ECONOMIA – Articoli

13 giugno 2017

Greenchemicals, ritardanti di fiamma 

Greenchemicals propone al mercato formulazioni innovative di additivi per diverse materie prime plastiche, studiate per numerose applicazioni dei clienti. Le richieste sono sempre più esigenti e, grazie alle competenze chimiche del reparto R&D e a un servizio “su misura”, il fatturato cresce. 



In Greenchemicals la ricerca non si ferma mai. L’azienda monzese, specializzata nella produzione di additivi per materie plastiche con proprietà antifiamma, antiossidanti per svariate applicazioni, in lunghi anni di attività si è affermata come un riconosciuto punto di riferimento nel panorama italiano del settore, con una graduale ma costante espansione anche nel resto d’Europa. Da un lato perché ha dimostrato sul campo di fornire un prodotto di qualità e un servizio di assistenza tecnica e customer care in grado di soddisfare anche le più esigenti richieste dei clienti compoundatori. Dall’altro lato, proprio perché i laboratori del reparto R&D riescono sempre a proporre formulazioni innovative.
Una scelta strategica precisa ma anche una necessità: sia per assecondare e possibilmente anticipare i mutati quadri di mercato sia per rispettare la filosofia aziendale che - come dichiara il nome stesso - mira anzitutto a ridurre il più possibile l’impatto ambientale e salvaguardare la salute, eliminando o riducendo i contenuti di bromurati e antimonio triossido, nel pieno rispetto inoltre di normative sempre più stringenti al riguardo di cui bisogna obbligatoriamente tenere conto.
Grazie a una profonda conoscenza dei meccanismi chimici, il reparto R&D è in grado di ottimizzare formulazioni con proprietà antifiamma o stabilizzanti per numerosi polimeri, considerando ogni aspetto: oltre all’impatto ambientale, le proprietà meccaniche e il rapporto costi/efficienza. Fondamentale importanza ha la forma fisica delle materie prime, che spaziano da quelle più “tradizionali” e conosciute a quelle di più recente introduzione. Per questo Greenchemicals può proporre i suoi prodotti con diverse opzioni: compatto, estruso a freddo, masterbatch, dispersione liquida e miscela liquida.
Insomma, la carne al fuoco non manca e per avere maggiori dettagli e anticipazioni ci siamo rivolti alla general manager di Greenchemicals, Micaela Lorenzi, che spiega: “Il grande progetto su cui stiamo lavorando oggi riguarda la sostituzione degli alogeni nei ritardanti fiamma per applicazioni basate principalmente su polimeri ingegneristici.  Vediamo il tutto realizzabile a breve utilizzando composti a base fosforo - che sono tanti e di diversa natura - ricorrendo a quello che noi chiamiamo il fosforo leggero, ossia con un basso stato di ossidazione, che lavora facilmente in fase gas. È molto difficile da dosare, quindi servono sistemi meccanici idonei a usarlo in forma diversa da quella liquida e differenti dagli altri sistemi soliti. Stiamo anche cercando di legare la molecola al polimero di supporto per limitarne la migrazione aumentandone la stabilità termica e la dispersione, perché un altro problema del fosforo è che non è compatibile con la maggior parte dei sistemi polimerici in uso. Stiamo quindi studiando un filone di masterbatch reattivi, ossia un processo durante il quale l’additivo si lega al polimero: le applicazioni ci sono, abbiamo già qualche risultato, come nel PET, che, grazie alla sua versatilità, permette una sperimentazione più ampia che nelle poliammidi e delle poliolefine. Quindi creare masterbatch reattivi con il PET  apre le porte a tutti quei tecnopolimeri a cui il PET è affine, come per esempio poliammidi e PTT. Inoltre è possibile costruire i masterbatch con altri sistemi utilizzando substrati particolari e riteniamo che questo possa aprire la strada ad un nuovo modo di additivare”.
Come accennato, il passaggio dagli alogeni al fosforo è dettato da ostilità verso i composti bromurati per problemi sia ambientali sia di salute, tanto che ogni anno qualche molecola a base bromo viene inserita in “liste nere”, seppure con diverse sensibilità anche a livello normativo a seconda dei vari Paesi: “Per esempio”, fa notare la general manager, “in Cina e negli Usa non rappresentano nessun problema, mentre in Europa sono i Paesi nordici a dire un no assoluto: preferiscono avere sistemi antincendio potenziati piuttosto che sistemi bromurati. Germania, Austria e Svizzera sono sensibili e quindi in quest’area i compoundatori - perlopiù orientati verso l’automotive e in subordine verso l’edilizia e altri settori - chiedono garanzie ma senza eccessi. In Italia, come sempre, non c’è fretta finché il mercato non è in grado di sostenere gli investimenti necessari con una richiesta di massa, dato che i costi per l’adeguamento degli impianti non sono indifferenti. Da noi è ancora l’edilizia, in forte crisi, a dominare, ma iniziano ad acquisire importanza anche l’automotive e settori come il packaging e il monouso”.

