I dati Eurostat (ten00063) fotografano undici anni di progressi — e di battute d'arresto — nel recupero della plastica da imballaggio nei 27 Paesi membri. L'Italia sale all'86%, la Francia stenta a riprendersi dal crollo del 2020, Romania e Malta ancora sotto la soglia del 50%.
Riciclare gli imballaggi in plastica è una priorità dell’Unione Europea da oltre un decennio. I numeri aggregati sembrano incoraggianti: nel 2023, la media EU-27 si attesta al 77,2%, ben al di sopra del target del 50% fissato dalla direttiva sugli imballaggi per il 2025. Ma dietro la media si nasconde un continente a velocità multiple, dove i migliori superano il 95% e i peggiori non arrivano nemmeno alla metà.
Una corsa in salita, poi la frenata
Il decennio 2012-2023 racconta una storia in tre atti. La prima fase, fino al 2018, è di crescita costante: la media europea passa dal 76,6% all’82,9%, spinta dall’implementazione progressiva delle infrastrutture di raccolta differenziata e dal consolidamento della filiera del riciclo. È il momento in cui l’Europa sembra sulla buona strada.
Il secondo atto è lo shock del 2020. La pandemia da Covid-19 colpisce duramente i sistemi di gestione dei rifiuti: la media UE scende di 5,5 punti percentuali in un solo anno, toccando il 75,7%. Alcune economie registrano crolli verticali. La Francia, che nel 2018 aveva raggiunto l’87,1%, precipita al 57,9% nel 2020, una perdita di quasi 30 punti. L’Austria perde 18,6 punti. I Paesi Bassi scendono dall’95,6% all’87,5%.
Il terzo atto è la ripresa, più lenta e disomogenea. Nel 2023 la media EU-27 risale al 77,2%, ma non ha ancora recuperato i valori pre-pandemia, e il divario tra i leader e i ritardatari si è ampliato.
L’Italia si distingue: 86,2% nel 2023
Nel contesto europeo, l‘Italia si segnala positivamente. Con un tasso di riciclo degli imballaggi in plastica dell’86,2% nel 2023 — il dato più alto dall’inizio della serie storica — il nostro Paese supera significativamente la media UE e si posiziona nella fascia alta della classifica continentale. Un risultato che porta la firma del sistema Corepla e di un modello di raccolta capillare che, nonostante la flessione del 2020-2021 (fino al 70,3%), ha recuperato con forza.
La traiettoria italiana è stata comunque tutt’altro che lineare: dai 73,6% del 2012, una crescita lenta fino al 79,2% del 2019, il calo pandemico, e poi il balzo degli ultimi due anni. Un percorso che rispecchia le tensioni strutturali di un Paese con forti differenze territoriali nelle infrastrutture di raccolta.
I campioni: Belgio, Paesi Bassi, Estonia
In cima alla classifica 2023 si trovano il Belgio (96,8%), i Paesi Bassi (88%) e l’Estonia (95,3%). Il Belgio è il caso più rilevante: il suo tasso di riciclo della plastica è rimasto pressoché costante per oltre un decennio, sempre attorno al 95-98%, a testimonianza di un sistema industriale e logistico di eccellenza. I Paesi Bassi mostrano una resilienza simile, con una flessione contenuta durante la pandemia e un rapido recupero.
La Norvegia (91,9%), pur non essendo nell’UE, conferma il suo primato ambientale. Particolarmente degno di nota il caso della Slovenia, che nel 2023 raggiunge il 100,7% — un valore superiore al 100% che in genere riflette l’inclusione nel calcolo di scorte precedentemente accumulate o differenze metodologiche nella misurazione.
I ritardatari: Romania, Malta e Croazia
Sul versante opposto, emergono situazioni critiche. La Romania si ferma al 43,9% nel 2023, in progressivo declino rispetto al 64,1% del 2015, con una filiera del riciclo ancora insufficiente rispetto alla dimensione del mercato degli imballaggi. Malta registra il dato più allarmante dell’intera UE: appena il 15,2%, in calo persino rispetto al già modesto 41,5% del 2012. La Croazia non ha fornito dati per il 2023, ma i valori degli anni precedenti (intorno al 17-25%) la collocano nella fascia critica.
Questi tre Paesi saranno i più esposti alle pressioni regolamentari del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che inasprirà ulteriormente i target nei prossimi anni.
La plastica batte la media generale
Un dato che merita attenzione è il confronto tra il riciclo degli imballaggi in plastica e quello del totale degli imballaggi. La plastica, storicamente considerata il materiale più difficile da riciclare, supera sistematicamente la media aggregata. Nel 2023, il totale degli imballaggi UE-27 si ferma al 67,4%, mentre la sola plastica arriva al 77,2%.
Questo apparente paradosso si spiega in parte con la metodologia di calcolo — la direttiva UE consente di includere nella quota di “riciclo” della plastica alcune frazioni recuperate energeticamente, con un perimetro più ampio rispetto ad altri materiali — e in parte con l’intensità degli investimenti industriali nella filiera plastica, trainati dalle pressioni normative e dall’economia circolare.
Il 2025 è alle porte
Con il target del 50% già ampiamente superato dalla maggioranza degli Stati membri, l’attenzione si sposta ora verso i nuovi obiettivi fissati dal PPWR: il 55% entro il 2030, il 60% entro il 2040. Traguardi che, per i Paesi nella fascia 50-65%, rappresentano una sfida concreta di investimento infrastrutturale e sviluppo di mercati per le materie prime seconde.
Per Romania, Malta e gli altri ritardatari, invece, il percorso è ancora più arduo. La partita del riciclo degli imballaggi in plastica in Europa è aperta — e la distanza tra chi la gioca in Serie A e chi arranca in Serie C non si colma senza politiche industriali mirate e ingenti risorse.
Fonte: Eurostat, “Recycling rate of packaging waste by type of packaging”, dati 2012-2023. Unità di misura: percentuale sul totale degli imballaggi immessi al consumo. Target UE 2025 per la plastica: 50%.

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