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Packaging e sostenibilità: il dialogo possibile

Due casi studio di collaborazione tra imprese e ricercatori nel packaging per i settori alimentare e cosmetica. La spinta all’innovazione, finalizzata ad aumentare la sostenibilità degli imballaggi, unisce la creatività del design con le possibilità offerte dai materiali polimerici biobased.

Esistono, nelle vicende umane, conflitti e contrapposizioni di lunga durata. Parlare di plastica e packaging significa affrontare, ancora oggi, una rigida divisione, significa confrontarsi con due scuole di pensiero, quella prettamente economico-produttiva e quella prettamente ambientalista, spesso incapaci di dialogare o di far convergere numeri e strategie. E non si tratta di approcci faziosi, ma di analisi che, se affidate alla sola sfera della pre-produzione, produzione e uso, danno frequentemente ragione ai primi, se affidate alla sola sfera dello smaltimento danno indubbiamente ragione ai secondi.

Questo significa che, in molti casi, manca l’approccio critico al problema, e non possiamo enfatizzare le sole plastiche per il contributo determinante ad aspetti prioritari come l’igiene e il contrasto alla deperibilità, così come non possiamo rimanere inermi di fronte alle falle della catena del recupero e del riciclo che porta la pubblica opinione ad inorridire di fronte a nuove conformazioni geografiche in pieno oceano costituite da rifiuti di origine fossile. La via del dialogo, nella stragrande maggioranza dei casi, passa attraverso la gestione dell’innovazione, attraverso le possibilità che continua ad offrire la plastica in termini creativi e funzionali associate alle accelerazioni della ricerca applicata in materia di polimeri biobased. Al centro di questo dialogo il rapporto tra impresa, intermediari dell’innovazione (siano essi università, startup, RTO, etc.) e istituzioni.

Packaging per l’industria alimentare e cosmetica

Abbiamo preso in esame due settori, alimentare e cosmetica, all’interno dei quali risulta interessante analizzare lo scenario complessivo delle applicazioni di packaging in materiali polimerici e le possibili future evoluzioni attraverso la presentazione di due casi studio. Partiamo dal presupposto che entrambi i settori sono impegnati in progetti di ricerca finalizzati alla riduzione degli impatti ambientali associati alla produzione di imballaggi. L’abolizione delle confezioni in plastica risulta in molti casi di difficile applicazione, almeno nel breve e medio termine.

Nel settore alimentare, ad esempio, le plastiche assicurano un’adeguata protezione dagli agenti esterni e quindi una maggiore igiene e shelf life. In pratica senza una confezione in plastica molti prodotti sarebbero più deperibili e si aumenterebbero gli sprechi alimentari che sono già così considerevoli. Secondo dati FAO oggi il 45% dei prodotti alimentari freschi nel mondo vanno persi per mancanza di contenitori adatti a conservarli. Inoltre materiali alternativi alla plastica – come la carta e il cartone – possono comportare dei problemi perché le fibre della cellulosa potrebbero contaminare i cibi nei contenitori rendendoli così pericolosi per la salute.

Le alternative passano attraverso tre possibili strategie: 1) realizzare una catena di raccolta-distribuzione molto stretta e dunque un veloce passaggio produttore-consumatore. Quindi una possibilità è quella di realizzare una catena distributiva molto più efficiente. Ma ovviamente non sempre è possibile; 2) fare a meno in assoluto del packaging degli alimenti, la scelta più radicale; 3) continuare ad investire in ricerca per sostenere l’uso di plastiche biodegradabili e compostabili che possano garantire una maggiore qualità del prodotto e contemporaneamente una più lunga durata della conservazione compreso un fine vita sostenibile (compostaggio industriale). Ed è in questa direzione che si sviluppa il primo caso studio descritto all’interno di questo articolo.

L’insostenibilità dell’industria della bellezza

Le cose non vanno meglio nel settore dell’industria cosmetica. Il 70% dei rifiuti dell’industria cosmetica proviene infatti dal packaging, tanto esteticamente ricercati quanto “insostenibili”. Il mercato, di contro, chiede sempre più prodotti a basso contenuto di plastica (non solo formule e ingredienti, sempre più spesso nell’acquisto dei cosmetici si pone attenzione alle caratteristiche di eco-compatibilità di materiali e processi del packaging) e anche in questo caso si sta registrando il paradosso della sostenibilità, ovvero che l’adozione di strade creativamente “green” portano poi ad opzioni sempre più costose.

Uno studio di Unilever ha rivelato come l’industria della bellezza continui a usare più imballaggi del dovuto, tanto che ancora oggi il 70% dei suoi rifiuti proviene dal packaging. Se molti marchi – soprattutto del lusso – continuano a produrre contenitori “insostenibilmente” sofisticati, spesso doppiamente imballati con il cellophane, la sfida della cosmetica verde è quella di mantenere intatti gli attivi delle formule senza usare vasi, tubi e boccette composte da troppi materiali, aspetto che rende non praticabile il riciclo a causa della presenza di un plasticmix o della insostenibilità economica del disassemblaggio (per esempio, i sieri con le pompette garantiscono che non entri l’aria ma i loro materiali misti, tra cui molla metallica e plastica, sono spesso indivisibili). Polimeri biobased e concept di nuova generazione (tipologica ed esperienziale) sono invece al centro del secondo caso studio.

Packaging compostabile per stracchino: il caso Nonno Nanni

Latteria Montello S.p.A., conosciuta per i Formaggi Freschi Nonno Nanni, è un’azienda leader a valore in Italia nel mercato stracchini ed è oggi una realtà all’avanguardia per qualità di prodotto e tecnologia impiegata, attraverso la produzione e la distribuzione di formaggi freschi, a livello nazionale e internazionale, in negozi specializzati e in ipermercati e supermercati della Grande Distribuzione. Nel 2018 il team di Latteria Montello, consapevole della progressiva trasformazione del settore del packaging e degli scenari evolutivi relativi al packaging alimentare, avvia un progetto di ricerca in collaborazione con Marco Scatto, Chimico Industriale Scienziato dei Polimeri, finalizzato a sviluppare nuove soluzioni di imballaggio eco-compatibili e con caratteristiche di biodegrabilità e compostabilità per il prodotto “Stracchino”.

Si tratta della confezione da 100 gr, oggi disponibile a scaffale, realizzato al 100% con materiale compostabile, che ne facilita la differenziazione, consentendo l’eliminazione di tutte le componenti del pack all’interno della frazione dell’umido. In particolare è stata realizzata una vaschetta termoformata totalmente biodegradabile compostabile che ha sostituito l’attuale vaschetta in PET e un flowpack totalmente biodegradabile compostabile con proprietà di barriera ai gas integrate che sostituisce l’attuale flowpack fossil based.

Grazie a questo progetto l’azienda veneta si è aggiudicata il contest Best Packaging 2019, promosso dall’Istituto Italiano Imballaggio in collaborazione con Conai, all’interno del quale ogni anno si premiano le migliori soluzioni di imballaggio immesse nel mercato. L’edizione in causa, che aveva come tema chiave l’ambiente, ha visto gareggiare 23 soluzioni di packaging tecnologicamente avanzate, caratterizzate da approfonditi studi di eco-design e di innovazione, sia in termini di materiali, che di tecnologie e progettazione. Il premio è stato assegnato sulla base dei risultati della life cylce analysis realizzata con l’ecotool Conai, tenendo conto dell’applicazione delle leve Conai di prevenzione, in particolare: il risparmio di materia prima, l’utilizzo di materiale riciclato, la facilitazione delle attività di riciclo, l’ottimizzazione logistica, la semplificazione del sistema di imballo e l’ottimizzazione dei processi produttivi.

Il lavoro di ricerca è stato condotto dal team R&D, CQ di Latteria Montello e Marco Scatto, Chimico Industriale Scienziato dei Polimeri (www.marcoscatto.com).

Una sac à poche per i prodotti cosmetici: il progetto innovativo di Unifarco

All’enorme problema dello smaltimento degli imballaggi, l’industria cosmetica sta provando a rispondere con opzioni sempre più creative. Molti brand stanno puntando a progetti di ricerca finalizzati all’uso esclusivo di materiali riciclati e a loro volta riciclabili, in una prospettiva di economia circolare. Altri stanno avviando politiche ancora più radicali, volte a eliminare completamente il packaging (qualche brand ha già dimostrato che è possibile). Unifarco ha deciso di affrontare la problematica del packaging in maniera innovativa: non solo ha puntato a realizzare un packaging con materiali sostenibili e biodegradabili, ma ha anche voluto definire un nuovo modo di concepire il packaging cosmetico proponendo non più il classico vasetto ma un sacchetto. In quest’ottica è nato il progetto Eco Piping Bags.

Il design dell’Eco Piping Bag si ispira al mondo dei prodotti e utensili per pasticceria, richiamando un oggetto essenziale per la pratica dolciaria come la sac à poche (interessante anche il doppio richiamo all’elemento crema). Il nuovo contenitore, quindi, leggero e tipologicamente innovativo, realizzato in materiale completamente biodegradabile e compostabile, ha tutte le carte in regola per andare oltre una innovazione di tipo incrementale che spesso caratterizza lo sviluppo di nuovi prodotti nel settore del packaging cosmetico. Il contenitore a sacchetto è realizzato con polimeri biobased derivanti dal settore agroindustriale ed è avvolto da carta biodegradabile. La carta contribuisce all’esperienza d’uso attraverso una piacevole restituzione tattile.

Aspetto non secondario, infine, è lo svuotamento della confezione che evita il contatto diretto con le dita e contribuisce a ridurre possibili contaminazioni. Ulteriori indagini sulle modalità di erogazione hanno portato allo sviluppo di un dispositivo “apri e chiudi” per il dosaggio, anch’esso realizzato in materiale biodegradabile e compostabile. Il tutto viene poi confezionato in una scatola essenziale dal punto di vista materico e dimensionale per la presentazione a scaffale. Questa operazione consente una riduzione della quantità di plastica superiore al 90%.

Anche questo progetto ha partecipato al Best Packaging, edizione 2020, aggiudicandosi il premio nella sezione Quality Design con la seguente motivazione: “Il prototipo introduce una nuova visione e una nuova concezione del flacone per skin care. Il trasferimento tecnologico della forma, che ricorda una sac à poche da pasticceria, afferma nuove coordinate espressive e propone al consumatore la sperimentazione di nuovi modelli di utilizzo”.

Il lavoro di ricerca è stato condotto dal team R&D di Unifarco in stretta collaborazione con Marco Scatto, Chimico Industriale Scienziato dei Polimeri e Unired (https://unired.it/services/innovazione-per-lambiente/)

a cura di Ubaldo Spina

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