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Disco in vinile: operazione nostalgia

Nell’era della musica digitale, il disco in vinile sta vivendo una seconda giovinezza dopo essere stato sostituito dal compact disc. Merito del numero crescente di appassionati e collezionisti che ricordano con nostalgia il fruscio della puntina del giradischi e le grandi copertine colorate.

Ha accompagnato per decenni intere generazioni alla scoperta di tutti i generi di musica. Oggi il disco in vinile è diventato un prodotto selezionato per una nicchia di ascoltatori dai gusti raffinati e un po’ retrò. Avvolto da una grande e ricercata copertina, si fa ancora notare sugli scaffali della libreria di qualche casa o in quelli dei negozi specializzati e sulle bancarelle di articoli vintage.

Il disco in vinile, l’LP (Long Playing), sta vivendo una seconda giovinezza, in piena era mp3. Apprezzato dagli appassionati per una migliore (o presunta) qualità del suono rispetto ai dispositivi digitali, il disco in vinile è senza dubbio uno degli articoli in materiale polimerico più diffusi e popolari.

La data di nascita è il 21 giugno 1948, quando il disco in vinile, dal diametro di 12 pollici, venne presentato per la prima volta dalla Columbia Records al Waldorf Astoria Hotel di News York, per sostituire il precedente disco a 78 giri che veniva realizzato in gommalacca. A una settimana dall’annuncio, la casa discografica rilasciava nei negozi il primo vero LP, il concerto per violino in Mi minore di Mendelssohn, ed entro la fine dell’anno ne avrebbe venduti oltre un milione di copie. Già nel marzo del 1949, la RCA Records presentò il 45 giri da 7 pollici di diametro che avrebbe segnato l’inizio di una nuova era: quella dei juke box e dei “mangiadischi”.

I progressi del nuovo nato rispetto al predecessore erano indiscutibili: il 78 giri era molto fragile e aveva una struttura superficiale che generava un notevole fruscio. Nei dischi microsolco la gommalacca è stata sostituita da una resina termoplastica, il PVC, tipicamente di colore nero, anche se non sono mancati esempi di dischi in vinile colorato, realizzati a scopo commerciale. Sempre rispetto al disco a 78 giri, il nuovo formato in vinile presentava un solco di spessore e profondità minori e ruotava a una velocità più bassa, consentendo una maggiore durata di registrazione e riuscendo a raggiungere nei 33 giri i 30 minuti a facciata, permettendo agli artisti di produrre dischi capaci di contenere non più due ma fino a dieci brani, con un risparmio economico sia per chi comprava, sia per chi produceva.

La produzione

Come viene prodotto un disco in vinile? La base di partenza è una matrice realizzata in metallo a partire da un master principale che consiste in un disco in cera o guttaperca su cui vengono incisi i suoni originali ottenuti in sala di registrazione. Il disco viene quindi verniciato con cloruro di stagno e argento, una sostanza elettroconducente che permette al bagno galvanico di far sì che sul disco si depositi uno strato di nichel. Da questo supporto si ottiene un primo “negativo” da cui viene generata una copia metallica chiamata “madre” che presenta, come il disco di origine, i solchi incisi. La matrice viene ascoltata e osservata al microscopio per verificare la presenza di imperfezioni. Il procedimento galvanico viene quindi ripetuto, per ispessire il supporto; si ottengono così gli stampi definitivi che verranno utilizzati per stampare il vinile.

A questo punto entra in scena la pressa idraulica a caldo che, a partire da una massa gommosa di cloruro di polivinile chiamata “biscotto”, stampa il disco, insieme alle etichette delle rispettive facciate. Più precisamente, la tramoggia della pressa, attraverso una pompa, risucchia i granuli di PVC. Il vinile grezzo è riscaldato a 140°-150° C, fino a formare un piccolo disco molto leggero che viene posizionato al centro della pressa con le etichette della casa discografica fissate sopra e sotto. A questo punto, la pressa a caldo applica una pressione di alcune decine di tonnellate e preme il vinile grezzo per dargli la classica forma di disco e imprimere i solchi. Dopo la pressatura, il vinile è immerso in un bagno con acqua fredda, per raffreddarlo.

L’ultima operazione è affidata a una rifilatrice che, dopo la pressatura e il raffreddamento, rimuove i bordi frastagliati del disco dandogli la sua forma definitiva.

Un po’ di tecnica

Un disco fonografico monofonico utilizza una scanalatura a spirale a 90° a V impressa in un disco di vinile. Mentre il disco ruota a 33 1/3 rotazioni al minuto, una minuscola puntina si muove simultaneamente lungo il solco e vibra avanti e indietro parallelamente alla superficie del disco e perpendicolare al solco, tracciando l’onda sonora. L’estremità superiore della puntina è collegata a un piccolo magnete, che si muove avanti e indietro attraverso una bobina, inducendo una tensione elettrica che ricrea l’onda sonora registrata. La velocità di oscillazione della puntina determina la frequenza del suono, mentre l’ampiezza dell’oscillazione determina il suo volume.

Proprio come l’uso di due occhi crea una percezione di profondità, così l’effetto stereofonico può ottenere l’effetto di “presenza” musicale, registrando musica con due microfoni posizionati in modo appropriato e riproducendola su due altoparlanti separati. Una registrazione stereofonica fornisce i due canali di segnale separati come oscillazioni perpendicolari all’una o all’altra delle facce del solco di registrazione. La singola bobina del pickup monofonico è sostituita da due bobine, che rilevano il movimento della puntina perpendicolare a ciascuna parete della scanalatura; la parete interna viene utilizzata come canale sinistro e la parete esterna come canale destro. Questi due segnali vengono quindi immessi in un amplificatore audio e negli altoparlanti.

Il criterio per il controllo della frequenza di una registrazione è che la variazione di frequenza non dovrebbe essere osservabile all’orecchio, vale a dire meno dello 0,1% circa, che è inferiore alla differenza di frequenza appena percettibile sulla maggior parte della gamma di frequenza udibile. Al fine di eliminare sia le variazioni lente di intonazione della registrazione, chiamate wow, sia le variazioni rapide, chiamate flutter, la velocità di rotazione della registrazione viene attentamente controllata mediante il giradischi e un motore di precisione. Le vibrazioni meccaniche del giradischi sono isolate dalla puntina per evitare “rumori”. La puntina è di forma ellittica, con l’asse lungo dell’ellisse orientato attraverso il solco. Per ottenere una buona conformità, ovvero la capacità della puntina di tracciare il solco e produrre un segnale lineare, la punta deve avere dimensioni inferiori a 25 micrometri (0,025 mm) ed è quindi generalmente realizzata con diamante industriale.

Una storia che continua

Il disco in vinile è stato il supporto più diffuso e utilizzato per la registrazione, la riproduzione e la commercializzazione della musica. Il suo ruolo è stato intaccato prima dalle musicassette, negli anni ’80, e poi dal compact-disc (CD). A partire dai primi anni ’90 la produzione di dischi in vinile è praticamente cessata.

Oggi il mercato di questo supporto, che sta vivendo una seconda giovinezza, rappresenta una nicchia, composta da consumatori più maturi che lo ricordano con affetto e nostalgia e da altri più giovani a cui piace la fisicità del disco e la qualità grafica della copertina. Il mercato mondiale del disco in vinile vale oggi più di un miliardo di dollari all’anno.

Un grande sostenitore del disco in vinile è Sir Elton John che dichiara con sicurezza: “Ho inciso abbastanza dischi e sono stato abbastanza in studio, fidatevi: il vinile suona davvero meglio”. E se lo dice lui…