La valutazione del governo britannico sulla tassa introdotta nel 2022 rileva un aumento degli imballaggi che contengono almeno il 30% di plastica riciclata. Restano però limitate le evidenze di un incremento significativo dei volumi avviati a riciclo attribuibile alla misura.
È quanto emerge dalla valutazione finale pubblicata il 28 ottobre 2026 da HM Revenue & Customs (HMRC) e HM Treasury, che analizza gli effetti della tassa introdotta nel Regno Unito il 1° aprile 2022. Il rapporto riconosce un impatto moderatamente positivo sui comportamenti delle imprese e sui risultati ambientali, evidenziando al tempo stesso limiti nella diffusione dei cambiamenti e nella possibilità di misurarne gli effetti diretti.
Plastic Tax: come funziona la tassa britannica
La Plastic Tax è stata introdotta per incentivare l’impiego di plastica riciclata negli imballaggi e ridurre la dipendenza dai polimeri vergini. Il tributo si applica agli imballaggi finiti in plastica prodotti nel Regno Unito o importati nel Paese che contengono meno del 30% di materiale riciclato.
Dal 1° aprile 2026 l’aliquota è pari a 228,82 sterline per tonnellata di imballaggi soggetti a tassazione. Sono tenute a registrarsi le imprese che producono o importano almeno 10 tonnellate di componenti di imballaggio in plastica nell’arco di dodici mesi.
Il meccanismo punta a modificare il confronto economico tra plastica vergine e riciclata: raggiungendo almeno il 30% di contenuto riciclato, l’imballaggio esce dal campo di applicazione del tributo. La struttura della tassa, tuttavia, non prevede un incentivo fiscale diretto per chi supera ulteriormente questa soglia.
Plastica riciclata negli imballaggi: la quota sale dal 38% al 51%
Uno dei principali risultati della valutazione riguarda la crescita della quota di imballaggi che raggiungono almeno il 30% di plastica riciclata. Secondo il rapporto, la percentuale è passata dal 38% nel 2022-23 al 51% nel 2025-26.
Il dato è coerente con l’obiettivo della tassa: rendere economicamente più conveniente l’utilizzo di materiale riciclato e incoraggiare le imprese a modificare la composizione degli imballaggi.
La risposta delle aziende è stata però disomogenea. I cambiamenti più evidenti si concentrano su una parte delle imprese registrate, mentre altri operatori hanno mantenuto sostanzialmente invariate le proprie scelte. I produttori di imballaggi, in particolare, hanno mostrato una maggiore capacità di intervenire sulla progettazione e sui materiali rispetto agli importatori, che dispongono generalmente di un controllo più limitato sui processi produttivi.
La valutazione rileva inoltre che la tassa ha contribuito, in alcuni casi, a riprogettare gli imballaggi, sostituire materiali e ridurre l’impiego di plastica. Questi cambiamenti, tuttavia, non sono stati sufficientemente estesi da determinare una trasformazione strutturale dell’intero mercato.
Riciclo della plastica: più domanda di riciclato, ma l’offerta non decolla
Il punto centrale per la filiera è la distinzione tra l’aumento dell’impiego di plastica riciclata negli imballaggi e la crescita dei volumi effettivamente riciclati.
Secondo il rapporto britannico, la tassa ha contribuito ad accrescere la domanda di materiale riciclato, ma le evidenze di un corrispondente aumento dell’offerta restano limitate. Le imprese intervistate non concordano, infatti, sul fatto che la disponibilità di plastica riciclata sia aumentata dopo l’introduzione del tributo: molte dichiarano che è rimasta invariata oppure di non essere in grado di valutare il cambiamento.
Anche l’aumento dei tassi di riciclo registrato nel periodo deve essere interpretato con cautela. La valutazione lo associa soprattutto alla diminuzione dei rifiuti da imballaggi in plastica generati, piuttosto che a una crescita sostanziale dei quantitativi di rifiuti plastici riciclati.
