Il settore della materie plastiche si conferma capofila nella transizione energetica italiana. Fin dal debutto della misura Energy Release, il comparto è stato tra i più convinti sostenitori del provvedimento, posizionandosi oggi come uno dei settori industriali con il maggior numero di aziende energivore certificate.
Tuttavia, dopo l’entusiasmo iniziale per lo sconto sull’energia e la stabilità dei prezzi, il focus si sta spostando dalle firme sui contratti alla messa a terra dei progetti.
Un’opportunità concreta, ma “rimaneggiata”
In un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, Marco Bergaglio (nella foto), vicepresidente di Federazione Gomma Plastica con delega all’Energia, ha tracciato il bilancio della situazione: «Siamo uno dei settori energivori che aveva caldeggiato la misura fin dall’inizio. Oggi, pur rimaneggiata dal confronto europeo, resta uno strumento valido».
Mentre in queste settimane si perfezionano gli accordi con il GSE e si attende l’asta di febbraio per la capacità residua, il vero nodo resta la restituzione dell’energia: le imprese dovranno infatti restituire il doppio della quota anticipata tramite la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili.
Energy Release, gli ostacoli: dai costi alle aree idonee
Per il settore, composto in gran parte da PMI distribuite su tutto il territorio nazionale, la sfida è duplice. Se da un lato l’autoconsumo è la via maestra, dall’altro molte aziende si scontrano con:
- Scarsità di aree idonee e costi elevati per l’acquisizione di terreni.
- Burocrazia: tempi autorizzativi lunghi e incertezza nella pianificazione territoriale.
- Limiti tecnici: la cosiddetta “saturazione virtuale” della rete che blocca o rallenta i nuovi allacciamenti.
Il ruolo degli aggregatori e l’appello al Governo
Fondamentale è stato finora il ruolo degli aggregatori, che hanno fatto da ponte tra le PMI e il GSE. Tuttavia, le recenti discontinuità contrattuali dovute ai cambi normativi hanno aggiunto ulteriore complessità a un quadro già teso.
La richiesta che arriva dal mondo industriale è chiara: per trasformare l’Energy Release in un vero vantaggio competitivo, non bastano gli incentivi. Serve una pianificazione industriale condivisa tra Governo e Regioni che stabilisca con certezza dove e in che tempi si possa costruire. L’adesione delle imprese è massima, ma senza una semplificazione operativa, il rischio è che gli impianti restino solo sulla carta.

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