Si sono aperti oggi a Rimini, nella cornice di Ecomondo, gli Stati Generali della Green Economy 2026, organizzati dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 emerge un quadro nazionale fatto di ombre e luci: se da un lato la crisi climatica impone sfide severe su emissioni e consumi energetici, dall’altro l’Italia si conferma un’eccellenza sul fronte della circolarità dell’economia e del recupero delle risorse, settori chiave in cui rientrano la gestione delle plastiche e degli imballaggi.
Il primato italiano negli imballaggi e nel riciclo
Uno dei dati più significativi emersi dal report riguarda la capacità del Paese di reinserire i materiali nel ciclo produttivo:
- Riciclo degli imballaggi: nel 2025 l’Italia ha raggiunto il 77,3% nel riciclo dei rifiuti d’imballaggio, a conferma di una filiera di recupero industriale altamente efficiente.
- Tasso di riciclo complessivo: più in generale, i dati del 2022 posizionano l’Italia ai vertici europei con un tasso di riciclo dei rifiuti pari all’86%, contro il 41% della media UE, il 44% della Germania e il 52% della Francia.
- Utilizzo circolare della materia: nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia nel nostro Paese si è attestato al 21,6%, superando ampiamente la media dell’Unione Europea (12,2%), la Francia (17,8%) e la Germania (14,8%).
Queste cifre riflettono anche l’elevata produttività delle risorse dell’economia italiana, che nel 2025 ha generato 4,6 € di PIL per ogni kg di risorsa utilizzata, contro una media UE di 3 €/kg, la Germania a 3,9 €/kg e Francia e Spagna a 3,8 €/kg.
La criticità: alta dipendenza dall’importazione di materie prime
Nonostante la forte spinta verso il recupero e l’economia circolare, il rapporto evidenzia un elemento di debolezza strutturale legato all’approvvigionamento dei materiali:
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Dipendenza dalle importazioni: nel 2025 la dipendenza dell’Italia dall’importazione di materiali è stata del 47,1%, un valore più che doppio rispetto alla media europea (22,1%) e nettamente superiore a quello della Germania (39,7%).
Come sottolineato nel corso della presentazione della relazione dal presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, l’innalzamento dei tassi di circolarità e l’efficienza nel riciclo dei materiali non rappresentano soltanto una risposta alla crisi ecologica, ma costituiscono una necessità strutturale per garantire la tenuta socioeconomica e la competitività del Paese.
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