News

Bio-on, chiusa l’inchiesta. Un futuro nei vaccini per la società di bioplastiche?

Chiusa l’inchiesta su Bio-on, la società di bioplastiche poi dichiarata fallita. La Procura di Bologna ha inviato gli avvisi di fine indagine agli ex vertici della società: Marco Astorri, fondatore e presidente, Guido Cicognani, socio e vicepresidente, e Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale. Le accuse sono manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali.

L’inchiesta era iniziata nell’ottobre 2019 a seguito della presentazione da parte del fondo Quintessential di un documento che accusava Bio-on di essere un “castello di carte”, una “nuova Parmalat” destinata a trascinare con sé gli investitori. Da questa denuncia erano poi scattate misure restrittive e sequestri.

L’asta di ciò che resta di Bio-on si terrà il prossimo 5 maggio con una cifra di partenza di quasi 95 milioni di euro che comprende l‘impianto di Castel San Pietro (BO), i brevetti, le partecipazioni e altri asset. Nei giorni scorsi è circolata l’ipotesi che Eni e Invitalia potessero partecipare all’asta.

La dichiarazione di Marco Astorri

Marco Astorri ha così commentato: “La conclusione delle indagini preliminari ci consentirà, nei prossimi giorni, di esaminare nel dettaglio il compendio probatorio raccolto dalla Procura della Repubblica, mettendoci finalmente in condizione di poter replicare, sul piano tecnico, alle contestazioni che mi hanno rivolto e che ho sempre ritenuto e continuo a ritenere prive di fondamento”.

Bio-on produrrà vaccini?

Intanto, per Bio-on sembra prospettarsi, anche se fra molti dubbi, un futuro prossimo nel campo dei vaccini contro il Covid-19 a base di mRna messaggero. L’ipotesi, giunta sul tavolo dei ministri dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e dell’Economia Daniele Franco, è quella di riattivare e convertire i cinque bioreattori, realizzati per la produzione di bioplastiche, dello stabilimento di Castel San Pietro. Forte anche il pressing del presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e dell’assessore alle Attività produttive, Vincenzo Colla.

Al di là della reale fattibilità tecnica di convertire i bioreattori, costati oltre 40 milioni di euro, si tratta di definire le procedure di un eventuale intervento del Governo che sottragga questi dispositivi all’asta fallimentare, necessaria a valorizzare ciò che resta del patrimonio aziendale e a tutelare i creditori. Secondo la Regione il Governo potrebbe utilizzare un decreto d’urgenza o la “golden share“.