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Tecnopolimeri: Lone Star acquisisce RadiciGroup HPP e punta a integrare Domo EM

Si completa il riassetto di uno degli ultimi asset italiani nella chimica del nylon. Il fondo internazionale Lone Star Funds ha annunciato il closing dell’acquisizione delle business area High Performance Polymers e Specialty Chemicals di RadiciGroup e, contestualmente, la firma di accordi vincolanti per rilevare Domo Engineered Materials, divisione del gruppo Domo. Il completamento di quest’ultima operazione è atteso a breve.

L’operazione rappresenta la fase finale del processo avviato nel febbraio 2025 e porterà alla creazione di un compounder globale di tecnopolimeri indipendente di primo livello. La nuova realtà industriale integrerà due piattaforme consolidate, facendo leva su un portafoglio prodotti ampio e complementare, su una presenza geografica estesa e su competenze avanzate per servire mercati chiave come automotive, edilizia, beni di consumo e applicazioni industriali.

Secondo quanto dichiarato dalla società, la combinazione delle attività consentirà di rafforzare la resilienza operativa e accelerare l’innovazione tecnologica, migliorando al contempo la capacità di risposta alle esigenze dei clienti. La piattaforma combinata continuerà a valorizzare marchi consolidati come RadiciGroup, Domo e Technyl®, con un rinnovato focus su qualità, affidabilità e sviluppo di soluzioni ad alte prestazioni.

Alla guida della nuova organizzazione è stato nominato Jochen Fabritius, manager con oltre 25 anni di esperienza nel settore e nella consulenza, già impegnato negli ultimi anni in diverse aziende del portafoglio Lone Star.

“Questa operazione trasformativa evidenzia la capacità di Lone Star di realizzare investimenti distintivi e orientati al valore”, ha dichiarato Donald Quintin, CEO di Lone Star. “Unire due realtà leader e altamente complementari crea una piattaforma con significative capacità industriali e tecnologiche, in grado di rafforzare il posizionamento competitivo globale e sostenere innovazione e occupazione”.

Nylon italiano: un altro passaggio di mano

L’operazione segna anche un passaggio simbolico per la chimica italiana. Con la cessione delle attività di RadiciGroup, si completa infatti il trasferimento di uno degli ultimi presidi nazionali legati alla filiera del nylon.

Nel secondo dopoguerra, gruppi come Montecatini e Montedison avevano sviluppato entrambe le principali filiere: Nylon 6 e Nylon 6,6. Nel tempo, il sistema industriale italiano aveva costruito competenze integrate lungo tutta la catena del valore, includendo anche lo sviluppo di tecnologie proprietarie per la produzione più efficiente di caprolattame.

Tuttavia, tra dismissioni, cessioni tecnologiche e chiusure di impianti – da Porto Marghera a Brindisi – il settore ha progressivamente perso integrazione. L’asset oggi oggetto di acquisizione comprende anche la produzione di Nylon 6,6 a Novara, già passata sotto il controllo Radici negli anni ’80.

Le incognite sulla filiera dei tecnopolimeri

I nuovi proprietari – riporta il quotidiano La Stampa – si sarebbero riservati circa 100 giorni per valutare nel dettaglio l’assetto industriale. L’interesse strategico sembrerebbe concentrarsi principalmente sul polimero, mentre minore attenzione sarebbe riservata agli intermedi chimici, in particolare all’acido adipico.

Uno scenario che potrebbe portare, nel medio termine, a un aumento delle importazioni – anche dalla Cina – con possibili ripercussioni sugli impianti europei dedicati a queste produzioni. Un’eventuale scelta in questa direzione segnerebbe un ulteriore passo verso la disintegrazione della filiera, in contrasto con il modello storico della petrolchimica integrata, che puntava alla valorizzazione completa delle materie prime.

Tra globalizzazione e deindustrializzazione

L’operazione guidata da Lone Star si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione della chimica europea, tra pressione competitiva globale, costi energetici e ridefinizione delle catene di approvvigionamento.

Se da un lato la nascita di un nuovo player globale nei tecnopolimeri può rappresentare un’opportunità in termini di scala, innovazione e accesso ai mercati, dall’altro resta aperto il tema della tenuta industriale delle filiere upstream in Europa e, in particolare, in Italia.

Un equilibrio sempre più delicato tra competitività internazionale e presidio industriale, che continuerà a essere al centro del dibattito nei prossimi anni.

Nella foto, lo stabilimento RadiciGroup in Cina