Ridurre l’impatto ambientale
L’obiettivo di Greenchemicals, ribadisce Lorenzi, è ridurre al minimo l’impatto ambientale delle formulazioni antifiamma o sostituendo bromo e antimonio triossido  o riducendo il più possibile la quantità di dosaggio, sfruttando metodi sinergici come la tecnologia con il fosforo “che ci sembra la migliore. Spesso viaggio in Cina alla ricerca di nuove molecole. Come detto ci sono problemi di forma fisica, dosaggio, bassa stabilità termica, dispersione che stiamo cercando di risolvere utilizzando sistemi di dosaggio alternativi oppure legando ii bromo al polimero per stabilizzarlo e disperderlo. Un altro grosso lavoro in programma dopo l’estrusione reattiva è trovare i sinergici del fosforo, che ancora stiamo studiando, non avendo alle spalle una storia come il bromo”.
I tempi di sviluppo sono piuttosto lunghi, ovviamente: “Anzitutto devi avere le macchine adatte e poi il grosso problema è riuscire a fare le prove: ne basterebbe qualcuna riuscita col cliente per farlo investire in tecnologia, ma senza è complicato… persino gli impianti pilota costano. Ecco perché abbiamo preso accordi con costruttori di macchine, anche per altre formulazioni eccezionali liquide che stiamo studiando, sempre da dosare. Sulla carta è tutto ottimo ma poi i clienti devono essere attrezzati, per cui ci servono prototipi di impianto. Ora per fortuna abbiamo un nostro stabilimento produttivo che è quello in Veneto della Seta Polymers, con cui abbiamo stretto una partnership: un’avventura imprenditoriale intrapresa insieme a Union Extrusion. Lì faremo masterbatch antifiamma e biopolimeri per imballaggio, con l’obiettivo immediatamente successivo di dedicarci a settori più nobili, come il packaging per la cosmetica o prodotti monouso che sembrano il trend per i biopolimeri: cancelleria, catering, bicchierini eccetera. Andremo quindi verso polimeri con tecnologie conosciute, con richiesta di mercato.  Le linee sono state appena installate o sono in costruzione e c’è un nostro laboratorio applicativo interno per dare risposte anche alle richieste apparentemente più assurde. Potremmo pensare noi di attrezzarci per dimostrare i vantaggi al cliente, ma il mercato per ora non ha sufficiente richiesta, mentre in Germania l’approccio è diverso: c’è una certa diffidenza ma non si guarda troppo ai costi”.
Questo il futuro di Greenchemicals. E per quanto riguarda il presente? “Continuiamo a vendere ritardanti, soprattutto bromurati secondo le richieste del mercato, e siamo cresciuti tantissimo, quasi del 30% nell’ultimo anno. Pian piano stiamo cercando di imporci come punto di riferimento riconosciuto anche in Europa, tanto che abbiamo aperto un ufficio commerciale in Germania. Raggiungeremo un fatturato 2017 di quasi 20 milioni di euro, di cui solo il 35% attribuibile all’Italia e il restante 65% derivante dall’estero. Purtroppo la crisi dell’edilizia, che qui è ancora il settore predominante,  ha pesantemente condizionato il mercato nazionale, con fatturati dimezzati e molte realtà aziendali sparite negli ultimi cinque anni, per cui abbiamo dovuto cercarci i clienti altrove, dove c’è ancora una buona richiesta di pannelli in espanso. Oggi comunque la vera protagonista del nostro settore è la concentrazione in atto, che vede una razionalizzazione degli attori, sempre più grandi, competitivi ed esigenti. Per fortuna tra questi figura ancora qualche grande cliente italiano. Gli accorpamenti sono inevitabili e per questo, a maggior ragione, sono indispensabili le partnership, unendo nel nostro caso le forze tra chi può far valere una visione impiantistica e chi invece può mettere a disposizione della clientela una visione chimica all’avanguardia”.

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