ECONOMIA – Articoli

31 maggio 2017

Le nuove Vie della Seta

L’edizione 2017 di Chinaplas, che si è svolta a Guangzhou nello scorso maggio, è stata l’occasione per riflettere sul ruolo della Cina nei mercati internazionali e sul suo rapporto con l’Italia e l’Europa. I piani economici e politici combaciano nel disegnare il gigante asiatico come protagonista commerciale e tecnologico.



di Paolo Spinelli

Non ricordavo, dopo soltanto due anni, l’altissimo tasso di umidità di Guangzhou ma l’uscita dall’aeroporto è ancora un trauma. Si viene investiti e come inghiottiti da una massa calda e umida, piena di vapore e di odori, che avvolge il tuo corpo e lo ingloba nell’ambiente circostante. 
Antica e Nuova Via della Seta dunque, sulle orme di Marco Polo, personaggio mai così attuale, a patto che ci si metta nella prospettiva corretta. Nel Medioevo era la Cina il Paese più avanzato, capace di attirare le personalità più vivaci e intraprendenti del tempo, soprattutto in campo commerciale. “Il Milione” è più un trattato di economia e di marketing che un diario di viaggio.
I salti del wi-fi dell’hotel, lontani dall’essere momenti di difficoltà, permettono di concentrare l’attenzione sulla realtà che ci circonda e di approfondire la complessità di un mondo che, pur unito da una comunicazione sempre più veloce e pervasiva, resta ancora profondamente differenziato nelle sue parti.
L’edizione 2017 di Chinaplas, che si svolge nella limacciosa Guangzhou, così diversa dalla più scopertamente internazionale Shangai degli anni pari, è popolata da una galassia di temi guida: l’automazione (Industry 4.0 & Smart Factory), la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica, il design e la progettazione, il medicale e la salute. 
Sono gli argomenti di un Paese che cambia, e che vuole cambiare ancora. È soprattutto la crescita dei consumi, e la formazione di una classe media in grado di sostenerli nel lungo periodo, il cuore del Piano Quinquennale a cui il presidente Xi Jinping ha dato il via nel 2016 e che durerà fino al 2020. Insieme a ciò, un cambiamento delle modalità di sviluppo dell’industria: dalla quantità si passa alla qualità, dalla fabbrica del mondo alla specializzazione. Molta strada resta da fare e da percorrere con cautela, visto che il gigante cinese, come un grosso Tir lanciato ad alta velocità, non tollera le sterzate troppo brusche e repentine, che rischierebbero di far perdere il pieno controllo politico del Paese, prima preoccupazione di chi a Pechino detiene il potere. 
Una scelta di lungo periodo che mostra, ancora una volta, la continuità della tradizione confuciana con la capacità di pensare e di immaginare un domani non immediato, mentre l’Occidente, in politica ma non solo, brucia nel presente il suo protagonismo internazionale. 

Da Deng ad oggi
Con il ricordo di Deng Xiaoping, vero demiurgo della Cina turbo-capitalista contemporanea, Stanley Chu, presidente di Adsale, la società organizzatrice di Chinaplas, inizia la sua presentazione alla stampa dell’edizione 2017 della fiera. Apertura agli investimenti, con poche restrizioni, bassi costi, nessuna attenzione per l’ambiente: questo il volto della Cina a partire dagli anni ‘80 fino a quella attuale. La Cina come fabbrica per il mondo, per utilizzare una metafora particolarmente efficace. 
Dopo 35 anni questa logica è costretta a cambiare: i costi stanno continuamente aumentando (quello del lavoro, per esempio, ma anche quello dell’energia) e le ricadute sull’ambiente stanno diventando via via sempre più pericolose a causa del forte inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo: l’aria delle città cinesi è irrespirabile.
Il cambio di paradigma deciso dal 13° Piano Quinquennale descrive un sensibile aumento dei consumi interni e prevede un tasso di crescita annuo del PIL, sotto stretto controllo politico, compreso fra il 6 e il 6,5% per i prossimi cinque anni. 
La crescita del settore delle materie plastiche è superiore a quella del PIL e quindi gli obiettivi sono davvero molto ambiziosi. Attualmente il consumo pro capite di materie plastiche in Cina è di 40 chilogrammi: il traguardo è arrivare a 55 entro il 2025. Per fare un confronto, un abitante degli Stati Uniti consuma 162 chilogrammi di plastica all’anno. Il tasso di crescita previsto è molto elevato, ma non irrealistico, se si tiene conto del contesto economico in cui si sviluppa.

