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Germania, industria plastica in ripresa nel Q2 2026, ma resta il nodo costi

Il secondo trimestre del 2026 ha registrato una ventata di ossigeno per l’industria tedesca delle materie plastiche, ma le prospettive per la seconda metà dell’anno rimangono incerte. Secondo l’ultimo rapporto (Q2 2026) diffuso da Plastics Europe Deutschland, la produzione di plastica in Germania ha mostrato un incremento del 3,5% rispetto al trimestre precedente, trainata da dinamiche congiunturali e геоpolitiche straordinarie.

Tuttavia, l’associazione di categoria frena i facili entusiasmi: non si tratta dell’inizio di una vera e propria inversione di tendenza sostenibile.

I numeri del secondo trimestre 2026: rimbalzo dei prezzi e dei volumi

Il report trimestrale evidenzia un quadro caratterizzato da fiammate dei prezzi e rialzi temporanei della domanda:

  • Produzione: in aumento del +3,5% su base trimestrale (ma ancora in calo dello 0,4% su base annua). Il livello produttivo resta drammaticamente inferiore di oltre il 25% rispetto ai livelli pre-crisi del 2021.
  • Prezzi alla produzione: registrano un’impennata del +12,5% rispetto al Q1 e del +9,2% su base annua.
  • Fatturato: sale a 6,9 miliardi di euro (+16,7% su base trimestrale).
  • Commercio estero: export in crescita del +13,5% (7,4 mld €), trainato dalle vendite nell’UE-27; le importazioni segnano un +20,6% (5,2 mld €).
  • Occupazione: sostanzialmente stabile con circa 52.200 addetti nel comparto (+0,8% sul Q1).

Le cause della fiammata: crisi in Medio Oriente e scorte precauzionali

La spinta alla produzione e il parallelo balzo dei prezzi non sono riconducibili a una ripresa strutturale dei consumi interni, bensì alle tensioni internazionali.

Il perdurare del conflitto in Medio Oriente e le relative complicazioni logistiche nello Stretto di Hormuz hanno provocato un’impennata dei costi energetici e delle materie prime (con il petrolio greggio salito oltre i 104 $/barile, +30% sul trimestre precedente).

Tale scenario ha spinto le industrie clienti ad anticipare gli ordini e ad accumulare scorte per timore di interruzioni nelle forniture. Al contempo, la riduzione dei flussi di materiale provenienti da Asia e Medio Oriente ha consentito ai produttori tedeschi di coprire quote di mercato temporaneamente scoperte.

Settori clienti: bene la chimica, soffrono automotive e meccanica

L’andamento della domanda si è mostrato fortemente frammentato a seconda dei mercati di sbocco:

  1. In crescita: la chimica (+3,0%), l’elettronica (+2,7%) e l’edilizia (+2,0%), quest’ultima sostenuta dai primi fondi speciali statali (Sondervermögen).
  2. In flessione: l’ingegneria meccanica (-2,1%) e il comparto automotive (-0,9%), entrambi messi a dura prova dalla debolezza della domanda globale e dalla concorrenza sempre più agguerrita della Cina.

Le sfide strutturali: costo dell’energia e delocalizzazione

Nel commento finale al report, Plastics Europe Deutschland lancia un chiaro allarme al governo di Berlino. Nonostante la tregua del Q2, le aziende prevedono un secondo semestre 2026 complesso.

I fattori critici rimangono strutturali:

  • Costi dell’energia insostenibili nel confronto internazionale.
  • Burocrazia eccessiva e tempi di autorizzazione prolungati.
  • Elevata pressione fiscale.

Senza riforme strutturali urgenti, il rischio evidenziato dal settore è un rallentamento degli investimenti nella transizione ecologica e nell’economia circolare, con una progressiva delocalizzazione della capacità produttiva verso Paesi con costi energetici e normativi più competitivi.