Il Global Plastic Action Partnership (GPAP), piattaforma del World Economic Forum, è entrato nel 2025 segnando una svolta per l’industria della plastica e per le politiche ambientali internazionali. Con la creazione di 25 National Plastic Action Partnerships (NPAPs) attivi in Africa, Asia e America Latina, GPAP diventa oggi la più estesa rete globale dedicata alla lotta all’inquinamento plastico e allo sviluppo di un’economia circolare basata su dati, tecnologia e inclusione sociale.
Questa espansione riguarda oltre 1,5 miliardi di persone e produce effetti diretti sui mercati, sulle supply chain e sulle strategie di investimento delle imprese che operano nel settore delle materie plastiche, dal packaging alla manifattura.
Perché GPAP 2025 è centrale per il futuro dell’industria delle plastiche
Il nuovo report annuale, Unlocking Plastic Action for Inclusion, Resilience and Growth, riassume una serie di evidenze decisive: la necessità di un approccio sistemico, l’importanza della modellazione dei flussi plastici e il ruolo crescente delle comunità locali nella trasformazione delle filiere. GPAP non si limita a redigere linee guida: costruisce roadmap nazionali basate su modelli analitici avanzati e capaci di orientare politiche, investimenti e infrastrutture.
Per le aziende del settore questo significa avere accesso a dati affidabili e a scenari 2040 che anticipano gli effetti combinati di normative, tecnologie di riciclo, sistemi EPR e innovazioni legate ai materiali.
Le roadmap nazionali: numeri, scenari e opportunità per la filiera
Il 2025 ha visto la pubblicazione di sette nuove roadmap, per un totale di undici documenti strategici che disegnano la transizione verso una gestione circolare delle plastiche. Gli impatti attesi sono tangibili:
- Città del Messico punta a triplicare la circolarità dall’attuale 24% a oltre l’80% entro il 2040, riducendo l’80% dei rifiuti mal gestiti e dimezzando i costi di waste management.
- Nigeria può raggiungere il 58% di circolarità e diminuire del 67% l’inquinamento plastico, generando quasi 97.000 nuovi posti di lavoro grazie alla formalizzazione del settore del recupero e alla crescita del riciclo.
- Costa Rica, Panama e Repubblica Dominicana prevedono riduzioni dell’inquinamento tra l’80% e il 90% con benefici economici significativi per governi e imprese.
La logica è chiara: più circolarità significa meno dispersione, ma anche ottimizzazione dei costi, incremento dell’efficienza degli impianti, sviluppo di nuovi mercati e maggiore competitività internazionale.
Africa, Asia e America Latina: tre regioni, un’unica transizione
Le iniziative GPAP sono declinate secondo le specificità regionali.
Africa: infrastrutture e standard tecnici
L’Africa genera 19 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno, con un tasso di mismanaged waste vicino al 90%. Grazie al lavoro congiunto di GPAP e partner regionali è stato sviluppato il primo standard africano per rPET per uso alimentare, fondamentale per favorire investimenti in riciclo avanzato e armonizzare i requisiti normativi.
Asia: innovazione e modelli scalabili
Con il 45% dei rifiuti plastici globali, l’Asia è al centro della strategia. Il caso delle Filippine, dove vengono consumati 163 milioni di sachet flessibili al giorno, mostra la necessità di soluzioni dedicate: è nato infatti il primo gruppo tecnico nazionale sul riciclo dei flessibili, con un forte coinvolgimento delle imprese.
America Latina: circolarità e tutela degli ecosistemi
In Perù, iniziative come il Festival for Circular Plastics hanno coinvolto migliaia di cittadini e stakeholder tecnici, dimostrando come la circolarità possa diventare anche uno strumento di educazione e partecipazione territoriale.
Inclusione sociale: un elemento strutturale della transizione circolare
Il GPAP 2025 riconosce la centralità del fattore umano nella gestione delle plastiche. Attraverso il programma Inclusive Plastic Action Programme, oltre 20.000 persone tra lavoratori informali, comunità vulnerabili e donne imprenditrici hanno beneficiato di formazione, strumenti e supporto operativo.
Le valutazioni GESI (Gender Equity and Social Inclusion), pubblicate in sette Paesi, mostrano come la valorizzazione delle micro-imprese di recupero e dei sistemi di pre-selezione comunitaria possa migliorare la qualità del materiale riciclato e l’efficienza della supply chain.
Plastica e biodiversità: una nuova frontiera per ricerca e industria
Nel 2025 GPAP ha lanciato nove studi nazionali dedicati al legame tra inquinamento plastico e perdita di biodiversità, una dimensione sempre più rilevante per aziende che operano in settori come packaging alimentare, pesca, logistica costiera e consumi di massa.
La Biodiversity Small Funds Initiative ha finanziato 20 progetti, raggiungendo oltre 14.000 persone e testando soluzioni integrano ripristino ambientale, gestione rifiuti e sviluppo economico.
Finanza, tecnologie e industria: gli assi portanti della circolarità
Secondo GPAP, la transizione verso sistemi circolari richiede 150 miliardi di dollari l’anno di investimenti globali. Per rendere questo obiettivo realistico, la piattaforma sta coordinando task force nazionali e regionali con istituti finanziari, governi e imprese allo scopo di definire criteri di investimento condivisi e modelli di blended finance adatti a progetti su larga scala.
Parallelamente cresce la partecipazione dell’industria: più di 300 aziende stanno collaborando ai lavori GPAP, con un interesse crescente per tecnologie digitali, tracciabilità avanzata e sistemi automatizzati di recupero e riciclo.
Cosa aspettarsi nel 2026
Il percorso futuro si concentrerà su tre aree strategiche: rafforzamento dei partenariati nazionali, supporto al Global Plastics Treaty e sviluppo di nuovi “nexus” tecnologici, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale, alla chimica sostenibile e alle catene di approvvigionamento resilienti.
Il GPAP Annual Report 2025 conferma che la gestione della plastica è ormai una delle principali leve strategiche per l’industria globale. Per il settore della trasformazione plastica, ciò significa prepararsi a un contesto in cui norme, investimenti e tecnologie convergono verso modelli ad alto tasso di circolarità, con benefici concreti in termini di competitività, efficienza operativa e apertura di nuovi mercati.

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