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Articoli materie plastiche, produzione in calo a febbraio

La produzione italiana di articoli in gomma e materie plastiche apre il 2026 con un nuovo segno negativo, distinguendosi come uno dei comparti più deboli della manifattura. Lo indicano i dati diffusi dall’Istat relativi a febbraio, che fotografano una contrazione sia su base mensile sia annuale per il settore CG, in controtendenza rispetto al moderato miglioramento registrato dall’indice generale della produzione industriale.

Materie plastiche: performance negativa nei confronti del mercato

Nel dettaglio, la produzione del settore plastico segna un calo dello 0,6% rispetto a gennaio, a fronte del leggero incremento +0,1% dell’industria nel complesso. Su base annua, il divario risulta ancora più marcato: -0,8% per la plastica contro il +0,5% dell’indice generale.

Il comparto mostra così una dinamica strutturalmente inferiore alla media industriale e conferma una fase di rallentamento già visibile nei mesi precedenti.

Il contesto dei beni intermedi pesa sul settore

La plastica rientra nel gruppo dei beni intermedi, dove il quadro complessivo resta debole: +0,2% la variazione congiunturale e appena +0,1% quella tendenziale. Anche all’interno di questa categoria, però, il settore CG si posiziona nella fascia bassa della distribuzione, penalizzato soprattutto dalla forte contrazione dei prodotti chimici, pari al -6,8%, uno dei valori peggiori dell’intero perimetro manifatturiero.

L’indebolimento della filiera chimica incide direttamente sul costo e sulla disponibilità delle materie prime per la produzione plastica.

Segnali di stabilità nel trimestre, ma troppo deboli per un’inversione di tendenza

Nel trimestre dicembre–febbraio, il settore plastico registra un lieve +0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, una variazione positiva ma insufficiente per modificare un quadro congiunturale complessivamente fiacco. L’industria nel suo insieme, nello stesso periodo, si muove in territorio negativo a -0,4%, ma beneficia di una miglior dinamica nei settori ad alta tecnologia e nei beni strumentali.

Divergenza crescente con i settori trainanti della manifattura

Il rallentamento delle materie plastiche risulta ancora più evidente se confrontato con le migliori performance della manifattura: la fabbricazione di mezzi di trasporto mette a segno un +10%, l’elettronica cresce del 7,8% e i macchinari del 5,2%.

Si amplia quindi la distanza tra i comparti più innovativi della produzione italiana e le filiere energivore e altamente dipendenti dalle materie prime, tra cui rientra la plastica.

Uno scenario condizionato dai costi energetici e dalla domanda debole

La combinazione tra:

  • costi energetici ancora volatili,
  • debolezza della domanda nei beni intermedi,
  • contrazione della chimica,
  • effetti ritardati del ciclo industriale europeo,

continua a limitare la capacità del settore di tornare su un sentiero di crescita stabile.

Febbraio 2026 conferma per la produzione di materie plastiche un andamento inferiore non solo alla media industriale, ma anche ai già deboli livelli dei beni intermedi. Mentre l’industria italiana mostra primi segnali di recupero, la filiera plastica rimane in una fase di stagnazione, aggravata dalla scarsa vitalità dei settori upstream e da una domanda ancora incerta.