ECONOMIA – Articoli

18 aprile 2017

Plastiche per l’industria della difesa

Il settore della difesa, nonostante la contrazione dei budget di molti stati, continua ad essere un importante consumatore di materie plastiche, soprattutto di quelle ad elevato contento tecnologico. Nei prossimi anni è comunque prevedibile un incremento della domanda mondiale dell’ordine del 3,7% medio annuo.



di Giuseppe Tamburini

Il consumo mondiale di materie plastiche per il settore della difesa ha raggiunto nel 2016 il volume di 164.000 tonnellate. Si precisa che il dato si riferisce al solo settore aerospaziale – difesa, comprese forze dell’ordine e anti-terrorismo, esclusa l’aeronautica civile. Alcuni tipici esempi di componentistica in plastica per il settore in oggetto sono:

  • giubbotti antiproiettile per l’esercito e forze di polizia;
  • caschi da combattimento;
  • tute speciali per il disinnesco di bombe;
  • componenti di elicotteri militari;
  • radome;
  • profili alari;
  • trasmettitori e ricevitori satellitari;
  • componenti di armi da fuoco;
  • componenti per balistica e missilistica;
  • componentistica per veicoli di trasporto militare;
  • eccetera.

Nell’arco degli ultimi undici anni i consumi mondiali hanno registrato un incremento moderato: a partire dal 2015 si è registrato un leggero recupero dopo il calo verificatosi tra il 2011 e il 2014 (vedi figura 1), calo dovuto ad una progressiva contrazione del budget per spese militari, che aveva impattato negativamente i ricavi delle società operanti nel settore difesa: tra il 2011 e il 2015 i ricavi dei primi nove gruppi mondiali della difesa erano calati mediamente del 2%. La riduzione del budget per spese militari è stata particolarmente evidente in Nord America ed Europa, solo in parte compensata da incrementi, a volte anche sostanziosi, in diversi paesi “emergenti”.

Gli Usa tornano a spendere?
Il Nord America rappresenta il mercato di dimensioni maggiori, con gli USA al primissimo posto con una quota del 39% sui consumi mondiali di polimeri per il settore difesa (vedi tabella 1).
Dopo un trend di crescita tra il 4 e il 5% medio annuo nel primo decennio 2000, tra il 2011 e il 2015 gli investimenti in spese militari negli USA erano calati di circa il 18%, dopo il picco del 2010, in seguito al ritiro della maggior parte delle truppe dall’Afghanistan e l’impatto del BCA (Budget Control Act) del 2011. A seguito di tale calo negli investimenti, i consumi attuali di materie plastiche per l’industria della difesa in USA sono ancora inferiori di circa il 3% rispetto a dieci anni fa. 
In America Latina il mercato di gran lunga di maggiori dimensioni è quello brasiliano, che assorbe circa il 37% della domanda totale di polimeri per industria della difesa in quest’area geografica: seguono il mercato messicano in seconda posizione, quello cileno, argentino e venezuelano, che insieme incidono per un altro 33% circa. In generale le spese militari nell’area latino – americana sono aumentate considerevolmente nell’arco degli ultimi 10 – 11 anni. I consumi di materie plastiche, comunque, hanno risentito solo in misura limitata del positivo trend degli investimenti bellici, in considerazione di due fattori:

  • innanzitutto un’inadeguata competitività delle industrie locali degli armamenti nel contesto internazionale, con qualche eccezione per l’industria brasiliana, che resta la più importante in tutta l’area latinoamericana, e che negli ultimi 10 – 11 anni ha investito notevolmente nell’aggiornamento tecnologico;
  • in secondo luogo, in quasi tutti i paesi latinoamericani l’industria della trasformazione di materie plastiche è ancora altamente frammentata, e, pertanto, in buona parte ancora inadeguata a soddisfare una domanda di prodotti high tech per il settore difesa che vengono in buona parte (anche se non completamente) importati.

Inoltre si aggiunga che negli ultimi due anni i budget per investimenti militari hanno subito una contrazione, particolarmente marcata in Brasile e Venezuela, solo in parte compensati da incrementi nei paesi minori, quali Colombia, Guyana, Paraguay, Uruguay e Perù.

