Trovare soluzioni sicure, efficienti e soprattutto sostenibili per trasportare e immagazzinare l’idrogeno è una delle sfide cruciali per la transizione energetica globale. Una risposta concreta arriva oggi da Ecostore-H2, il progetto di ricerca triennale guidato dall’Università del Piemonte Orientale (UPO) che si è appena concluso con successo.
Finanziato con 3,8 milioni di euro dal PNRR attraverso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il progetto ha dimostrato come l’economia circolare possa integrarsi con le tecnologie di frontiera. Il cuore dell’innovazione risiede infatti nello sviluppo ecosostenibile di polimeri e carboni ultra-porosi ad alta efficienza, ottenuti grazie al recupero e alla trasformazione di scarti industriali come polistirene, biomasse e resine.
I sistemi di stoccaggio tradizionali richiedono pressioni estremamente elevate per mantenere l’idrogeno stabile. L’impiego di questi nuovi polimeri e materiali carbonosi ultra-porosi consente invece di immagazzinare il vettore energetico a pressioni nettamente inferiori, riducendo drasticamente i rischi e garantendo standard di sicurezza molto più elevati.
«Siamo partiti dall’idea di applicare i principi dell’economia circolare a una tecnologia di frontiera», ha spiegato il professor Leonardo Marchese, coordinatore scientifico del progetto. «Abbiamo recuperato scarti come polistirene, biomasse e resine industriali per trasformarli in materiali polimerici e carbonosi ultra-porosi ad altissima efficienza. Grazie all’intelligenza artificiale siamo riusciti a prevedere le loro capacità di stoccaggio dell’idrogeno, portando la tecnologia fuori dal laboratorio: oggi abbiamo un vero e proprio impianto pilota e un dimostratore pronto a testare questo sistema di accumulo sicuro e sostenibile in condizioni reali».

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere