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Guerra in Iran: una crisi sistemica che travolge la petrolchimica globale

La guerra in Iran sta causando una serie di interruzioni senza precedenti nelle infrastrutture energetiche e petrolchimiche del Medio Oriente, con effetti a cascata sull’intera filiera globale delle olefine e dei polimeri. Secondo quanto riportato nel comunicato Resintel “Iran War Related Petrochemical Disruptions” (24 marzo 2026), i danni non riguardano solo il greggio, ma colpiscono simultaneamente gas, LNG, terminali, raffinerie, cracker e logistica marittima.

Il risultato è una crisi che sta restringendo rapidamente la disponibilità mondiale di polietilene (PE) e polipropilene (PP), due materiali cruciali per l’industria moderna.

Un conflitto che colpisce ogni anello della catena

Il documento Resintel sottolinea che l’impatto non è lineare: più a lungo durano le interruzioni, più il deficit produttivo si accumula in modo amplificato. Gli attacchi e i blocchi hanno colpito tutti i livelli della catena:

  • Upstream: produzione di crude, gas, LNG, NGL.
  • Midstream: raffinerie e complessi integrati.
  • Olefins: cracker che producono etilene e propilene.
  • Polimeri: unità di polimerizzazione PE e PP.
  • Logistica: rotte, terminali e trasporti.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del LNG mondiale, è stato “effettivamente chiuso o quasi chiuso” per lunghi periodi (fonte: Resintel, 24/03/2026), provocando uno shock logistico di proporzioni globali.

Polietilene e polipropilene: i polimeri più colpiti

Polietilene (PE)

Secondo il comunicato, i rischi più immediati derivano dai tagli ai cracker a vapore, colpiti da:

  • carenza di nafta in Asia,
  • riduzione di gas e LNG nel Golfo,
  • interruzioni diffuse di feedstock.

Le fermate e i tagli a impianti chiave come LG Chem (Corea), Formosa (Taiwan), Sinochem (Cina), Aster (Singapore) e CSPC (Cina) rappresentano i principali fattori di riduzione dell’offerta di etilene.

Polipropilene (PP)

Per il PP, la pressione è più distribuita. La disponibilità di propilene è sotto stress a causa di:

  • riduzione dei volumi da raffineria,
  • problemi agli FCC,
  • tagli ai cracker integrati,
  • varie dichiarazioni di force majeure nelle regioni del Golfo e dell’Asia.

L’effetto combinato genera una contrazione del mercato del PP, anche senza una lista completa di fermate PDH direttamente legate al conflitto.

Medio Oriente: danni diretti agli impianti strategici

Il comunicato elenca una lunga serie di impianti colpiti, tra cui:

Qatar

  • Danni significativi a Ras Laffan, con due treni LNG e un impianto GTL fuori servizio per anni.
  • Dichiarazioni di force majeure su contratti LNG.
  • Fermata dello stabilimento Pearl GTL di Shell.

UAE

  • Stop al giacimento Shah, problemi al complesso di Habshan e riduzione dell’output petrolifero.
  • Attacchi e blocchi al terminal di Fujairah.
  • Impatti significativi sulla disponibilità di gas e liquidi per la petrolchimica.

Arabia Saudita

  • Attacchi alla raffineria di Yanbu e stop a Ras Tanura (550.000 bpd).
  • Taglio della produzione di 2 milioni bpd.
  • Effetti diretti su naphtha, LPG e feedstock per l’Asia.

Kuwait, Bahrain, Iraq, Iran

  • Raffinerie danneggiate, incendi, blocchi dell’export, tagli produttivi massicci.
  • Colpiti anche gli impianti iraniani di South Pars e Asaluyeh, cardini dell’intera filiera del gas e dei polimeri.

Asia: un effetto domino di fermate e riduzioni

Il blocco delle forniture dal Golfo ha provocato reazioni a catena:

  • Cina: raffinerie e cracker ridotti al 60%; fermo programmato CSPC.
  • Corea: LG Chem e Yeochun NCC in force majeure.
  • Giappone: raffinerie al 69%, tagli di etilene presso Mitsui e Mitsubishi.
  • Taiwan: Formosa al 70%, rischio fermo per carenza di nafta.
  • Southeast Asia: fermate in Singapore, Malaysia, Thailandia, Indonesia.
  • India e Vietnam: difficoltà di approvvigionamento e misure governative emergenziali.

Secondo Resintel, questi tagli simultanei rappresentano un colpo diretto alla disponibilità regionale di etilene e propilene, con aumenti immediati dei prezzi spot.

Logistica in crisi: navi ferme, assicurazioni ritirate

Il comunicato evidenzia che più di una dozzina di navi sono state colpite, gli assicuratori stanno ritirando le coperture war risk e molti porti asiatici stanno affrontando costi bunker in forte aumento.
Cracker e raffinerie potrebbero trovarsi tecnicamente in grado di operare ma impossibilitate a farlo per mancanza di feedstock o di capacità di esportazione.

Il documento Resintel definisce questa crisi come “una piena interruzione dell’intera catena petrolchimica”, non un semplice shock al mercato del greggio. Le confermate interruzioni in Medio Oriente unite ai tagli diffusi in Asia rappresentano il peggior scenario possibile per il mercato globale di PE e PP.

Finché lo Stretto di Hormuz rimarrà parzialmente bloccato e gli impianti del Golfo esposti a nuovi attacchi, il mercato globale dei polimeri rimarrà in una condizione di deficit strutturale e volatilità estrema.