Il progetto di legge prevede l’introduzione dell’imposta sui packaging in plastica dal 2028. Plastics Europe Deutschland critica le lacune del testo, dai soggetti tenuti al pagamento agli effetti ambientali, e chiede una valutazione approfondita prima dell’approvazione.
Costi pubblici e oneri per le imprese
Secondo il testo in esame, l’attuazione della nuova imposta richiederebbe risorse pubbliche per 283,5 milioni di euro entro il 2029 e l’assunzione di 788 dipendenti a tempo pieno aggiuntivi nell’amministrazione doganale. Per le aziende, invece, vengono stimati costi burocratici supplementari pari a circa 44,1 milioni di euro all’anno.
Proprio quest’ultima cifra suscita perplessità nell’associazione. La stima risulta infatti sensibilmente inferiore agli ordini di grandezza discussi dall’Agenzia federale tedesca per l’ambiente (Umweltbundesamt) nel progetto di ricerca 87/2025, dedicato a modelli comparabili di tassazione degli imballaggi. La bozza, sottolinea Plastics Europe Deutschland, non chiarisce da dove derivi questa differenza.
Chi dovrà pagare la tassa?
Uno dei principali punti critici riguarda l’individuazione dei soggetti passivi. Il progetto quantifica con precisione il gettito atteso e le risorse necessarie per gestire l’imposta, ma non indica quante imprese saranno effettivamente tenute a versarla.
L’associazione evidenzia inoltre che il meccanismo fiscale fa riferimento alla cosiddetta «produzione» o «ottenimento» degli imballaggi in plastica, un termine che, secondo la sua analisi, non trova una corrispondenza nella normativa tedesca sugli imballaggi. Restano quindi da chiarire il perimetro applicativo della tassa e le modalità con cui dovranno essere effettuati i controlli sulle merci importate.
«Chi introduce nuove imposte miliardarie dovrebbe innanzitutto essere in grado di chiarire chi è tenuto a pagarle», osserva Christine Bunte, direttrice generale di Plastics Europe Deutschland, secondo cui il rischio è quello di trasformare la riforma in un esperimento fiscale nazionale.
La richiesta di un iter legislativo autonomo
Le critiche si inseriscono in un confronto già avviato nei giorni precedenti. Otto associazioni economiche avevano infatti chiesto alla Cancelleria federale di non inserire la nuova imposta sui consumi, con una procedura accelerata, nell’iter della legge di bilancio in corso.
La richiesta è di procedere con un percorso legislativo autonomo, accompagnato da una valutazione approfondita degli effetti economici, amministrativi e ambientali. Per Plastics Europe Deutschland, prima di introdurre un’imposta destinata ad avere un impatto significativo su consumatori, imprese e amministrazione pubblica, occorre chiarire le modalità di applicazione e rendere trasparenti i costi e i benefici attesi.
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il livello del prelievo, ma anche la sua efficacia ambientale e la capacità del sistema di applicarlo senza generare oneri sproporzionati o disparità tra operatori nazionali e importatori. L’associazione chiede che questi aspetti siano affrontati attraverso una valutazione d’impatto attendibile e un adeguato confronto parlamentare, anziché ricorrere a un iter accelerato.

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