Se l’industria italiana mostra incoraggianti segnali di ripresa, il merito è in buona parte della filiera della plastica e della gomma. Secondo i dati provvisori di aprile 2026 pubblicati oggi dall’Istat nel report “Produzione-industriale – aprile2026”, il settore della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche ha registrato una robusta crescita tendenziale del +3,1% rispetto ad aprile dello scorso anno (dati corretti per gli effetti di calendario).
Si tratta di un risultato d’eccellenza che proietta il comparto ai piani alti della manifattura nazionale: nella classifica generale dei settori industriali, le materie plastiche e la gomma si posizionano infatti al quarto posto assoluto per dinamismo e crescita. Il settore viene superato solo da comparti ad altissimo valore aggiunto o in forte rimbalzo come i mezzi di trasporto (+17,8%), il farmaceutico (+7,9%) e i macchinari industriali (+6,1%).
Il confronto: la plastica viaggia a doppia velocità rispetto alla media nazionale
Mettendo a confronto i dati specifici delle materie plastiche con gli indici macroeconomici generali del Paese, emerge chiaramente come questo settore stia sovraperformando l’andamento medio dell’industria, viaggiando a una velocità decisamente superiore:
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Il divario nell’anno (dato tendenziale): a fronte del brillante +3,1% messo a segno dalla gomma-plastica, l’indice generale della produzione industriale italiana si ferma a un più modesto +1,3% su base annua. Il settore cresce quindi a un ritmo che è più del doppio rispetto alla media nazionale.
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La spinta nel breve periodo (dato congiunturale): nel passaggio da marzo ad aprile 2026, l’indice destagionalizzato del comparto plastica e gomma ha registrato un incremento del +0,7%. Anche in questo caso il dato si colloca al di sopra dell’indice generale della produzione, che è cresciuto su base mensile dello 0,5%.
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La stabilità nel trimestre: se si analizza la media del trimestre febbraio-aprile 2026 a confronto con i tre mesi precedenti, il settore CG consolida un solido +0,7%, mentre l’intero tessuto industriale italiano cresce appena dello 0,2%. Questo dimostra che per le materie plastiche non si tratta di un exploit isolato, ma di una tendenza di crescita strutturata e stabile.
Un pilastro che compensa le crisi degli altri settori storici
L’ottima salute della filiera delle materie plastiche assume un’importanza cruciale per gli equilibri economici del Paese, specialmente se rapportata alle profonde difficoltà vissute da altri pilastri storici del Made in Italy. Mentre la plastica accelera, le industrie tessili, dell’abbigliamento, delle pelli e degli accessori subiscono una drastica contrazione, crollando dell’8,9% su base annua. In forte sofferenza anche il comparto del legno, carta e stampa, che fa registrare un calo del 4,4%.
Il peso specifico del settore della gomma e delle materie plastiche non è affatto trascurabile. Nella struttura di ponderazione ufficiale dell’Istat (aggiornata con i dati base 2025), questo comparto rappresenta l’8,50% dell’intero valore aggiunto industriale italiano. Una quota rilevante, che supera quella di settori come il tessile e abbigliamento (7,53%) e doppia quella della chimica di base (4,06%).
La plastica come termometro dei beni intermedi
All’interno delle macro-categorie economiche, i prodotti in gomma e plastica si configurano prevalentemente come beni intermedi, ossia semilavorati necessari per rifornire altre catene produttive (dall’automotive all’imballaggio alimentare, fino all’edilizia).
I dati Istat confermano che sono stati proprio i beni intermedi (+0,8% nel mese) e i beni strumentali (+1,0%) a trainare la striscia positiva della produzione ad aprile (giunta al terzo mese consecutivo di crescita congiunturale). Al contrario, i beni di consumo continuano a mostrare segnali di debolezza, registrando una flessione mensile dello 0,1% e un pesante -4,1% su base annua.

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