La gestione delle materie plastiche e degli imballaggi è entrata in una fase cruciale per la politica industriale europea. Con il nuovo Circular Economy Act, promosso dalla Commissione Europea e guidato dalla commissaria per l’Ambiente, la Resilienza Idrica e l’Economia Circolare Competitiva Jessika Roswall, l’Unione Europea punta a raggiungere un obiettivo ambizioso: raddoppiare il tasso di circolarità delle risorse dal 12% al 24% entro il 2030.
Per la filiera del packaging in plastica, questa regolamentazione rappresenta sia un’imponente sfida operativa sia un’opportunità strategica di mercato. Di questo si è parlato ieri durante un webinar su questi argomenti a cui a partecipato la commissaria.
Il nodo strategico: regolamenti esistenti e il Circular Economy Act
Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha introdotto importanti misure mirate, tra cui il Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) e direttive sulle materie plastiche monouso. Il futuro Circular Economy Act si posiziona come tassello fondamentale per completare questo quadro normativo, intervenendo sugli ostacoli strutturali che finora hanno limitato la crescita dei materiali riciclati.
Come evidenziato dalla Commissaria Roswall, il mercato attuale presenta un paradosso competitivo: le materie prime vergini costano spesso meno dei materiali secondari riciclati. L’Atto intende correggere questa distorsione agendo contemporaneamente sull’offerta e sulla domanda di plastica e imballaggi sostenibili.
Le 3 principali novità per il settore packaging e plastica
1. Armonizzazione dei criteri End-of-Waste
Uno dei maggiori ostacoli per l’industria del riciclo della plastica è la frammentazione delle regole tra i diversi Paesi membri. La definizione di quando un rifiuto in plastica cessa di essere tale per tornare a essere risorsa (End-of-Waste) varia sensibilmente. L’armonizzazione di questi criteri su scala comunitaria permetterà di classificare e scambiare le materie plastiche secondarie in modo uniforme e sicuro.
2. Superamento dei vincoli burocratici per il trasporto dei rifiuti
Oggi, movimentare scarti plastici o imballaggi da avviare al riciclo tra Stati membri diversi (ad esempio dalla Finlandia alla Spagna) può richiedere fino a sei mesi a causa di pratiche cartacee e burocrazia eterogenea. Il nuovo impianto normativo intende creare un mercato unico dei rifiuti plastici e delle risorse, riducendo tempi e costi di transazione e sostenendo in particolare le piccole e medie imprese (PMI).
3. Riforma e standardizzazione degli schemi EPR
In Europa coesistono oltre 150 differenti regimi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Per chi produce o distribuisce packaging su scala sovranazionale, questa frammentazione genera elevati costi di compliance. L’UE punta a uniformare le regole EPR per garantire che i produttori assumano responsabilità finanziarie e operative chiare su tutto il ciclo di vita dell’imballaggio.
Stimolare la domanda: appalti pubblici e leve fiscali
Per rendere competitivo l’impiego della plastica riciclata nei sistemi di imballaggio, la Commissione Europea sta facendo leva su due strumenti chiave:
- Green Public Procurement (GPP): con il nuovo Public Procurement Act, gli appalti pubblici integreranno criteri minimi di circolarità ed ecodesign (fino al 30% del valore del punteggio). Questo genererà una domanda diretta di prodotti e packaging ad alto contenuto di plastica riciclata.
- Incentivi fiscali e IVA: è in corso un confronto con i Governi nazionali per incentivare l’uso di prodotti rigenerati, la riparazione e l’impiego di materie prime secondarie rispetto alle risorse vergini.
Come prepararsi al cambiamento: azioni per le aziende
Per le imprese della filiera della plastica e del packaging, la transizione verso la circolarità richiede interventi mirati fin da subito:
- Adottare la progettazione orientata all’Ecodesign: progettare imballaggi mono-materiale, facili da disassemblare e completamente riciclabili per evitare penalizzazioni economiche negli schemi EPR.
- Tracciare la filiera delle materie prime secondarie: garantire la tracciabilità delle plastiche riciclate impiegate nei propri imballaggi per soddisfare i requisiti dei futuri marchi e passaporti digitali di prodotto.
- Monitorare la compliance europea: adeguarsi tempestivamente all’evoluzione dei regolamenti comunitari per trasformare la conformità normativa in un vantaggio competitivo di mercato.
Domande frequenti (FAQ)
Cos’è il Circular Economy Act dell’Unione Europea?
Il Circular Economy Act è una proposta di regolamento della Commissione Europea volta ad armonizzare il mercato unico dei rifiuti e delle risorse, definire criteri uniformi per le materie prime secondarie e facilitare il raggiungimento del target del 24% di circolarità entro il 2030.
Quali sono gli impatti principali per gli imballaggi in plastica?
Il settore beneficerà dell’armonizzazione dei criteri End-of-Waste, della riduzione della burocrazia per il trasporto transfrontaliero di scarti plastici e dell’unificazione degli schemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in tutta Europa.
Perché la plastica riciclata è spesso più cara di quella vergine?
La frammentazione dei mercati locali, i costi burocratici di trasporto e l’assenza di criteri uniformi di classificazione aumentano i costi di produzione della plastica riciclata. Le nuove misure UE mirano a ridurre questi ostacoli strutturali per renderla economicamente vantaggiosa.

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere