Attualità

Iran, il mercato delle materie plastiche

Il mercato iraniano delle materie plastiche è cresciuto del 6% annuo nel corso dell’ultimo decennio. Packaging, automotive e costruzioni i settori con le migliori prospettive di crescita. A pesare sul futuro, l’andamento del prezzo del petrolio e l’incognita delle sanzioni e del loro impatto sui consumi.

Il consumo di materie plastiche in Iran ha raggiunto nel 2018 un volume di 4,3 milioni di tonnellate, in crescita ad un tasso medio annuo del 6% nell’arco dell’ultimo decennio (vedi figura 1).

Il tasso di crescita dei consumi avrebbe potuto essere anche più elevato, ma le sanzioni economiche internazionali, in particolare quelle imposte dagli USA alle istituzioni finanziarie del paese nel 2012, hanno ridotto notevolmente i guadagni derivanti dal petrolio, principale risorsa economica del paese, portando di conseguenza ad una generale riduzione dei consumi, che ovviamente si è ripercossa in maniera sensibile sul settore delle materie plastiche. A partire dal 2013 i consumi hanno ripreso a salire in concomitanza con una netta ripresa del PIL nazionale, anche se sono di recente apparse nuove incognite che potrebbero condizionare la crescita futura.

Le termoplastiche di base rappresentano circa l’85% dei consumi totali di materie plastiche in Iran (vedi tabella 1). Il polietilene è il polimero più usato, con un’incidenza del 36% sui consumi totali, seguito dal polipropilene. Il consumo polietilene pipe grade per tubazioni e condotte è di circa 270.000 tonnellate / anno, mentre il consumo di polipropilene copolimero random (PPR) pipe grade è di circa 90.000 – 100.000 tonnellate / anno, ma quest’ultimo andrà a sostituire gradualmente il PE pipe grade, specialmente nelle tubazioni di acqua calda. Attualmente l’Iran importa gran parte del PE e PP pipe grade dall’estero: in particolare da Sud Corea, Emirati Arabi Uniti e Sud Arabia. È un settore, quello delle tubazioni idriche e per il gas, in forte espansione in Iran, in relazione al generale sviluppo delle infrastrutture.

Il consumo di HDPE film grade per imballaggio alimentare è stimato in circa 200.000 – 250.000 tonnellate/anno, ed è un altro settore in forte crescita.

I settori di impiego

Il packaging, in particolare per il settore alimentare, è di gran lunga il settore d’impiego più consistente di materie plastiche in Iran (vedi tabella 2), seguito da quello delle costruzioni (edilizia privata, grandi lavori, infrastrutture).

In Iran si consumano ogni anno circa 3.000 tonnellate di sacchetti di plastica per la spesa, di cui circa il 17 – 18% nella sola Teheran. Il Dipartimento per l’Ambiente (DOE: Department of Environment) ha in programma, in collaborazione coi supermarket, di abolire l’uso di questi sacchetti, in linea con le Direttive in vigore in molti altri paesi, per sostituirli con sacchetti in tessuto o altri materiali alternativi riutilizzabili, riciclando al contempo i sacchetti attualmente in circolazione per riutilizzarli.

Un segmento in espansione è quello dei sacchi per cereali in rafia e fibre di polipropilene.

Il settore della componentistica automotive, pur avendo una quota ancora limitata sui consumi totali di polimeri nel paese, è in continua costante crescita, favorito da tre fattori:

  • una crescita costante, di circa il 4 – 5% medio annuo nell’arco degli ultimi dieci anni, dopo una crescita esponenziale all’inizio degli anni 2000, della produzione nazionale di auto e veicoli commerciali;
  • una crescita esponenziale del parco autoveicoli circolanti nel paese, più che quintuplicato nell’ultimo decennio;
  • una buona quota di esportazione di componenti.

Attualmente l’industria iraniana dell’auto rappresenta circa il 10% del PIL nazionale e circa il 4% della forza lavoro: i principali centri dell’industria automobilistica sono a Kashan, Semnan, Tabriz, Mashad, e Teheran. L’industria della componentistica automotive nel suo insieme (compresa componentistica in plastica e altri tipi di componenti) consta di circa 1.200 aziende, con 15.000 stabilimenti produttivi e un’esportazione verso una quarantina di paesi. Una quota della componentistica di un certo rilievo viene comunque importata. Considerando il calo del prezzo del petrolio negli ultimi anni, l’industria automobilistica avrà un ruolo sempre più importante nell’economia del paese, per compensare, almeno parzialmente, i proventi derivanti dall’industria petrolifera.