La distinzione è importante per il mercato delle materie prime seconde. Una domanda più elevata può sostenere il riciclo meccanico e gli investimenti nella capacità produttiva, ma il risultato dipende dalla disponibilità di rifiuti, dall’efficienza della raccolta e della selezione, dalla qualità del materiale recuperato e dalla competitività economica del riciclato rispetto alla materia prima vergine.
Il caso britannico mostra quindi che un incentivo fiscale orientato alla domanda non è sufficiente, da solo, a garantire un’espansione proporzionale dell’offerta di polimeri riciclati.
Plastic Tax: costi trasferiti anche ai clienti
La tassa ha influenzato anche le strategie commerciali e le decisioni di investimento delle imprese. Secondo l’indagine riportata nella valutazione, metà delle aziende intervistate ha trasferito ai clienti una parte o la totalità dei costi associati al tributo.
Le imprese hanno reagito in modi diversi: modificando i materiali, riprogettando gli imballaggi, riducendo i quantitativi utilizzati oppure intervenendo sulle condizioni commerciali. Le decisioni non sono state determinate soltanto dalla tassa, ma anche dalle richieste dei clienti, dagli obiettivi aziendali di sostenibilità, dalle altre disposizioni ambientali e dall’andamento del mercato della plastica riciclata.
Il rapporto sottolinea, in particolare, l’importanza del differenziale di prezzo tra materiale vergine e riciclato. Quando il riciclato è più costoso o non è disponibile con le caratteristiche tecniche richieste, l’incentivo fiscale può risultare meno efficace. Al contrario, quando il materiale secondario è disponibile a condizioni competitive, le imprese hanno maggiori possibilità di adeguare gli imballaggi.
Gli effetti ambientali della tassa sulla plastica
La valutazione britannica individua risultati ambientali positivi associati alla riduzione dei rifiuti da imballaggi in plastica e al maggiore impiego di materiale riciclato.
Le stime centrali indicano una riduzione media delle emissioni di gas serra associate alla produzione di imballaggi in plastica pari a circa 260.000 tonnellate di CO₂ equivalente all’anno nel periodo compreso tra gli esercizi finanziari 2022-23 e 2025-26.
Il rapporto attribuisce questi risultati soprattutto alla riduzione dell’utilizzo di plastica e alla maggiore presenza di riciclato negli imballaggi, piuttosto che a un incremento sostanziale dei volumi riciclati.
Gli autori precisano, tuttavia, che non è possibile isolare con certezza il contributo specifico della Plastic Tax da quello degli altri fattori economici, commerciali e normativi intervenuti nello stesso periodo. La mancanza di dati completi sulla composizione degli imballaggi prima dell’introduzione della tassa limita inoltre la possibilità di quantificare con precisione i cambiamenti direttamente riconducibili al tributo.
Le indicazioni per le politiche europee sul riciclo
L’esperienza britannica offre elementi di interesse per il dibattito europeo sugli strumenti economici destinati a promuovere l’impiego di plastica riciclata negli imballaggi.
La valutazione indica che una tassa può influenzare le scelte delle imprese, ma che l’efficacia della misura dipende anche dalle condizioni del mercato delle materie prime seconde e dalla capacità della filiera di garantire materiali disponibili, qualitativamente adeguati e competitivi.
La soglia del 30% rappresenta un incentivo concreto a raggiungere un determinato livello di contenuto riciclato, ma non premia direttamente gli incrementi successivi. Inoltre, una maggiore domanda di materiale riciclato non si traduce automaticamente in maggiori volumi di riciclo se la raccolta, la selezione e la capacità industriale non riescono a rispondere alle esigenze dei trasformatori.
La conclusione della valutazione britannica è quindi articolata: la Plastic Tax ha contribuito a modificare alcune scelte industriali e a produrre benefici ambientali, ma non dimostra che una tassa sul contenuto riciclato sia sufficiente a rafforzare strutturalmente il sistema del riciclo. Per misurarne l’efficacia occorre considerare non soltanto la percentuale di riciclato negli imballaggi, ma anche i quantitativi effettivamente recuperati, la disponibilità di materia prima seconda e la sostenibilità economica dell’intera filiera.
a cura di [email protected]
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