Non solo Cina
Dietro lo sviluppo dell’industria delle materie plastiche cinesi e della fiera Chinaplas c’è la crescita di tutta l’Asia. In Cina le aziende di livello tecnologico più basso si stanno spostando verso i Paesi dell’Asia che hanno costi più bassi: Vietnam, Bangladesh, Cambogia ed altri. Molti operatori di questi paesi vengono al Chinaplas per acquistare le macchine e le attrezzature che occorrono.
Nel Piano Quinquennale è incluso il Piano Nazionale di Crescita Scientifica e Tecnologica. La domanda di alta tecnologia in Cina è destinata ad aumentare: è quindi prevedibile un maggiore spazio per i fornitori italiani ed europei, ma non sono da escludere acquisizioni di aziende occidentali da parte di gruppi cinesi.

L’Impero di Mezzo
Zhonghuò, Impero di Mezzo, mi spiega Alice, una collega di Taiwan, quando le chiedo come si dice Cina in cinese. Impero “in mezzo”, che significa anche “al centro”. Ogni popolo si sente al centro del mondo, ma il sentirsi al centro dei cinesi di oggi ha qualcosa di originale: poca volontà “imperiale” e invece molta volontà (o necessità) di apertura verso il mondo. Il planisfero cinese è molto eloquente a questo proposito: la Cina è raffigurata al centro, con l’Europa a sinistra e le Americhe a destra. 
Questione di punti di vista: l’Europa è fatta da Paesi piccoli, vicini gli uni agli altri. È vero che ci siamo combattuti per secoli, ma è altrettanto vero che ci siamo anche conosciuti. La nostra percezione dello “straniero”, dell’“altro” è diversa. Vista dalla Cina, l’Europa appare come indispensabile agli europei, l’unico interlocutore in grado di essere credibile, grazie alle dimensioni continentali, di fronte al gigante asiatico.

One Belt, One Road
Il progetto “One Belt, One Road”, altrimenti detto “Nuova Via della Seta”, si focalizza sulle infrastrutture indispensabili per lo sviluppo del commercio estero cinese e del suo collegamento con l’Europa. Lo sviluppo di queste infrastrutture aumenterà la richiesta di materie plastiche per l’edilizia, i trasporti, l’elettronica ed altro ancora. E questo non solo in Cina, dove il governo ha anche creato uno specifico istituto finanziario, l’Aiib (Asian Infrastructure Investiment Bank) a cui partecipa anche l’Italia.
Nel contesto attuale, la Cina non può che essere aperta e liberista nel commercio. Un dato basta a descrivere questa necessità: la Cina ha il 20% della popolazione mondiale e il 7% della superficie agricola coltivabile. La Cina ha bisogno del mondo. Molto meno hanno bisogno del mondo, per esempio, gli Stati Uniti che hanno all’interno del loro territorio gran parte delle risorse di cui necessitano, un fatto che li rende quasi autosufficienti. 
Infine, per la cronaca, Google in Cina continua a non funzionare. La Nuova Via della Seta non passa da lì.

 

Nuova sede nel 2018

L’edizione 2018 di Chinaplas si trasferirà in una nuova sede, il National Exhibition and Congress Center (NECC) nel distretto di Hongqiao, Shanghai. La manifestazione si svolgerà dal 24 al 27 aprile.
Crescendo di volta in volta con l'industria cinese delle materie plastiche, Chinaplas ha continuato ad espandersi negli ultimi anni, da 180 mila mq di area espositiva totale e 2.400 espositori nel 2011 a circa 250 mila mq e 3.300 espositori nel 2017.
"Abbiamo davvero esaurito lo spazio dello Shanghai New International Exposition Center (SNIEC)", ha dichiarato Ada Leung, direttore generale di Adsale. "La valutazione del passaggio alla NECC è iniziata all'inizio del 2016, e considerando lo sviluppo a lungo termine della fiera, abbiamo preso la decisione nel quarto trimestre", ha spiegato.
Lo SNIEC è stato un’ottima sede per Chinaplas ma tutti i padiglioni coperti sono stati completamente occupati in tutte le edizioni dal 2012. Sono state costruite sempre più tende all'aperto e suite espositive per soddisfare la domanda di spazio, una soluzione non proprio ottimale per espositori e visitatori, soprattutto quando arriva la pioggia, ha ammesso Leung.
Aperto nel 2015, il NECC offre 400 mila mq di spazio espositivo interno e 100 mila mq di aree espositive all'aperto. Nonostante una capacità molto più grande, Leung ha dichiarato che l'espansione di Chinaplas 2018 sarà effettuata in modo programmato e controllato. Lo spazio espositivo mirato è di 300 mila mq.
“Trasferirsi in una nuova sede richiede tanti dettagli di pianificazione. Questo è particolarmente vero per Chinaplas, a causa delle sue dimensioni e della sua elevata complessità tecnica ", ha sottolineato Leung.