Centonze: «Un’ulteriore imposta penalizzerebbe la competitività delle imprese senza benefici ambientali proporzionati ai costi»
Secondo Unionplast, il contesto economico e industriale è profondamente cambiato rispetto a quello in cui la misura era stata concepita. Le imprese devono oggi confrontarsi con una concorrenza internazionale sempre più intensa, costi energetici elevati e nuovi obblighi ambientali derivanti dalla normativa europea.
«Aggiungere un’ulteriore imposta significherebbe gravare sulla produzione manifatturiera, senza che siano stati dimostrati benefici ambientali proporzionati ai costi», afferma Massimo Centonze, presidente di Unionplast, sottolineando la necessità di superare definitivamente la misura.
A sostegno della propria posizione, l’associazione richiama anche l’esperienza spagnola, dove dal 2023 è in vigore un’imposta sugli imballaggi in plastica non riutilizzabili. Secondo Unionplast, le criticità emerse in termini di costi e competitività invitano a valutare attentamente gli effetti delle misure fiscali nazionali sulle condizioni di concorrenza tra le imprese europee.
Per l’associazione, il raggiungimento degli obiettivi ambientali deve procedere di pari passo con il sostegno agli investimenti, all’innovazione e alla competitività industriale. Una politica efficace per l’economia circolare dovrebbe quindi valorizzare le soluzioni tecnologiche e gli investimenti delle aziende, anziché introdurre nuovi oneri fiscali la cui efficacia ambientale non sia adeguatamente dimostrata.
La richiesta di Unionplast è dunque che la legge di bilancio diventi l’occasione per chiudere definitivamente la questione Plastic Tax, garantendo maggiore certezza alle imprese e una più stretta coerenza tra politica ambientale e politica industriale.
a cura di [email protected]
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