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Confindustria: cancellare la Plastic Tax

L’introduzione della Plastic Tax, insieme alla troppa burocrazia, può compromettere la competitività dell’industria italiana delle materie plastiche, senza alcun vantaggio per l’ambiente in termini di sostenibilità. Da qui la richiesta di Confindustria della soppressione dell’imposta.

“Il comparto delle materie plastiche è sotto attacco. Il contesto legislativo è complesso”, ha dichiarato Mario Ceribelli, presidente di Plastics Europe Italia, con delega per l’economia circolare in Federchimica, durante l’assemblea del Gruppo merceologico Gomma e Materie Plastiche dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, “A luglio in Italia entrerà in vigore la Plastic Tax, una tassa di 0,45 euro al chilo per i manufatti Macsi (con singolo impiego, destinati al confezionamento dei materiali). Più che una tassa si tratta di un’accisa sulla plastica per imballaggi. Tra i limiti e gli ostacoli a svantaggio delle imprese, c’è una complessità applicativa difficilmente sormontabile”.

“Aumenteranno gli squilibri competitivi a livello europeo”, ha proseguito Ceribelli, “la tassa italiana sulla plastica, nella modalità in cui è stata proposta, presenta semplicemente un connotato punitivo nei confronti della plastica, mentre meglio sarebbe stato impostare una politica basata su strumenti premianti per introdurre, ad esempio, meccanismi a sostegno della plastica da riciclo”.

Inoltre, è in vista l’introduzione di un’ulteriore tassa: ossia la Plastics Levy, tassa europea che dovrebbe essere applicata sulla quantità di plastica che ogni Paese membro non sarà in grado di riciclare, con un costo per i singoli Stati di 0,80 euro al kg. Anche in questo caso, denuncia Confindustria il prezzo da pagare per il Sistema-Paese potrebbe essere molto alto: per l’Italia il rischio è di trovarsi a dover sostenere una spesa di 2,4 miliardi di euro all’anno.

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