Le bioplastiche di nuova generazione sono pronte a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel mercato globale. Secondo le previsioni di IDTechEx, i poliidrossialcanoati (PHA) e il polietilene furanoato (PEF) saranno tra i principali motori dell’innovazione del settore, grazie a caratteristiche prestazionali superiori e a una crescente competitività economica.
Nel report Bioplastics 2026-2036: Technology, Market, Players, and Forecasts, la società di market intelligence stima che la capacità produttiva combinata di PHA e PEF si avvicinerà ai 2 milioni di tonnellate annue entro il 2036, arrivando a rappresentare circa il 13% della produzione mondiale di bioplastiche.
PHA: biodegradabilità e versatilità per nuove applicazioni
I PHA rappresentano una famiglia di biopolimeri naturali prodotti direttamente da microrganismi attraverso processi di fermentazione. Utilizzando materie prime rinnovabili come zuccheri, acidi grassi o biogas da metano, i batteri accumulano questi polimeri come riserva energetica, consentendone successivamente l’estrazione.
Nonostante il forte interesse industriale, la produzione dei PHA è ancora penalizzata da processi complessi e costosi, che incidono sul prezzo finale. Attualmente il costo si colloca tra 4 e 6 dollari/kg, contro i 2-3 dollari/kg del PLA, il biopolimero oggi più diffuso. Tuttavia, IDTechEx evidenzia come l’aumento delle capacità produttive e l’ottimizzazione delle fasi di fermentazione e recupero stiano progressivamente riducendo i costi, avvicinando il settore alla competitività commerciale.
Uno dei principali punti di forza dei PHA è la biodegradabilità naturale, anche in ambiente marino, caratteristica che li distingue dal PLA, generalmente biodegradabile solo in impianti di compostaggio industriale.
A questo si aggiungono la biocompatibilità, che apre interessanti prospettive nel settore biomedicale, e la possibilità di modificare la struttura del materiale attraverso tecniche di ingegneria genetica, ottenendo proprietà meccaniche e fisiche differenti in funzione delle applicazioni.
PEF: il possibile successore del PET
Parallelamente cresce l’interesse per il PEF (polietilene furanoato), bioplastica sintetica destinata a proporsi come alternativa sostenibile al PET.
Il materiale viene ottenuto dalla polimerizzazione del monoetilenglicole (MEG) con l’acido 2,5-furandicarbossilico (FDCA). Mentre il MEG di origine biologica è già disponibile sul mercato, la produzione di FDCA bio-based è ancora in fase pilota, ma diversi operatori stanno accelerando lo sviluppo industriale.
Secondo IDTechEx, la commercializzazione del PEF entrerà in una nuova fase a partire dal 2026, grazie all’aumento della produzione di FDCA, alla nascita di partnership industriali e alla firma di accordi di fornitura con importanti brand.
Rispetto al PET, il PEF offre migliori proprietà meccaniche, termiche e di barriera ai gas, caratteristiche particolarmente interessanti per il packaging alimentare e per le fibre tessili. Questi vantaggi potrebbero consentire al materiale di conquistare rapidamente nuove quote di mercato non appena le economie di scala contribuiranno a ridurne il costo.
Crescita a doppia cifra per le bioplastiche emergenti
Tra i due materiali, è il PEF a mostrare le prospettive di crescita più accelerate. IDTechEx prevede infatti un tasso medio annuo di crescita (CAGR) dell’88,7% fino al 2036, sostenuto dagli investimenti dei principali operatori del settore e dall’interesse crescente dei marchi verso materiali che combinino elevate prestazioni e sostenibilità.
La diffusione di PHA e PEF conferma come l’innovazione nelle bioplastiche stia andando oltre i materiali ormai consolidati, aprendo nuove opportunità sia nel packaging sia in applicazioni ad alto valore aggiunto, dal biomedicale al tessile. Se le sfide produttive e di costo saranno superate, entrambe le tecnologie potrebbero diventare protagoniste della prossima evoluzione dell’industria delle materie plastiche.

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere