Con un nuovo pacchetto di misure, la Commissione europea punta a rafforzare il riciclo delle materie plastiche, superare la frammentazione normativa e sostenere la competitività dell’industria europea in vista del Circular Economy Act 2026.
La Commissione Europea ha presentato, il 23 dicembre 2025, la comunicazione “Accelerating Europe’s transition to a circular economy: a pilot for boosting the circularity of plastics”, un pacchetto di interventi mirati a rafforzare l’economia circolare delle plastiche e a creare le condizioni per un mercato unico europeo dei polimeri riciclati.
L’iniziativa anticipa alcuni contenuti chiave del futuro Circular Economy Act, atteso nel 2026, e nasce dalla consapevolezza che la transizione circolare procede ancora troppo lentamente: nel 2024 solo il 12,2% dei materiali utilizzati nell’UE proviene da riciclo, ben lontano dall’obiettivo del 24% fissato per il 2030.
Un settore strategico sotto pressione
Il settore delle materie plastiche è centrale per numerose filiere industriali – packaging, edilizia, automotive, elettronica, medicale – ma presenta ancora criticità strutturali sul fronte del riciclo. A fronte di una produzione annua di circa 58 milioni di tonnellate di plastica nell’UE, solo la metà viene raccolta e selezionata e appena il 13% viene riciclato in nuovi polimeri.
Negli ultimi due anni, inoltre, il comparto europeo del riciclo della plastica ha dovuto affrontare una fase particolarmente complessa: alti costi energetici, volatilità dei prezzi dei polimeri vergini, domanda debole di plastica riciclata e crescente concorrenza da importazioni a basso costo. Una combinazione di fattori che ha già portato a riduzione dell’utilizzo degli impianti e difficoltà finanziarie per molti operatori.
Dopo una crescita sostenuta tra il 2021 e il 2022, la capacità di riciclo installata nell’UE – pari a 13,2 milioni di tonnellate nel 2023 – è destinata a ridursi di circa un milione di tonnellate entro fine 2025, un dato che preoccupa anche in vista del divieto di esportazione dei rifiuti plastici verso Paesi non OCSE, in vigore dal 2026.
Fine dello status di rifiuto: verso un mercato unico dei riciclati
Uno degli ostacoli principali allo sviluppo del riciclo è la frammentazione normativa tra Stati membri, in particolare per quanto riguarda la cessazione della qualifica di rifiuto (end-of-waste) delle plastiche riciclate.
Per superare questo limite, la Commissione ha avviato un atto di esecuzione ai sensi della Direttiva quadro sui rifiuti, che introdurrà criteri armonizzati a livello UE per le plastiche riciclate meccanicamente. L’obiettivo è consentire ai materiali conformi di circolare liberamente come prodotti, riducendo gli oneri amministrativi per i riciclatori – stimati in circa 120 milioni di euro l’anno – e migliorando la stabilità dell’offerta di riciclato di qualità per i trasformatori.
Riciclo chimico e mass balance: regole chiare per gli investimenti
Un secondo pilastro del pacchetto riguarda il riciclo chimico delle plastiche, finora penalizzato dall’assenza di criteri condivisi per il conteggio del contenuto riciclato.
La Commissione propone per la prima volta regole armonizzate di allocazione del mass balance, inizialmente applicate agli obiettivi della Direttiva SUP per le bottiglie in PET: 25% di contenuto riciclato entro il 2025 e 30% entro il 2030. Le nuove regole riconoscono il ruolo del riciclo chimico come complementare a quello meccanico, fornendo maggiore certezza normativa e favorendo investimenti stimati fino a 8 miliardi di euro nel settore.
Concorrenza sleale e controlli sulle importazioni
Accanto al rafforzamento del mercato interno, il pacchetto affronta il tema della concorrenza leale. Secondo l’industria europea, una parte delle importazioni di polimeri viene commercializzata come “riciclata” pur trattandosi di materiale vergine, sfruttando la domanda generata dagli obblighi normativi UE.
Per contrastare il fenomeno, la Commissione prevede:
- rafforzamento delle attività di monitoraggio delle importazioni;
- possibile avvio di indagini antidumping e antisovvenzioni;
- introduzione di codici doganali specifici per distinguere polimeri vergini e riciclati.
Un ruolo chiave sarà svolto anche dalla revisione del Regolamento (UE) 2022/1616 sui materiali plastici riciclati destinati al contatto alimentare, che introdurrà requisiti documentali più stringenti per i materiali importati e faciliterà i controlli lungo la filiera.
Investimenti e hub di circolarità delle plastiche
La transizione verso un’economia circolare delle plastiche richiede investimenti significativi. Il gap annuo di finanziamenti per l’economia circolare nell’UE è stimato in 82 miliardi di euro, con una quota pubblica ancora limitata.
Per rafforzare la capacità industriale europea, la Commissione lancerà nel 2026 un progetto pilota per hub di circolarità transregionali, integrando politiche industriali, regolazione e strumenti finanziari. Parallelamente, proseguirà la collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e le banche promozionali nazionali, che tra il 2019 e il 2024 hanno già mobilitato oltre 16 miliardi di euro per progetti di economia circolare.
Un banco di prova per il Circular Economy Act
Nel complesso, le misure dedicate alle plastiche rappresentano un test strategico per il futuro Circular Economy Act. L’obiettivo non è solo ambientale, ma anche industriale: rafforzare la competitività europea, ridurre la dipendenza da materie prime fossili importate e creare un vero mercato secondario delle materie plastiche.
Per l’industria della trasformazione e del riciclo, il 2026 si profila come un anno chiave, in cui regolazione, investimenti e tecnologia dovranno convergere per trasformare gli obblighi normativi in opportunità di sviluppo.

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