Europa, investimenti in calo
In Europa Occidentale i mercati di maggiori dimensioni per consumi di materie plastiche per la difesa sono Regno Unito, Francia e Germania. Nell’arco dell’ultimo decennio le spese per la difesa sono diminuite di circa il 12% in termini reali in Europa Occidentale globalmente considerata; a seguito del calo degli investimenti nel settore, attualmente i consumi di materie plastiche per la difesa in quest’area geografica sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto a dieci anni fa.
Nell’Europa dell’Est il mercato maggiore per consumi di materie plastiche per industria militare è quello polacco, con una quota prossima al 50%, seguito da quello della Repubblica Ceca e della Romania: insieme i tre paesi assorbono oltre il 70% della domanda totale di polimeri per questo settore di impiego. Globalmente comunque anche nell’Est Europa attualmente i consumi di materie plastiche per il settore difesa sono inferiori di qualche punto percentuale rispetto a dieci anni fa, con cali particolarmente marcati in Slovenia, Ungheria, Bulgaria e Croazia. Dal 2015 però si è registrata un’inversione di tendenza, con un incremento in spese militari dovute soprattutto alla minaccia delle confinanti Russia e Ucraina. Nel 2015 la Polonia ha aumentato gli investimenti in difesa del 22%, con un ulteriore incremento del 53% nel 2016, in linea con il piano decennale che prevede un investimento globale di circa 40 miliardi di dollari in questo settore. La Romania, sempre nel 2015, ha aumentato le spese militari di circa l’11% sul 2014, con l’intento dichiarato di aumentare il proprio impegno in investimenti per la difesa nazionale dall’attuale 1,4% del proprio PIL al 2% nel 2017, target stabilito in base agli accordi Nato. Altrettanto consistenti gli investimenti in Slovacchia: + 18% nel 2015 sul 2014 con ulteriore incremento pianificato per il 2016.

CSI, aumentano le spese per la difesa
Diversamente dall’Est Europa, nell’area CSI i consumi di polimeri per industria bellica sono nettamente superiori (di circa il 90%) rispetto a dieci anni fa. 
In Russia, di gran lunga il primo mercato in quest’area geografica, tra il 2004 e il 2014 l’aumento del consumo di polimeri per il settore difesa è stato di circa il 105%; solo a partire dal 2015 si è registrata una leggera inversione di tendenza. Nonostante la crisi economica che attanaglia il paese e il calo del prezzo del greggio, una delle fonti più importanti di reddito del paese, anche nel 2015 l’industria bellica russa molto potente e in fase di riconversione, concentrata in prevalenza intorno a Mosca, San Pietroburgo, Saratov e Novosibirsk, ha registrato incrementi del fatturato di circa il 7%, pur con investimenti nel settore inferiori di circa il 3% rispetto al budget di inizio anno; comunque il taglio del budget del Dipartimento Difesa è stato ben inferiore rispetto alla decurtazione del budget di altri Dipartimenti, spesso dell’ordine del 10%. E ancora nel 2016 il settore bellico in Russia ha registrato un ulteriore incremento del 6 – 7% rispetto al 2015. L’industria bellica locale, oltre a produrre per i propri fabbisogni interni, punta a rafforzare i legami con altri paesi. A questo proposito a fine 2016 il Governo Russo ha annunciato una serie di impegni in campo militare con società estere, tra cui di rilievo l’accordo con l’India che prevede forniture a questo paese di batterie di missili anti – aerei S-400, già acquistati dalla Cina, oltre alla produzione di più di 200 elicotteri Ka – 226T nonché di quattro fregate stealth per la marina indiana, il tutto in joint – venture con società indiane.
Oltre a ciò va ricordato che l’industria russa di trasformazione delle materie plastiche, che consta di circa 2.300 converter, sta vivendo una fase di forte modernizzazione, con incremento delle capacità di produzione tramite il rinnovo dei macchinari e l’introduzione di tecnologie avanzate, generalmente di importazione dai paesi occidentali, a sostituzione di un parco macchine obsoleto.
La situazione è differente in Ucraina: nonostante attualmente le spese per il settore difesa siano decisamente superiori (di circa un 60 – 63%) rispetto a dieci anni fa, con un incremento anche negli ultimissimi anni, grazie a continue revisioni al rialzo del budget in investimenti militari, l’industria della trasformazione delle materie plastiche non ha potuto approfittare di questi incrementi: la produzione nazionale di materie plastiche e manufatti in plastica, specie quelli a tecnologia più avanzata quali quelli richiesti dall’industria bellica, è in tendenziale calo da anni, compensata da un incremento delle importazioni. 
Infine nei paesi minori dell’area CSI in generale l’industria militare, se pure con trend differenti, ha registrato trend di crescita decisamente positivi nell’arco degli ultimi dieci anni, a cui però non è corrisposto un analogo incremento dei consumi di polimeri, in quanto tali paesi dipendono in gran parte dalle importazioni (in particolare da Russia e Asia) per quanto riguarda gli armamenti.

