Attualità

Sacchetti di plastica: l’UE27 cala del 32%, l’Italia cresce del 38%

Nel 2023 l’Italia ha distribuito 7,58 miliardi di sacchetti di plastica leggeri, il volume assoluto più alto tra i paesi dell’Unione Europea. Nello stesso anno la media UE27 si attestava a 64,1 pezzi per abitante, in calo del 32% rispetto al 2018. Il dato italiano era di 128,5 pezzi per abitante, in crescita del 38% rispetto allo stesso anno di riferimento.

I numeri emergono dal database Eurostat, la rilevazione ufficiale sul consumo di sacchetti di plastica nei paesi europei. Il database è alimentato dalle dichiarazioni obbligatorie trasmesse annualmente dagli stati membri in applicazione della Direttiva 2015/720/UE, che ha modificato la direttiva quadro sugli imballaggi. Copre 31 paesi per il periodo 2018–2023 e distingue i sacchetti per fascia di spessore: inferiori a 15 micron, da 15 a 49 micron, 50 micron e oltre. Il confronto tra paesi si basa sull’aggregato inferiore a 50 micron, espresso in pezzi per abitante per anno.

La tendenza europea

Tra il 2018 e il 2023 tutti i principali mercati dell’Europa occidentale hanno registrato riduzioni significative. Il Belgio è passato da 28,2 a 3,9 pezzi per abitante (−86%), la Svezia da 153,4 a 22,0 (−86%), l’Austria da 51,7 a 14,0 (−73%), la Francia da 104,2 a 46,2 (−56%), la Germania da 57,2 a 30,9 (−46%). Il calo della media UE27 è stato costante in ogni anno del periodo, senza rimbalzi.

Nella maggior parte dei paesi che hanno registrato le riduzioni più marcate, la normativa nazionale prevede un prezzo minimo obbligatorio per i sacchetti in tutti i punti vendita, indipendentemente dal materiale. In Germania la misura è stata introdotta attraverso un accordo di settore reso poi obbligatorio per legge. In Francia il divieto di distribuzione gratuita è stato esteso progressivamente a tutte le tipologie di esercizio commerciale.

Il dato italiano: i sacchetti compostabili nel conteggio Eurostat

Nel 2018 l’Italia si collocava in linea con la media europea: 93,1 pezzi per abitante contro 94,7 della media UE27. La crescita è iniziata già nel 2019 (+19% in un anno) e è proseguita in modo pressoché continuo fino al 2023, con una sola flessione nel 2022 (121,6, rispetto ai 127,5 del 2021).

Un elemento rilevante per interpretare il dato è la composizione del mercato italiano. Con la Legge n. 221 del 2015, l’Italia ha vietato i sacchetti di plastica tradizionale non riciclabile nella grande distribuzione, autorizzando contestualmente la sostituzione con sacchetti in materiale compostabile o biodegradabile — a base di Mater-Bi, amido di mais o altri biopolimeri — distribuite gratuitamente nei reparti ortofrutta, ai banchi del pesce e alle casse.

Il database Eurostat conteggia questi sacchetti con la stessa metodologia di quelle tradizionali, poiché si basa sul numero di pezzi distribuiti per fascia di spessore, indipendentemente dalla composizione del materiale. Di conseguenza, la crescita registrata per l’Italia riflette in larga misura l’espansione del mercato dei sacchetti compostabili, non necessariamente un aumento dei sacchetti in plastica fossile.

Va segnalato che per l’Italia il database riporta esclusivamente i dati relativi alla categoria aggregata inferiore a 50 micron, senza la disaggregazione per fascia di spessore disponibile per la maggior parte degli altri paesi. Non è quindi possibile determinare, dai soli dati Eurostat, quale quota della crescita italiana sia attribuibile alle diverse sottocategorie.

Il quadro normativo: target 2025 e direttiva SUP

La Direttiva 2015/720/UE fissa per il 2025 l’obiettivo di non superare 40 pezzi per abitante per anno, oppure di ridurre i consumi del 50% rispetto al 2010. Belgio, Austria, Svezia, Lussemburgo e Germania hanno già raggiunto la soglia. La media UE27 si trova a 64,1 pezzi, al di sopra del target ma in riduzione costante. L’Italia, con 128,5 pezzi per abitante, è il paese più distante dall’obiettivo tra quelli con dati disponibili.

La Commissione Europea ha la facoltà di avviare procedure di infrazione nei confronti degli stati che non rispettano gli obiettivi previsti dalla direttiva. La Direttiva SUP (2019/904/UE) sulle plastiche monouso, in applicazione dal 2021, introduce inoltre obblighi di responsabilità estesa del produttore, obiettivi di raccolta differenziata e requisiti di marcatura per specifiche categorie di prodotti. Le buste leggere rimangono disciplinate principalmente dalla Direttiva del 2015, ma il quadro normativo complessivo prevede rendicontazioni sempre più dettagliate da parte degli stati membri.

Diversi stati membri stanno valutando o hanno già introdotto estensioni del prezzo obbligatorio alle buste in materiale compostabile. In Italia tale misura non è attualmente in vigore per le categorie merceologiche in cui la distribuzione gratuita è consentita dalla Legge n. 221/2015.

I dati e la loro lettura

Il dato italiano va letto tenendo presente la specificità del mercato nazionale. A differenza della maggior parte degli altri paesi UE, l’Italia ha sostituito le buste tradizionali con buste compostabili su larga scala prima che analoghi obblighi fossero introdotti altrove. Questa scelta normativa ha modificato la composizione del mercato — spostando la produzione verso i biopolimeri — senza incidere sui volumi complessivi distribuiti, che il database Eurostat registra senza distinzione di materiale.

Il confronto con gli altri paesi europei è quindi parzialmente asimmetrico: l’aumento registrato dall’Italia include buste che in altri contesti non sarebbero ancora presenti sul mercato. Al tempo stesso, la Direttiva 2015/720/UE misura i volumi indipendentemente dal materiale, e è su quella base che vengono valutati i progressi degli stati membri verso gli obiettivi del 2025.

Fonti

  • Eurostat, Lightweight plastic carrier bags (2018–2023) – diffuso 11 maggio 2026.
  • Direttiva 2015/720/UE (riduzione buste di plastica leggere).
  • Direttiva (UE) 2019/904 (Single-Use Plastics).
  • Legge 28 dicembre 2015, n. 221, art. 9.