Plastica e Green

Economia circolare, Italia leader in Europa

L’Italia si conferma leader europeo per l’economia circolare, ma resta fortemente esposta alla dipendenza dall’estero per le materie prime. È il quadro che emerge dall’8° Rapporto del Circular Economy Network (CEN), presentato alla Conferenza nazionale sull’economia circolare 2026, promossa insieme a Enea.

Il dato più evidente riguarda proprio questa vulnerabilità: il 46,6% delle materie prime utilizzate in Italia è importato, oltre il doppio della media europea (22,4%).
Nel 2025 il costo delle importazioni ha sfiorato i 600 miliardi di euro, in crescita del 23,3% rispetto al 2021, anche per effetto delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei prezzi dei materiali.

Leadership nella circolarità, ma con limiti strutturali

Nonostante questa dipendenza, l’Italia presenta performance ambientali di assoluto rilievo. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha raggiunto il 21,6%, il più alto in Europa.
Ancora più significativo è il dato sul riciclo: l’85,6% dei rifiuti viene recuperato, più del doppio della media UE.

Anche il comparto degli imballaggi – dove le plastiche giocano un ruolo centrale – segna risultati importanti: il 76,7% degli imballaggi viene riciclato, ponendo l’Italia al primo posto in Europa.

Tuttavia, il Rapporto evidenzia una criticità: gli investimenti nelle attività tipiche dell’economia circolare sono in calo, passando da 13,1 a 10,2 miliardi di euro tra il 2019 e il 2023.

Plastiche: una presenza “silenziosa” ma strategica

Nei documenti analizzati, le materie plastiche non sono sempre citate in modo diretto, ma emergono come elemento trasversale chiave in almeno tre ambiti principali:

1. Imballaggi e riciclo

Il settore degli imballaggi è quello in cui il riferimento alle plastiche è più evidente, anche se spesso implicito. I dati sul riciclo riguardano infatti tutte le filiere, tra cui quella plastica, storicamente rilevante nel sistema Conai.

Inoltre, tra gli indirizzi europei e nazionali si citano esplicitamente:

  • il Regolamento sugli imballaggi
  • le politiche di progettazione eco-compatibile (ecodesign) che coinvolgono direttamente packaging plastico, riciclabilità e contenuto di materia riciclata.

2. Strategie e normative su filiere circolari (inclusa la plastica)

Il Rapporto sottolinea che sono in preparazione decreti “End of Waste” specifici anche per le plastiche, segno della necessità di sviluppare mercati più maturi per le materie prime seconde.

Inoltre, si prevede l’estensione della responsabilità estesa del produttore (EPR) anche a plastiche non da imballaggio, ampliando il campo d’azione della circolarità nel settore. Questi elementi indicano chiaramente come la plastica rappresenti una delle filiere critiche per il futuro della circolarità europea.

3. Microplastiche e gestione delle acque

Un riferimento diretto compare nel capitolo dedicato alla gestione idrica: le nuove normative europee sul trattamento delle acque reflue prevedono il monitoraggio e la rimozione dei microinquinanti e delle microplastiche.

Questo evidenzia un aspetto emergente: non solo il riciclo delle plastiche, ma anche la gestione delle loro dispersioni nell’ambiente, che diventa parte integrante delle politiche circolari.

Un nodo strategico per l’innovazione

Un passaggio particolarmente significativo del Rapporto segnala che senza strategie efficaci su plastiche e rifiuti, fino al 55% degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2050 è a rischio.

Questo dato conferma il peso sistemico del settore: la plastica non è solo un problema ambientale, ma una variabile decisiva per la transizione industriale e climatica.

Dalla dipendenza alle “miniere urbane”

Nel contesto geopolitico attuale, la circolarità viene interpretata sempre più come una questione di sicurezza economica. Il Rapporto sottolinea la necessità di valorizzare le cosiddette “miniere urbane”, cioè i materiali già presenti nei rifiuti e nei prodotti a fine vita.

Questo vale anche per le plastiche, che rappresentano una quota significativa dei rifiuti urbani e industriali e un potenziale serbatoio di materia prima seconda.

Il sistema italiano si conferma tra i più avanzati in Europa per il riciclo e l’efficienza nell’uso delle risorse. Tuttavia, la forte dipendenza dall’estero, il calo degli investimenti e le difficoltà nello sviluppo dei mercati delle materie seconde rappresentano ostacoli rilevanti.

Le plastiche, pur non sempre citate esplicitamente, emergono come una filiera strategica trasversale: centrali nel packaging, cruciali per le politiche industriali e sempre più rilevanti nelle sfide ambientali, dalle microplastiche al clima.

Il futuro della circolarità italiana ed europea passerà anche – e soprattutto – dalla capacità di chiudere davvero il ciclo delle plastiche, trasformandole da rifiuto problematico a risorsa stabile e competitiva.