Moderato sviluppo dell’India
Più moderato il trend di crescita in India, sia per una crescita inferiore degli investimenti bellici da parte del Governo Indiano, sia in relazione ad una certa carenza tecnologica dell’industria indiana della trasformazione di materie plastiche per impieghi high tech.
Anche negli altri paesi asiatici il trend dei consumi di polimeri negli ultimi anni è stato generalmente inferiore a quello cinese, soprattutto per una minor crescita degli investimenti in industria bellica. Nell’ultimo biennio 2015 – 2016 però gli investimenti nel settore hanno registrato una vera e propria impennata in Indonesia, Filippine e Vietnam, da porre in relazione prevalentemente alle crescenti tensioni con la Cina, vista da molti paesi dell’area limitrofa come una potenziale minaccia, nonostante le rassicurazioni in proposito del Governo Cinese Ma, mentre l’aumento dei relativi consumi di polimeri è stato all’incirca proporzionale all’aumento degli investimenti in Indonesia, non altrettanto si è verificato in Vietnam e Filippine, dove la domanda locale di manufatti in plastica per settori high – tech quale quello della difesa deve ancora in gran parte dipendere dalle importazioni data la carenza di un adeguato know – how dell’industria locale. Sostanzialmente stagnante sul lungo periodo il qualificato mercato giapponese, con leggeri segnali di ripresa nell’ultimo biennio, da porre in relazione ad un’analoga ripresa degli investimenti nell’industria bellica nazionale, in relazione ai crescenti timori di minaccia da parte di Cina e Nord Corea.

Africa e Medio Oriente, mercati in crescita
Nell’area afro – medio-orientale il mercato di maggiori dimensioni è quello dei Paesi Arabi del Golfo, con l’Arabia Saudita al primo posto (vedi tabella 3): un altro mercato di rilievo, con utilizzo di materiali altamente avanzati, è quello israeliano; il mercato turco ha consumi di polimeri di una certa entità, ma è un mercato alimentato anche da fenomeni di difficile identificazione (terrorismo): un progetto ufficiale è il Progetto promosso dal Governo Turco National Main Battle Tank e attuato dalla società turca Otokar, per la realizzazione di una delle più avanzate piattaforme da combattimento.
In generale tutta l’area africana, in particolare il Nord Africa, ha registrato incrementi dei consumi di polimeri per l’industria della difesa nell’ultimo decennio, ma si tratta per lo più di mercati di dimensioni limitate. Mercati di una certa entità sono quello sudafricano e quello algerino. 
Il mercato sudafricano è altamente qualificato e utilizza materiali compositi avanzati e polimeri specialty per la produzione di sofisticate attrezzature per la difesa, quali veicoli altamente resistenti alle mine, moderne armi telecomandate, componenti aerospaziali, telecomunicazioni militari ed elicotteri da attacco.
L’industria algerina della difesa produce una gamma limitata di attrezzature, essenzialmente per il puro equipaggiamento dell’esercito: tale materiale viene prodotto da società locali, spesso su accordi di licenza da parte di società estere, in particolare società russe e cinesi. Oltre ad importare attrezzature per la difesa da società europee, ultimamente l’Algeria sta puntando a sviluppare un proprio know – how tecnologico più avanzato, tramite l’avvio di nuovi siti produttivi di materiale per la difesa in collaborazione con società occidentali: ne sono un esempio la società Rheinmetall – Algerie (joint – venture tra le tedesche Rheinmetall e Ferrostar), che fa parte di una strategia di sviluppo militare industriale, con base ad Ain Smara per la produzione di veicoli corazzati, ed il recente accordo del Ministero Algerino della Difesa e il Gruppo Italiano Leonardo per la produzione di elicotteri leggeri e medi per impieghi di controllo e sorveglianza, oltre che per il trasporto e l’evacuazione medica, con stabilimento ad Ain Armat nella provincia di Setif. 

