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SOS Industria dai firmatari della Dichiarazione di Anversa

Non è l’ennesima dichiarazione di intenti, ma un vero e proprio “grido d’aiuto” che arriva dai tavoli del Vertice Industriale Europeo. Mentre i leader dell’Unione si riuniscono ad Alden Biesen per discutere di competitività, i firmatari della Dichiarazione di Anversa mettono sul tavolo un documento che scotta: l’Europa è a un bivio e il tempo della “diagnosi” è scaduto.

Un declino che non si ferma

Il documento dipinge un quadro di “crisi senza precedenti”. Nonostante i moniti dei rapporti Draghi e Letta, la situazione è peggiorata rispetto allo scorso anno. I numeri dell’industria europea oggi sono una sfilza di segni meno:

  • L’83% degli indicatori di performance monitorati non mostra alcun miglioramento significativo.

  • Il ritmo di chiusura degli impianti e la perdita di posti di lavoro in settori strategici ha raggiunto una velocità mai vista prima.

  • Le imprese globali, chiamate a decidere oggi gli investimenti per il 2030, considerano l’Europa “non idonea” a causa di costi energetici e regolatori fuori controllo.

Il muro dei costi: energia e carbone

Il punto più critico resta il divario di competitività con i colossi globali. Mentre la Cina accelera sulla decarbonizzazione high-tech e gli Stati Uniti blindano la produzione nazionale con strategie industriali aggressive, l’Europa resta prigioniera dei propri costi. I prezzi dell’elettricità continuano a essere più elevati rispetto ai concorrenti, aggravati da un sistema progettato per far lievitare i costi del carbone anno dopo dopo.

L’appello: azione immediata nel 2026

La richiesta ai leader UE è perentoria: serve un “Pacchetto di Misure di Politica Industriale d’Emergenza” che produca risultati tangibili già nel 2026. Tre i pilastri invocati:

  1. Taglio dei costi energetici e regolatori per tornare a competere sui mercati.

  2. Protezione contro la concorrenza sleale e garanzie contro la rilocalizzazione delle emissioni (carbon leakage).

  3. Shock della domanda interna, spingendo cittadini e istituzioni a “comprare europeo” attraverso appalti pubblici e trasparenza sull’impronta ambientale.