
La VDMA, associazione che rappresenta 3.600 costruttori europei di macchinari e impianti, ha inviato una lettera aperta a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, per esprimere “profonda preoccupazione” riguardo all’espansione dei dazi statunitensi sulle macchine industriali.
Il presidente di VDMA, Bertram Kawlath, contesta la valutazione positiva con cui Bruxelles ha accolto l’intesa commerciale raggiunta con l’amministrazione Trump a fine luglio, che aveva introdotto un dazio “reciproco” del 15% sulle importazioni. Se inizialmente la misura era stata vista con “cauto ottimismo” perché almeno garantiva prevedibilità agli esportatori, la situazione è rapidamente peggiorata.
Il 18 agosto, infatti, Washington ha imposto nuove tariffe nell’ambito della Sezione 232, colpendo direttamente il cuore del settore dei macchinari. Sono stati aggiunti circa 150 nuovi codici doganali per i prodotti in acciaio (tra cui motori, pompe, presse a iniezione, robot industriali, macchine per la movimentazione, mezzi agricoli e da costruzione, cuscinetti) e 15 per i prodotti in alluminio.
Secondo VDMA, circa il 30% delle esportazioni europee di macchinari verso gli Stati Uniti è ora soggetto a dazi fino al 50% sul contenuto metallico dei prodotti, con l’aggravante di nuovi e onerosi obblighi burocratici: i produttori devono fornire prove sull’origine dell’acciaio e dell’alluminio, nonché sulla composizione dei materiali acquistati attraverso reti complesse di fornitori.
Il rischio, sottolinea l’associazione, è che interi comparti dell’industria europea precipitino verso “una crisi esistenziale”. Kawlath chiede pertanto alla Commissione di agire con urgenza per ottenere l’esclusione delle macchine e degli impianti industriali dall’elenco dei beni soggetti a dazi, così come avvenuto per altri settori – auto, semiconduttori, farmaceutica e legno – dove è stato concordato un tetto massimo del 15%.
La lettera critica anche l’ipotesi di una tariff-rate quota (TRQ) per acciaio e alluminio, giudicata inefficace perché lascerebbe comunque i produttori europei gravati dall’onere di calcolare e dimostrare il contenuto metallico di macchine composte da centinaia di parti.
“Serve una soluzione immediata che riporti stabilità e prevedibilità per l’industria europea delle macchine – conclude VDMA – prima che i danni diventino irreversibili”.
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