Tipologia di polimeri utilizzati 
I materiali a base polimerica / compositi avanzati utilizzati nell’industria della difesa sono caratterizzati da:

  • opportuna combinazione di flessibilità per reggere a urti o vibrazioni, e rigidità per poter sopportare carichi anche pesanti;
  • maggior leggerezza rispetto ai materiali metallici, anche i più leggeri quali l’alluminio;
  • garanzia di aerodinamica dei velivoli;
  • caratteristiche dielettriche, particolarmente apprezzate per esempio nella produzione di radom, struttura usata per proteggere le antenne da condizioni metereologiche avverse in presenza di vento, pioggia, sabbia, ghiaccio, raggi UV, ecc.

Sono disponibili commercialmente migliaia di formulazioni diverse, generalmente studiate e realizzate in base all’applicazione specifica; comunque le tipologie di materiali utilizzati sono essenzialmente:

  • materiali compositi avanzati, a base di fibre di vetro o di carbonio;
  • fibre aramidiche (Kevlar) a base di poliammidi aromatiche, caratterizzate da elevata resistenza meccanica e alla trazione (a parità di peso sono 5 volte più resistenti dell’acciaio), elevata resistenza all’impatto (superiore a quella delle fibre al carbonio), nonché da elevata resistenza al calore e alla fiamma;
  • polimeri specialty, quali PTFE o polifenilene; 
  • supercompositi: es. filamenti per stampa 3D in PEEK e PPSU rinforzati con fibre e nano tubi di carbonio per la realizzazione di articoli tecnici per la difesa;
  • matrici a base di resine epossidiche come impregnante o adesivo strutturale per applicazioni particolarmente esigenti;
  • resine a base di bis-melammide modificata (BMI) per radome;
  • innovative resine benzossazine, che abbinano un’eccellente rigidità con resistenza alle alte temperature, oltre a prolungata resistenza all’umidità e ad agenti chimici e corrosivi;
  • resine nano – epossidiche utilizzate come adesivi strutturali per alluminio, plastica, materiali compositi, acciaio, vetro eccetera resistenti al fuoco, con eccellenti proprietà meccaniche, alla temperatura e all’invecchiamento.

I materiali utilizzati nell’industria della difesa devono rispondere alle Normative che disciplinano il settore militare, quali:

  • MIL – STD 810G, test stabilito dal Comando Test di Sviluppo degli USA, specificamente progettato per testare equipaggiamenti militari, ed oggi utilizzato per un’ampia gamma di prodotti, sia militari sia civili (es. computer);
  • UNI CEI EN ISO / IEC 17021: la Norma di riferimento è la Nato AQAP 2110 (Nato Quality Assurance Requirements for Design, Development and Production), considerata un approfondimento della ISO 9001 e rivolta alle imprese per la stipula di contratti di fornitura di attrezzature per la difesa con organizzazioni Nato o altre organizzazioni governative.

Evoluzioni del mercato
Il recupero iniziato nel 2015 è stato interpretato come un segnale di inizio di un’inversione di tendenza sul fronte della sicurezza interna in USA ed Europa. Si prevede pertanto che, dopo anni di sostanziale stagnazione / contrazione delle spesi militari a livello globale, nei prossimi anni l’industria mondiale della difesa segnerà un trend di crescita positivo e continuativo, in base ad una serie di considerazioni:

