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L’industria europea della plastica al bivio: l’appello di Plastics Europe ai leader UE

L’industria europea della plastica si trova a un punto di svolta critico. Plastics Europe ha indirizzato una lettera aperta al Consiglio Europeo e alla Commissione UE per lanciare un allarme urgente: senza un’azione politica decisa, l’Europa rischia di perdere definitivamente la propria base industriale, la capacità di innovazione e l’autonomia strategica nel settore delle materie plastiche.

Un declino strutturale allarmante

I dati presentati dall’associazione, che rappresenta oltre il 90% dei produttori di polimeri in Europa, delineano un quadro preoccupante:

  • Crollo della quota di mercato: la quota europea della produzione globale di plastica è passata dal 22% nel 2006 a solo il 12% nel 2024.
  • Fuga degli investimenti: il declino non è dovuto a una calo della domanda, ma allo spostamento degli investimenti verso regioni più competitive.
  • Rischio occupazionale: è in gioco una filiera che sostiene circa 1,5 milioni di posti di lavoro e genera un fatturato annuo di 400 miliardi di euro.

Sicurezza economica e dipendenza dalle importazioni

Secondo Plastics Europe, la plastica è indispensabile per quasi tutti i settori strategici dell’UE. Un’ulteriore perdita di capacità produttiva interna comporterebbe:

  • Una maggiore dipendenza dalle importazioni, esponendo l’Europa a shock geopolitici e interruzioni delle catene di approvvigionamento.
  • L’indebolimento degli standard ambientali, poiché l’Europa rischierebbe di esternalizzare non solo la produzione ma anche l’impatto ambientale.
  • La perdita irreversibile di ecosistemi di innovazione legati alla transizione circolare.

Le 5 richieste per il rilancio dell’industria europea della plastica

Per stabilizzare l’industria e accelerare la transizione verso la circolarità, Plastics Europe ha presentato cinque proposte chiave ai decisori politici:

  • Colmare il gap dei costi: ridurre il divario dei costi energetici e del carbonio, utilizzando efficacemente i proventi dell’ETS per sostenere le imprese durante la transizione.
  • Quadro normativo prevedibile: definire regole chiare e tecnologicamente neutre sul contenuto di riciclato per facilitare decisioni di investimento a lungo termine.
  • Sostegno alla domanda: incentivare l’uso di plastiche circolari e a basse emissioni prodotte in Europa attraverso appalti pubblici verdi e sistemi EPR (Responsabilità Estesa del Produttore).
  • Mercato interno unico per la circolarità: armonizzare le norme “end-of-waste” e semplificare le spedizioni transfrontaliere di rifiuti all’interno dell’UE.
  • Difesa commerciale: garantire una concorrenza leale proteggendo il mercato da dumping e sovrapproduzione globale, monitorando rigorosamente i flussi di import/export di rifiuti plastici.

Rob Ingram (presidente di Plastics Europe), nella foto, e Virginia Janssens (Managing Director) hanno ribadito che competitività e sostenibilità sono inseparabili: solo un’industria forte può guidare la rivoluzione dei materiali circolari di cui l’Europa ha bisogno per la sua sicurezza futura.