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Bio-on, sindacati e curatori sollecitano la cassa integrazione

Si avvicina la fine della cassa integrazione per i dipendenti di Bio-on, l’azienda produttrice di bioplastiche dichiarata fallita due anni fa a seguito di un’inchiesta della Procura di Bologna. Il management è stato rinviato a giudizio con l’accusa di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali.

Sindacati e curatori fallimentari chiedono di sbloccare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle due società Bio-on Plants e Bio-on Spa e di ottenere, spiegano in una nota congiunta, “una risposta, da parte dell’Inps, alle nostre istanze circa l’applicabilità degli ammortizzatori Covid ovvero la possibilità di proroga degli stessi che, oggi, sarebbero a nostro parere gli unici attivabili. Poniamo la richiesta al medesimo organo competente di velocizzare il pagamento delle quote di cassa integrazione straordinaria non ancora erogate”.

L’asta fallimentare: quando la terza convocazione?

Nel frattempo, non sono ancora stati resi noti i tempi per la terza convocazione dell’asta fallimentare, dopo che le prime due, con basi di 95 e di 72 milioni, erano andate deserte. Lo stesso comunicato sembra aprire uno spiraglio, parlando di “necessità di approfondire alcune manifestazioni di interesse pervenute alla curatela, finalizzate a garantire la continuità produttiva e, quindi, l’auspicabile salvataggio dell’azienda”. Insomma, sembra che questa volta ci sia l’interesse di qualcuno.

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