Nel settore dell’arredamento un mercato di nicchia che però sta registrando buoni tassi di crescita è quello del polipropilene in forma di fibre e raffia per la produzione di tappeti, per la maggior parte prodotti con sistemi moderni, un’industria fiorente e rinomata in Iran, ubicata nelle aree di Kerman, Tabriz, Shiraz, Esfahan.

Un altro settore di nicchia in espansione è quello dell’aeronautica spaziale: si veda ad esempio la produzione seriale di caccia Kosar avviata a fine 2018, un caccia di quarta generazione interamente prodotto in Iran, e che, secondo fonti ufficiali, sarebbe la pietra miliare per l’Iran che continuerà a produrre nei prossimi anni velivoli sempre più avanzati.

Gli impieghi nel settore agricolo sono limitati rispetto alle reali esigenze del paese, a causa soprattutto della siccità d’acqua, della mancanza di tecnologie per irrigazione e coltivazione dei terreni impegnate nel settore, e dell’elevata polverizzazione della proprietà terriera che causa una scarsa disponibilità di risorse finanziarie da investire. La maggior presenza di attività agricole è nella zona vicino al Mar Nero (coltivazione di frutta e verdura), nelle aree di Teheran, Yazd, Kerman e nell’oasi di Esfahan (irrigazione per dispersione della barbabietola da zucchero), nel Gilan e nel Mazandaran (coltivazione del tè).

L’industria della trasformazione delle materie plastiche in Iran consta di un numero non precisato di aziende che usano tutte le tecnologie disponibili: l’estrusione è la più usata (vedi tabella 3).

L’Iran è net exporter di materie plastiche, con un surplus della bilancia commerciale di circa 2,6 milioni di tonnellate (vedi tabella 4): complessivamente le esportazioni di plastica e manufatti in plastica è di circa 5 miliardi di dollari. Anche in periodo di sanzioni c’è un flusso sia di importazioni che di esportazioni attraverso canali alternativi coi quali viene aggirato l’embargo, soprattutto con la Cina e gli Emirati Arabi Uniti; si tratta di quantitativi spesso di difficile identificazione, che comunque possono anche essere di un certo rilievo.

Potenzialità e problematiche

Indubbiamente il mercato iraniano delle materie plastiche ha ancora elevate potenzialità di crescita, in considerazione di una serie di fattori:

  • il consumo pro capite di materie plastiche in Iran resta comunque molto al di sotto di quello dei paesi industrializzati, simile a quello della Cina:
  • consumo pro – capite in Iran: 53 kg/persona/anno;
  • consumo pro capite in Cina: 52 kg/persona/anno;
  • consumo pro capite in USA: 170 kg/persona/anno;
  • consumo pro capite in Germania: 181 kg/persona/anno;
  • rapida crescita demografica, abbinata ad un elevato tasso di popolazione giovanile: attualmente circa il 62 – 63% degli iraniani ha un’età inferiore ai 30 anni;
  • una programmazione economica basata su piani di sviluppo ventennali, declinati in piani quinquennali, che prevede tra le principali misure strutturali l’attuazione di riforme basate sui principi dell’economia di mercato, quale ad esempio la privatizzazione di grandi aziende pubbliche o semi – pubbliche o di grandi banche, che ancora godono di una posizione di predominio nell’economia del paese: attualmente una larga parte delle attività produttive è ancora sotto il controllo dello Stato.

A questi fattori ad impatto positivo se ne contrappongono però altri che possono avere un impatto negativo sui consumi:

  • elevato tasso di inflazione: a gennaio 2016 per esempio 1 di dollari USA valeva 32.848 rial iraniani, a gennaio 2018 ne valeva 42.105. Ciò si traduce in una serie di fattori negativi: diminuito potere d’acquisto, aumento dei prezzi eccetera;
  • elevato tasso di indebitamento finanziario delle aziende;
  • calo degli investimenti esteri: potrebbe ripetersi il fenomeno già verificatosi in passato; tra il 2008 e il 2011 gli investimenti esteri nel paese erano passati da 1,8 miliardi a 4,3 miliardi di dollari (+ 339%), per poi ridursi drasticamente con l’avvento delle sanzioni a 0,9 miliardi di dollari nel 2015: nel 2016 sono ripartiti in concomitanza dell’abolizione delle sanzioni: secondo le ultime stime erano arrivati a circa 5 miliardi di dollari nel 2017 (+ 655% sul 2015), ma, col ritornare delle sanzioni a fine 2018, con ogni probabilità sono destinati ancora a calare.