  • le minacce derivanti dal terrorismo internazionale non potranno che determinare un aumento delle spese militari;
  • il notevole rafforzamento, già registrato, del dollaro USA sull’Euro e, in generale, anche sulle altre valute, non può che favorire un settore in cui si commercia in dollari;
  • la stessa UE sta elaborando rapporti su nuove modalità da adottare per rafforzare le operazioni Csdp (acronimo inglese di politica di sicurezza e difesa comune). A livello finanziario la prospettiva è di migliorare la spesa nazionale per ogni singolo paese. Attualmente circa l’80% delle spese militari di un paese europeo sono a carico della singola nazione; in futuro sono previsti sostegni finanziari da parte della UE. Nel novembre 2016 la Commissione Europea ha proposto un Piano che prevede un Fondo per la Difesa ed altre iniziative al fine di rendere più efficiente la spesa dei vari Stati Membri per una difesa comune, per aumentare la sicurezza dei cittadini e porre le basi per un’industria europea della difesa competitiva e al tempo stesso innovativa. In particolare il Piano prevede:
  • l’istituzione di un fondo europeo per la difesa a sostegno di investimenti in Ricerca & Sviluppo. Il fondo comprenderà due finestre:
  • una per la ricerca, destinata a finanziare la ricerca in tecnologie innovative (automazione e robotica, nuovi materiali, software eccetera);
  • una per la capacità, intesa come strumento finanziario per consentire agli Stati Membri di acquistare insieme tecnologie ed attrezzature per ridurre i costi di acquisto. In base a stime ancora preliminari tale finestra dovrebbe sbloccare circa 5 miliardi Euro / anno;
  • la promozione degli investimenti nelle piccole – medie industrie (PMI), nelle start up e in altre categorie di società fornitrici di attrezzature per la difesa.

Attualmente i fondi strutturali e di investimento europei e la stessa BEI (Banca Europea per gli Investimenti) già offrono un sostegno finanziario alle società; la Commissione Europea con questa iniziativa tende a facilitare l’accesso delle aziende della difesa a tali finanziamenti;

  • il rafforzamento del mercato unico europeo per la difesa: la Commissione coadiuverà gli Stati Membri nell’ottenere le offerte più vantaggiose negli appalti per la difesa;
  • anche negli USA la nuova Amministrazione Trump ha promesso un sostanziale rafforzamento degli arsenali e delle forze armate americane, proponendo anzitutto la cancellazione della cosiddetta sequestration (limiti automatici antidebito sul budget della difesa introdotti nel 2013). Il progetto prevede un aumento del numero di soldati attivi nell’esercito, dei battaglioni di marines, delle navi e sottomarini, un sistema missilistico d’avanguardia e un piano di cyber security che abbia anche caratteristiche offensive. 

L’aumento dei budget militari non potrà ovviamente che avere riflessi positivi su tutta la filiera della componentistica per questo settore, quindi anche tutta la componentistica in materiali compositi avanzati a base polimerica e polimeri speciali.
Globalmente è prevedibile un incremento della domanda mondiale di materie plastiche per l’industria militare e della difesa dell’ordine del 3,7% medio annuo nell’arco dei prossimi anni, non dissimile da quello registrato tra il 2005 e il 2011 prima dell’inizio del periodo di contrazione, per arrivare ad un consumo globale di 190.000 tonnellate nel 2020.
Gli incrementi superiori alla media saranno ancora comunque concentrati in:

  • Cina (vedi tabella 4) il cui budget per spese militari nell’arco del decennio 2010 – 2020 ha un target di aumento di circa il 90%;
  • India, che punta a essere tra i “top five defence spenders” a livello mondiale: una limitazione ai consumi di polimeri potrebbe essere rappresentata da un ancora inadeguato know – how tecnologico dei converter locali, che è comunque in evoluzione;
  • Russia, anch’essa favorita da politiche governative orientate al potenziamento della macchina per la difesa.

Cina, il consumo raddoppia

Nell’arco degli ultimi dieci anni il consumo cinese di polimeri per l’industria della difesa è più che raddoppiato, favorito sia da un continuo aumento delle spese militari, anche se negli ultimi due – tre anni si sono registrati tassi di crescita inferiori rispetto al periodo 2010 – 2014, sia da un progressivo ampliamento della capacità nazionale di produzione di manufatti in plastica per il settore in oggetto da parte dei numerosi converter locali. Nel marzo 2011 la sessione annuale del Parlamento Cinese aveva annunciato per quell’anno un budget per l’ammodernamento della sua macchina bellica di circa 90 miliardi di dollari ( al cambio di allora circa 600 miliardi Yuan) in crescita di circa il 14% rispetto al budget dell’anno precedente, anno in cui, per la prima volta dopo un decennio di crescita a due cifre, il budget per la difesa era stato aumentato solo del 7%. Negli ultimi due anni la crisi globale che ha ridotto anche la crescita economica del gigante asiatico, ha nuovamente ridotto il budget per spese militari a un + 5 – 6% medio annuo.

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