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Crisi in Medio Oriente: perché il mercato delle materie plastiche è a rischio

L’attuale instabilità geopolitica in Medio Oriente, aggravata dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz, sta generando una forte volatilità nei mercati energetici e chimici globali. Secondo l’ultimo rapporto Coface, leader mondiale nell’assicurazione dei crediti, sebbene l’attenzione sia spesso focalizzata sul prezzo del petrolio, il vero terremoto sta colpendo i “mattoni” fondamentali delle materie plastiche, con il rischio di un profondo riassetto del settore in caso di crisi prolungata.

Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia delle materie plastiche

Il Medio Oriente occupa una posizione critica nella catena del valore petrolchimica, essendo la fonte più competitiva di feedstock chimici. Lo Stretto di Hormuz rappresenta un punto di passaggio vitale: circa l’84% delle esportazioni di polietilene (PE) dei Paesi del GCC transita attraverso questa via marittima.

Un blocco o un rallentamento in quest’area comporta:

  • Interruzioni logistiche rilevanti per i Paesi del Golfo.
  • Carenza di feedstock per i produttori asiatici, che dipendono per il 60-70% dalla nafta e per il 45% dal GPL provenienti dall’area.
  • Pressioni sui costi che colpiscono direttamente i margini dei produttori downstream.

Impatto sui polimeri: polietilene e polipropilene in bilico

Il rapporto Coface evidenzia che i primi segnali di irrigidimento dell’offerta sono già visibili. Le scorte asiatiche di nafta sono ai minimi storici, stimate sufficienti a coprire solo 2-3 settimane di produzione.

In questo scenario, il mercato delle materie plastiche sta già reagendo:

  • Sospensione degli ordini: gli ordini di polietilene e polipropilene sono stati sospesi in diversi mercati.
  • Forza maggiore: importanti produttori come Yeochun NCC in Corea del Sud e PCS a Singapore hanno già dichiarato forza maggiore.
  • Rischio carenze: se il conflitto dovesse protrarsi, potrebbero emergere gravi carenze soprattutto per i prodotti a base di propilene e aromatici in Asia.

Geopolitica della plastica: vincitori e vinti

La crisi analizzata da Coface sta ridisegnando la mappa della competitività industriale:

  • Stati Uniti (i beneficiari): grazie alla produzione di etilene a basso costo basata sull’etano, i produttori USA possono fornire olefine direttamente ai mercati asiatici ottenendo margini superiori.
  • Europa (in difficoltà): l’Unione Europea continua ad affrontare prezzi dell’energia elevati e una crescente dipendenza dalle importazioni statunitensi. La quota USA nelle importazioni europee di etilene è balzata dal 12% del 2016 al 45% nel 2024.
  • India (il possibile outsider): potrebbe emergere come vincitore grazie alla sua posizione geografica e al maggior impiego di greggio russo per soddisfare la domanda interna.
  • Cina (vulnerabile): nonostante la capacità di produzione alternativa (CTO e MTO), la Cina rimane vulnerabile all’aumento dei prezzi del metanolo importato da Iran e GCC.

Conseguenze per i settori industriali

Le materie plastiche (olefine come etilene, propilene e butadiene) sono i blocchi fondamentali per l’industria globale. La volatilità dei prezzi e le difficoltà di approvvigionamento colpiranno duramente i settori a valle:

  • Edilizia e automotive: hanno attualmente una capacità molto limitata di assorbire ulteriori aumenti dei prezzi.
  • Cosmetica: settore che dipende direttamente dalle forniture provenienti dagli hub petrolchimici asiatici.

Secondo lo studio Coface, se le interruzioni dovessero protrarsi oltre un paio di settimane, i prezzi globali continueranno a salire, ridefinendo completamente le dinamiche di mercato del settore chimico e plastico.