In sintesi, si può concludere che in ogni caso sussistono i presupposti di fondo per una ulteriore crescita dei consumi di materie plastiche in Iran nel medio – lungo periodo, con tassi certamente superiori a quello delle aree industrializzate, su cui possono gravare fattori di tipo sociopolitico. Ragionevolmente si può ipotizzare un tasso di crescita dei consumi di polimeri in Iran del 5,8% medio annuo nell’arco dei prossimi anni, per arrivare ad attestarsi a 5,4 milioni di tonnellate nel 2022.

Le nuove infrastrutture: opportunità di crescita

Tra i settori a maggior potenzialità di crescita figura indubbiamente quello delle infrastrutture – grandi lavori. Sono numerosi i progetti in corso e in divenire per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture in Iran. Il 6° Piano Quinquennale di Sviluppo dell’Iran (2017 – 2022) prevedeva che la lunghezza totale delle strade senza pedaggio nel paese arrivino a 7.500 km entro il 2022. Attualmente sono già in costruzione 900 km di strade. Il progetto comprende:

  • strada Tabriz – Marand – Bazargan: la strada, della lunghezza di 253 km, congiungerà Tabriz, maggior città dell’Iran nord – occidentale, con Bazargan, al confine con la Turchia. Il solo primo tratto, di circa 63 km, comporta un investimento di circa 260 milioni di dollari;
  • strada Isfahan (città dell’Iran centrale a circa 1.600 metri d’altezza) – Shiraz (nella provincia di Fars), della lunghezza di circa 225 km: il progetto è realizzato dalla società Isfahan-Shiraz-Freeway Company: stando alle previsioni il primo tratto (54 km) doveva essere realizzato entro il settembre 2018;
  • strada di collegamento Teheran Nord con Chalous nella provincia di Mazandaran. Si tratta di un mega-progetto che comporterebbe un investimento di circa 2,2 miliardi di dollari. La prima fase di circa 32 km (di cui circa 6,5 km di tunnel) sarebbe già quasi completata. La Fondazione Mostafazan, importante Istituto socioeconomico del paese, è il sostenitore del progetto, con la partecipazione di sub – contractors iraniani.

Grossi progetti sono in corso anche nel settore idrico: uno dei più importanti è il progetto Khatam al-Anbiya destinato a far confluire le acque provenienti dall’ovest dell’Iran verso la parte centro – orientale del paese.

Ovviamente tutti questi progetti potrebbero subire dei rallentamenti a causa del sopravvenire delle sanzioni, e per problemi finanziari collegati (impennata degli importi previsti per possibili ulteriori svalutazioni del rial, carenza di risorse, ecc), ma difficilmente verrebbero cancellati, in quanto si tratta di investimenti irrinunciabili nel medio – lungo termine per lo sviluppo del paese.

Un altro settore ad elevate potenzialità è quello già citato della componentistica automotive: nel 2017 il numero di automobili vendute in Iran ha registrato un incremento di circa il 18% sull’anno precedente: si tratta di un dato molto significativo sul potenziale trend di crescita del mercato. Anche qui comunque la reintroduzione delle sanzioni potrebbe avere un forte impatto negativo: alcune case automobilistiche estere presenti con stabilimenti produttivi in Iran, hanno prospettato la possibilità di uscire o di ridurre la loro presenza sul mercato iraniano, per puntare su altre opportunità, soprattutto in Africa.

