modulare per un materiale complesso
La vetroresina e i resinati rinforzati con fibra di vetro sono impiegati in un’ampia gamma di settori industriali — dalla nautica all’automotive, dall’attrezzatura sportiva (sci, racchette) fino all’edilizia e alle pale eoliche. La loro natura eterogenea rende tuttavia complessa e onerosa la gestione del fine vita.
Sviluppato in collaborazione con la start-up Fibereuse Tech e lo studio Origoni&Steiner, e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma New European Bauhaus (NEB) con un network di sette partner tra Italia, Spagna, Austria e Lituania, il truck YouRban adotta una struttura modulare e scalabile. Questa configurazione permette di personalizzare e replicare l’impianto in funzione delle specifiche esigenze operative dei distretti industriali o dei diversi mix di materiali da trattare.
I principali scenari applicativi per l’industria
Con la chiusura della fase di test, il progetto apre a diversi modelli di business e scenari d’uso industriale:
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Servizi on-demand per i distretti produttivi: il truck può spostarsi direttamente all’interno dei cluster manifatturieri per trattare gli scarti di lavorazione e processo in loco, azzerando i costi di trasporto dei rifiuti leggeri ma ingombranti.
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Gestione dei rifiuti da grandi eventi: la soluzione consente il rapido riprocessamento degli allestimenti temporanei e delle strutture espositive durante manifestazioni fieristiche o eventi ad alta concentrazione di scarti materiali (es. Design Week o fiere di settore).
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Interventi in zone remote e parchi eolici: la flessibilità logistica del mezzo permette di raggiungere siti complessi per portare la catena di riciclo direttamente sul posto, come nel caso del pre-trattamento e riciclo delle pale eoliche giunte a fine vita.
«Il vero punto di forza di YouRban è stato dimostrare che l’innovazione tecnologica può e deve uscire dai laboratori per incontrare le persone e i territori. Vedere dal vivo la trasformazione di scarti in nuovi prodotti ha permesso di toccare con mano il valore dell’economia circolare», spiega Marcello Colledani, docente del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano e responsabile del progetto.
Valorizzazione del riciclato: dal granulo all’arredo urbano
Oltre alla componente meccanica e impiantistica, l’impianto YouRban adotta un approccio trasparente (grazie a vetrate d’ispezione integrate nel container) che consente di mostrare visivamente il processo di trasformazione.
Il progetto ha visto la partecipazione attiva anche del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, guidato dal prof. Stefano Maffei: attraverso call internazionali, designer e artisti hanno riutilizzato le frazioni riciclate dall’impianto itinerante per realizzare prototipi funzionali di oggettistica e elementi di arredo urbano, confermando la fattibilità tecnica ed estetica del materiale recuperato.
Prossimi appuntamenti
L’impianto truck YouRban sarà presentato ufficialmente e mostrato in funzione al pubblico e agli operatori del settore in occasione del Festival dell’Ingegneria, che si terrà il 19 e 20 settembre 2026 presso il campus Bovisa del Politecnico di Milano (Via Raffaele Lambruschini).

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