Gli ultimi dati flash rilasciati dall’Istat sulla produzione industriale di marzo 2026 tracciano il profilo di un’economia italiana a due velocità. Se da un lato il comparto manifatturiero nel suo complesso manifesta segnali di ripresa congiunturale, dall’altro emergono profonde divergenze tra i singoli settori merceologici. In questo scenario, il settore della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastichesi posiziona nella parte alta della classifica dei comparti più dinamici, mostrando una salute decisamente migliore rispetto alla media dell’industria del Paese e, in particolare, rispetto al “cugino” settore chimico.
Il quadro generale: ripresa mensile, ma il trimestre frena
A livello globale, l’industria italiana fa registrare a marzo 2026 un incremento dell’indice destagionalizzato pari allo 0,7% rispetto a febbraio. Si tratta del secondo aumento mensile consecutivo, trainato in particolar modo dal boom dei beni strumentali (+2,1%). Tuttavia, guardando all’intero primo trimestre dell’anno, il bilancio resta lievemente negativo: la media del periodo gennaio-marzo segna una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.
Su base annua, grazie anche a un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese del 2025 (22 giorni contro 21), l’indice corretto per gli effetti di calendario mostra una crescita tendenziale dell’1,5%.
Gomma e materie plastiche: i numeri del sorpasso
All’interno di questo scenario complessivamente moderato, il settore della gomma, delle materie plastiche e dei minerali non metalliferi si distingue per una performance solida, superando ampiamente i dati medi dell’industria nazionale:
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Dinamica congiunturale (marzo su febbraio 2026): il settore ha messo a segno una crescita mensile del +1,5%. Si tratta di un’accelerazione vigorosa, che doppia il +0,7% registrato dall’indice generale e che riscatta un trimestre precedentemente piatto (la variazione della media del primo trimestre 2026 rispetto all’ultimo trimestre 2025 è pari allo 0,0%).
- Crescita tendenziale (marzo 2026 su marzo 2025): depurando i dati dagli effetti di calendario, il comparto della gomma-plastica evidenzia un incremento del +2,3% rispetto allo scorso anno. Anche in questo caso il valore si colloca al di sopra dell’1,5% dell’indice generale.
Con questi numeri, il settore si posiziona stabilmente nella metà superiore della graduatoria dei settori industriali italiani per crescita tendenziale, superando la performance dell’intera attività manifatturiera (+2,0%).
Il paradosso della filiera: plastica promossa, chimica bocciata
Il dato più sorprendente che emerge dall’analisi dei settori economici riguarda la netta separazione tra i comparti della medesima filiera industriale. Se la trasformazione delle materie plastiche cresce a ritmi sostenuti (+2,3% tendenziale) , a monte della filiera si assiste a un vero e proprio crollo della fabbricazione di prodotti chimici (Codice CE).
La chimica di base registra infatti la contrazione più pesante di tutta l’industria italiana a marzo 2026, bloccando l’indice a un drammatico -7,8% su base annua e registrando flessioni anche sul piano congiunturale (-0,4% mensile e -1,6% nel trimestre). La contrazione della chimica e il contemporaneo sviluppo della plastica suggeriscono dinamiche di mercato complesse, dove la domanda di prodotti finiti o intermedi in plastica (spinta verosimilmente dall’ottima performance del comparto dei mezzi di trasporto, che vola a +11,2% tendenziale) riesce a compensare la crisi della raffinazione e della chimica di base.
Il peso del settore nell’economia italiana
L’ottima tenuta del comparto della gomma e delle materie plastiche rappresenta una notizia cruciale per la stabilità del nostro Prodotto Interno Lordo. Secondo le nuove strutture di ponderazione Istat basate sul valore aggiunto industriale, il settore CG (Gomma, plastica e minerali non metalliferi) esprime un peso significativo pari all’8,5% dell’intero sistema industriale nazionale.
Si tratta di una quota rilevante, superiore ad altri pilastri storici del Made in Italy come il sistema Moda e Tessile (7,5%) o l’industria Alimentare e delle Bevande (10,0%). La resilienza di questo comparto agisce quindi come un importante ammortizzatore macroeconomico a fronte delle flessioni riscontrate nel settore energetico (-4,0% tendenziale) e in quello metallurgico (-1,9%).
Prospettive
La reazione registrata a marzo evidenzia la capacità di flessibilità e adattamento delle aziende italiane della plastica. Resta da monitorare se l’incremento congiunturale del +1,5% sia il preludio a una fase stabile di espansione per il resto del 2026 o se risentirà a lungo andare del forte rincaro e della frenata della chimica di base nazionale.

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