Packaging per 80 milioni di abitanti

Ancora, il settore del packaging alimentare ha elevatissime potenzialità di crescita, probabilmente in assoluto quello che potrebbe registrare i maggiori tassi di incremento nei consumi di materie plastiche (vedi tabella 5). Già nel 2015, anche sotto sanzioni, le vendite di alimenti e bevande confezionati in Iran segnavano un incremento del 21 – 22% sul 2014, il maggior tasso di crescita nell’area medio – orientale, seguito dall’Egitto (+ 16%). Attualmente, l’Iran è al terzo posto in Medio – Oriente per vendite al dettaglio di generi alimentari, dopo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Secondo previsioni formulate dopo la cessazione delle sanzioni a fine 2016 il settore degli alimenti e bevande confezionate in Iran complessivamente avrebbe dovuto registrare tassi di aumento medio annuo superiori al 30% nel quinquennio successivo. Oltre a tutto i dazi sulle importazioni di prodotti dall’estero avrebbero un ruolo importante nel favorire la vendita di generi alimentari di grossi prodotti locali, in particolare per quanto concerne i prodotti da forno, i derivati del latte e gli oli e grassi, prodotti da colossi nazionali quali Behshahr Industries Co, Kalleh Dairy Co, Nami Nik Nahad Food Industries Co e Pegah Iran Dairy Industry Co, che in effetti hanno investito molto in capacità produttive.

Altri settori alimentari più di nicchia registrano elevatissimi tassi di crescita, quale ad esempio l’industria del baby food, dominata dalle multinazionali estere che hanno già investito in impianti di produzione in Iran per by-passare i dazi sulle importazioni. Altri settori che presentano ottime opportunità di investimento in stabilimenti produttivi in Iran per le multinazionali straniere sono quelli dei breakfast cereals o delle creme spalmabili, data l’insufficienza di un’offerta locale.

L’Iran è anche il secondo consumatore in Medio Oriente dopo l’Arabia Saudita di soft drink: il segmento maggiore è quello dei succhi di frutta, dominato da produttori locali quali Alifard Co e Takdaneh Co. Pure promettente il settore delle acque minerali, data la scarsa qualità media dell’acqua in Iran, anche se oltre il 95% della popolazione iraniana ha accesso all’acqua: il mercato dell’acqua minerale in Iran è dominato dalle multinazionali estere con stabilimenti produttivi in Iran.

Un ruolo importante nello sviluppo del packaging alimentare avrà ovviamente il diffondersi della GDO, considerando che attualmente la vendita di generi alimentari avviene ancora in buona parte attraverso i canali tradizionali (piccoli negozi). Anche lo sviluppo della GDO è in parte dipendente dall’assenza o meno delle sanzioni, dato che tali sanzioni rappresentano comunque in generale una barriera all’adeguamento agli stili di vita occidentali.

In sintesi, si può comunque ritenere che il settore del packaging alimentare in Iran continuerà a crescere in futuro, solo in parte condizionato dal riavvento delle sanzioni anti – Iran, considerando quanto già verificatosi in passato.

Le sanzioni

Entrate in vigore nel 2012 e poi abolite nel gennaio 2016, le sanzioni sono però state reintrodotte a partire dal 5 novembre 2018 dall’Amministrazione Trump, per intensificare la pressione sul Governo Iraniano e archiviare l’accordo nucleare sostenuto invece dagli alleati europei. Tali misure sono poi state parzialmente ammorbidite, sostanzialmente per motivi di convenienza economica: temuta impennata dei prezzi del petrolio. Ad altri sei paesi, per esempio, è stato concesso di continuare ad importare petrolio dall’Iran per altri sei mesi. Va inoltre considerato che, come già accennato, i divieti di import – export vengono in parte by-passati attraverso canali alternativi (importazioni indirette o temporanee eccetera) soprattutto coi paesi asiatici e medio – orientali. In ogni caso le conseguenze delle sanzioni si faranno sentire, e in maniera non indifferente, sull’economia del paese e sui consumi, soprattutto in fase di recessione mondiale, quale l’attuale; già a fine 2018 l’export (ufficiale) di petrolio dall’Iran aveva segnato un calo di oltre il 50%.

La presenza italiana

Un progetto che prevede la partecipazione di società italiane è la linea ad alta velocità Teheran – Qom – Esfahan (circa 440 km di lunghezza, a doppio binario) di collegamento tra le principali città del paese. Il progetto rientra nel contratto quadro stipulato tra le Ferrovie iraniane e Italfer, con la compartecipazione di società di engineering iraniane (es. Iran Oston).

Altri numerosi progetti sono in corso o in fase di definizione, di ingegneria civile e industriale, nel settore dell’oil & gas, industria chimica, industria agroalimentare, industria metallurgica. Da rilevare che in numerosi di questi progetti sono presenti, in maniera significativa, società italiane, per importi di diversi miliardi di dollari; nel solo biennio 2016 – 2017 le società italiane hanno stipulato accordi con interlocutori iraniani per quasi 30 miliardi di dollari.

 

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