Il credito d’imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi in plastica riciclata è uno degli strumenti fiscali con cui l’Italia cerca di sostenere l’economia circolare. La Corte dei conti ne ha analizzato risultati e limiti, evidenziando un impatto concentrato sul packaging e una forte domanda da parte delle imprese, soprattutto PMI.
La Corte dei Conti, con la deliberazione n. 1/2026/G del 29 gennaio 2026, ha analizzato l’attuazione del credito d’imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi in materie plastiche riciclate. Un ambito strategico, considerando che il packaging assorbe la quota maggiore della plastica immessa sul mercato e rappresenta uno dei nodi centrali delle politiche europee di economia circolare.
Credito d’imposta e plastiche riciclate: ambito di applicazione
Il credito d’imposta plastica riciclata è stato introdotto dalla legge di bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145) con l’obiettivo di incentivare le imprese all’acquisto di prodotti finiti e imballaggi realizzati con materiali riciclati o a minore impatto ambientale. Per quanto riguarda le plastiche, la misura è rivolta in particolare a:
- prodotti finiti realizzati con almeno il 30% di plastica proveniente dalla raccolta differenziata degli imballaggi;
- imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili conformi alla norma UNI EN 13432.
Il beneficio fiscale consiste in un credito d’imposta pari al 36% delle spese sostenute, fino a un massimo di 20.000 euro annui per impresa.
Dotazione finanziaria e utilizzo del credito d’imposta per le plastiche
Nella fase iniziale, relativa alle spese sostenute nel biennio 2019-2020, la dotazione finanziaria era limitata a un milione di euro per ciascuna annualità. Successivamente, la legge di bilancio 2023 ha rifinanziato la misura, portando a 5 milioni di euro annui il tetto di spesa complessivo per le edizioni più recenti, a fronte di una domanda in costante crescita.
Secondo i dati riportati dalla Corte dei conti, alla data del 1° ottobre 2025 risultano complessivamente fruiti, tramite compensazione in F24, circa 7,35 milioni di euro di crediti d’imposta. Le domande ammesse relative alle spese 2019-2020 sono state 484, a fronte di 567 istanze presentate.
Spesa agevolata: il peso delle plastiche riciclate e del packaging
Limitando l’analisi alle categorie rilevanti per il settore plastico, emerge che:
- il 34% delle spese rendicontate riguarda prodotti finiti realizzati con plastica riciclata;
- il 56% è riferibile a imballaggi biodegradabili e compostabili, in larga parte riconducibili a soluzioni alternative alle plastiche convenzionali, ma comunque centrali nel dibattito sul packaging;
- la restante quota marginale è legata ad altri materiali, con un utilizzo nullo per gli imballaggi in alluminio.
Il dato conferma che la misura incide soprattutto sul comparto del packaging, coerentemente con il fatto che circa il 44% della plastica prodotta a livello mondiale è destinata agli imballaggi.
Plastica: produzione, consumo e riciclo nel contesto europeo
La Corte dei Conti richiama i dati di PlasticsEurope, secondo cui la produzione mondiale di plastica ha superato i 400 milioni di tonnellate annue, mentre in Europa si attesta intorno ai 50 milioni di tonnellate, con una lieve flessione nel 2023. Nonostante una riduzione dei consumi europei rispetto ai livelli pre-pandemici, il packaging rimane il principale settore di sbocco.
Sul fronte del fine vita, l’Italia mostra performance di riciclo degli imballaggi complessivamente elevate, ma la plastica resta la frazione più critica. Nel 2023 il tasso di riciclo degli imballaggi in plastica si colloca ancora sotto il target europeo del 50% al 2025, pur evidenziando un trend di miglioramento. In questo contesto, strumenti come il credito d’imposta mirano a rafforzare la domanda di materiali plastici riciclati, sostenendo il mercato a valle del riciclo.
Filiere della plastica riciclata e fornitori: criticità territoriali
Un elemento critico evidenziato dalla Corte dei Conti riguarda la struttura dell’offerta. I fornitori di prodotti finiti in plastica riciclata risultano concentrati in poche regioni – in particolare Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Campania – mentre in numerose aree del Paese sono del tutto assenti.
Questa concentrazione limita la diffusione dei prodotti agevolabili e incide sui costi logistici, riducendo l’efficacia complessiva dell’incentivo. La Corte segnala come una maggiore capillarità degli operatori e un rafforzamento degli investimenti a monte della filiera potrebbero migliorare le performance complessive del sistema.
Crediti d’imposta e plastica riciclata: strumento di indirizzo più che sistemico
Secondo le conclusioni della Corte dei Conti, il credito d’imposta plastica riciclata e per l’acquisto di imballaggi compostabili non è, allo stato attuale, in grado di determinare un impatto sistemico sulla produzione nazionale di plastica. La dotazione finanziaria rimane infatti contenuta rispetto alle dimensioni del mercato.
Tuttavia, la misura svolge una funzione di indirizzo e di sensibilizzazione, soprattutto nei confronti delle micro e piccole imprese, che rappresentano la maggioranza dei beneficiari. L’elevato numero di domande presentate nelle edizioni più recenti, a fronte di risorse insufficienti a coprirle integralmente, indica un interesse crescente da parte del tessuto produttivo.
Per il comparto delle materie plastiche, il credito d’imposta si conferma quindi come uno strumento utile ma non risolutivo, che potrebbe esprimere un potenziale maggiore se inserito in una strategia più ampia di sostegno alla domanda di plastica riciclata e allo sviluppo industriale delle filiere del riciclo.

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