Plastica e Green

Alliance to End Plastic Waste: la “Strategy in Action” e la sfida all’inquinamento da plastica

L’Alliance to End Plastic Waste (AEPW) ha pubblicato il suo Progress Report 2025, intitolato “Strategy in Action”. Il documento traccia il bilancio del primo anno di attuazione della Strategy 2030, segnando un cambio di passo decisivo: il passaggio da singoli progetti pilota a programmi integrati su vasta scala, incentrati sul cambiamento sistemico.
A dispetto delle complessità geopolitiche e delle volatilità economiche globali, l’Alleanza consolida la propria missione: eliminare i rifiuti di plastica nell’ambiente e accelerare la transizione verso un’economia circolare.

1. I numeri dell’impatto

Dal 2019 a oggi, l’azione collettiva guidata dall’Alliance ha generato risultati concreti lungo tutta la catena del valore della plastica:
  • 378.147 tonnellate di rifiuti plastici non gestiti evitati o dispersi nell’ambiente (di cui 138.162 tonnellate solo nel 2025).
  • 418.529 tonnellate di plastica valorizzate attraverso il riciclo e il recupero.
  • 211.263 tonnellate/anno di capacità tecnica installata per la raccolta e la gestione idonea dei rifiuti.
  • 1,5 milioni di persone raggiunte tramite programmi educativi e di sensibilizzazione.
  • 559 organizzazioni coinvolte nel corso del 2025 per sostenere la trasformazione dei sistemi e la finanza d’impatto.

2. Strategy 2030: i due pilastri del cambiamento sistemico

Per raggiungere un impatto duraturo, la Strategy 2030 focalizza le risorse tecniche e finanziarie dell’Alliance su due direttrici principali:

A. Programmi paese

Focalizzati nei contesti geografici a più alto rischio di dispersione dei rifiuti plastici e con infrastrutture in via di sviluppo (tra cui Brasile, India, Indonesia, Sudafrica e Paesi del GCC/Arabia Saudita). Ogni programma punta a mobilitare almeno 100 milioni di dollari in co-finanziamenti in partnership con i governi locali e le Banche Multilaterali di Sviluppo (MDB).
  • Indonesia: l’AEPW ha affiancato la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) sostenendo con un contributo a fondo perduto un prestito sovrano di circa 150 milioni di dollari destinato a migliorare la gestione dei rifiuti urbani in oltre 10 città e distretti.
  • India (Progetto ParikraM): a Mathura-Vrindavan è stato realizzato un impianto di recupero materiali (MRF) capace di trattare fino a 300 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani, deviando fino all’80% dei rifiuti dalle discariche.

B. Programmi tematici

Incentrati sulle sfide trasversali più complesse, a partire dai materiali flessibili e pellicole (flexible plastics), storicamente tra i più difficili da raccogliere e riciclare. Il programma adotta un approccio guidato dal mercato (market-driven): definisce prima le applicazioni ad alto valore e le specifiche richieste dall’industria finale prima di investire in infrastrutture e tecnologie di riciclo. Le prime fasi sono attive in Europa e Nord America.

3. Finanza innovativa e modelli blended

Uno dei principali ostacoli alla transizione circolare è il deficit di finanziamento, specialmente nei mercati emergenti. L’AEPW interviene de-rischiando i progetti attraverso:
  • Blended finance (finanza mista): combinando capitale pubblico, privato e filantropico. Un esempio è la partecipazione al programma Green Investments Partnership (GIP) all’interno dell’iniziativa FAST-P di Singapore gestita da Pentagreen Capital.
  • Fondi di capitale privato: insieme a Lombard Odier Investment Managers, l’Alliance ha promosso e finanziato la Plastic Circularity Strategy, fondo che investe in scale-up tecnologiche (come Bloom Biorenewables per le chimiche bio-based e Fych Technologies per il delaminaggio e riciclo di imballaggi multistrato).
  • Outcome-based financing: strumenti di debito agevolato e sovvenzioni legate al raggiungimento di specifici target di impatto ambientale e sociale.

4. Transizione e inclusione sociale

Un punto cardine del report è la visione di una Just Transition (Transizione Giusta). Nei Paesi in via di sviluppo, la gestione dei rifiuti si poggia fortemente sul settore informale (waste pickers o recuperatori).
L’Alliance applica una checklist di Due Diligence sui Diritti Umani (HRDD) coerente con le norme dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Tra i progetti iconici sostenuti:
  • African Reclaimers Organisation (ARO) in Sudafrica: ha consentito l’integrazione formale di oltre 6.000 recuperatori nel registro nazionale (SAWPRS), fornendo infrastrutture sicure, DPI, mezzi e dignità lavorativa.
  • Juza Waste Pickers Initiative (JWPI) in Tanzania: coniuga l’inclusione sociale e il recupero dalla dipendenza da sostanze con la raccolta organizzata di plastica a Dar Es Salaam.

5. Visione per il futuro

In vista del trattato globale vincolante contro l’inquinamento da plastica promosso dalle Nazioni Unite (INC), l’Alliance ribadisce la propria posizione di piattaforma neutrale e operativa.
Come sottolineato dal CEO Jacob Duer e dalla Chair Tracey Campbell, l’obiettivo primario resta accelerare le soluzioni concrete: trasformare i rifiuti plastici in una risorsa economica sostenibile, scalando i modelli virtuosi e dimostrando che la circolarità è un traguardo possibile e raggiungibile a livello globale.