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02 novembre 2017

Il PET? E' un'arte!

Veronika Richterova è un’artista ceca che utilizza le bottiglie in PET con creare opere d’arte. Tagliando e saldando vengono create figure di animali, piante e oggetti della vita quotidiana. L’artista partecipa a vari progetti internazionali. In fase di progetto, l’apertura di un museo della PET-art a Praga.



Il PET, materiale polimerico tra i più diffusi con cui si producono imballaggi e altri articoli, ha un’insospettabile vena artistica. O almeno così la pensa Veronika Richterova, artista della Repubblica Ceca che con le bottiglie in PET, prese dopo l’uso direttamente dai cassonetti della raccolta differenziata, realizza le sue opere ispirate alla natura e alla vita quotidiana (piante, animali, lampadari ecc.). La sua tecnica consiste in operazioni di taglio, sagomatura e saldatura. Il suo entusiasmo, iniziato con un esperimento, è tale che, così dice, da non riuscire più a smettere.
Richterova ha anche dato vita a una collezione che riunisce oltre 3.500 bottiglie in PET provenienti da tutto il mondo. Il Museo della PET-art dovrebbe aprire nella primavera del 2019 nei pressi dell’aeroporto di Praga.

Potrebbe descriverci il significato di PET-art e il percorso artistico che ha intrapreso?
Il termine PET-art è una mia invenzione di 13 anni fa per identificare le mie sculture e oggetti ricavati da bottiglie di PET usate. Come scultrice amo sperimentare con vari materiali, soprattutto quelli di scarto. Uno dei momenti più felici della mia vita è stato quando mi sono resa conto che le bottiglie di PET potevano assumere nuove forme riscaldandole, ed essere utili alle mie opere in plastica. In breve tempo quello che inizialmente era un esperimento divertente si è trasformato in un lavoro a lungo termine serio e di concentrazione, e in pratica ho smesso di utilizzare i materiali precedenti (acciaio, bronzo, legno). Da allora, partendo dalle bottiglie ho creato centinaia di oggetti e ho fatto una quarantina di esposizioni in diversi paesi del mondo. Partecipo anche a vari progetti internazionali (in questo periodo ad esempio per Eden Unearthed nei Giardini botanici di Sydney). Realizzo anche presentazioni e preparo workshop creativi per il pubblico. In questi giorni sto lavorando su un mio libro che ha come tema i cactus di PET.

Da dove scaturisce questo amore per le bottiglie di PET? 
Per me rappresentano una fonte di ispirazione inesauribile, mi piace giocare con i loro colori brillanti e distorcerne la forma. Sono entusiasta quando scopro nuovi prodotti nel cassonetto della plastica. Inoltre è un materiale molto pratico: incredibilmente solido, resistente e flessibile. Le mie opere sono a volte voluminose ma facili da trasportare grazie al loro minimo peso. Sono totalmente libera di realizzare le mie idee, non ho bisogno dell’aiuto di artigiani specialisti o di sofisticati equipaggiamenti. Passo dopo passo mi sto avvicinando all’obiettivo di diventare un’artista itinerante perché ovunque c’è plastica a sufficienza. 

Ha mai trovato difficoltà, o incontrato scetticismo, nel proporre l’arte con questo tipo di linguaggio?
Naturalmente di tanto in tanto incontro qualcuno che considera queste mie opere non sufficientemente elevate, tuttavia la maggior parte delle reazioni sono assai positive, come testimoniano i tanti fan che ho. Sono riuscita ad avvicinare anche quelli che non avevano avuto alcuna esperienza di arte. Le mie opere possono essere attraenti perché tutti riconoscono in esse un oggetto familiare. Inoltre sono sempre più numerose le persone che si interessano alle questioni ambientali.   

Quali tecniche utilizza per tagliare e modellare le bottiglie?
Uso metodi molto semplici e i miei strumenti sono veramente di base. Uso coltello, forbici, aria calda e ferro per saldature. La cosa più importante è sapere come riscaldare i vari tipi di bottiglie, dal momento che ciascuno reagisce in maniera leggermente diversa e il mio lavoro, anche dopo 13 anni di attività quotidiana, è sempre pieno di sorprese. Ne sono entusiasta, ed è per questo motivo che non riesco a smettere.

Qual è la fonte di ispirazione delle sue opere?
Attingo molto dalla natura e anche dalle mie varie esperienze quotidiane. Le idee mi arrivano inaspettatamente e senza sforzo, spesso prima di coricarmi o appena sveglia, oppure mentre nuoto. Una forte fonte di ispirazione sono i cassonetti gialli della raccolta della plastica nella mia città: quando li apro e li vedo pieni di bottiglie vuote inizio immediatamente a pensare che cosa potrei fare con esse.

Da dove è venuta l’idea di un museo delle bottiglie di PET? Qual è il suo obiettivo? 
Nel 2007 mi resi conto che molte delle tipologie di bottiglie utilizzate nelle mie opere scomparivano improvvisamente. Ho deciso quindi di iniziare a collezionarle allo scopo di conservarle come un campionario per le generazioni future. Insieme con mio marito portiamo bottiglie dall’estero, e i nostri amici ce le mandano dai vari luoghi esotici che visitano. Attualmente la nostra collezione comprende circa 3.500 pezzi da 115 paesi. 
Oltre a questa collezione e ai molti oggetti della PET-art il museo si impegna nella “upcyclation” creativa, ovverosia spiega i processi di produzione e riciclo delle bottiglie e descrive i problemi globali determinati dall’inquinamento da plastica. L’obiettivo è quello di intrattenere, illuminare e incoraggiare tutti alla creatività. Lo stiamo allestendo insieme a un piccolo gruppo di artisti, proprietari di immobili e rappresentanti del comune. Ad oggi il problema principale è come reperire i finanziamenti dal momento che gli enti ufficialmente preposti alla cultura non dimostrano di comprendere molto il nostro progetto, che rappresenta un qualcosa di insolito per loro, quindi dipendiamo da finanziatori privati. Il museo dovrebbe aprire nella primavera del 2019 nei pressi dell’aeroporto di Praga.

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